Luis Campos è uno dei più importanti dirigenti del calcio mondiale. Insieme a Luis Enrique ha costruito il Paris Saint-Germain che ha dominato le ultime stagioni, vincendo le ultime due Champions League, dopo che aveva già creato il super Monaco di Mbappè, Bernardo Silva e Falcao, una squadra spettacolare capace di raggiungere un’icredibile semifinale di Champions League, oltre che di sottrarre il titolo francese al PSG degli sceicchi .Ma dietro ai suoi risultati non ci sono soltanto intuito e competenza: c’è un metodo di lavoro quasi maniacale, che lo stesso Campos ha raccontato durante il programma Primeira Pessoa, in onda sull’emittente portoghese RTP.
Uno degli aspetti più curiosi riguarda il lavoro della sua rete di osservatori. Campos, infatti, invia spesso due scout alla stessa partita senza che l’uno sappia della presenza dell’altro: «Sì, a volte mando due osservatori alla stessa partita senza che sappiano di seguire lo stesso incontro. Mi piace confrontare le informazioni, non permetto loro di condividerle, così da evitare che si “contaminino” a vicenda. Voglio che le valutazioni siano il più possibile sincere e autentiche. Io li chiamo i miei “super scout”. Anche nella scelta degli osservatori faccio scouting: cerco persone speciali».
Ma il dirigente del PSG non delega tutto ai suoi collaboratori. Anzi, quando ritiene necessario osservare personalmente un giocatore, è disposto a ricorrere a qualsiasi espediente pur di non farsi riconoscere.«Mi chiamano il lupo solitario perché devo proteggere molte informazioni, oltre che le mie idee. A volte devo passare completamente inosservato, persino travestirmi, per poter scegliere i giocatori e gli allenatori giusti. Oggi il mio volto è conosciuto in tutto il mondo. Per assistere alle partite indosso spesso abiti scuri, berretti e una volta ho persino messo dei baffi finti. Non mi preoccupa essere riconosciuto dai giornalisti, ma dai giocatori che sto osservando. Non parlo mai con loro, né con i loro agenti. Quando voglio restare anonimo compro regolarmente il biglietto e mi accomodo in un settore qualsiasi dello stadio, invece che in tribuna d’onore. Solo così posso osservare davvero il comportamento del giocatore».
Per Campos, però, il talento tecnico è solo una parte dell’equazione. Prima di investire su un calciatore vuole comprenderne anche il profilo umano e psicologico, arrivando a metterlo alla prova in situazioni della vita quotidiana: «Passare una settimana a mangiare insieme oppure andare a fare shopping con lui», ha raccontato il dirigente, «mi aiuta a capire il suo profilo psicologico e se possa creare problemi all’interno dello spogliatoio. In un caso, di cui non faccio il nome tutti mi dicevano: “Luis, non diventerà mai un grande giocatore perché non sa gestire il denaro”. Così ho organizzato un incontro in un bar all’interno di un centro commerciale pieno di negozi di lusso. Gli ho proposto di fare una passeggiata mentre parlavamo. È entrato nel primo negozio, poi nel secondo, nel terzo e ha speso moltissimi soldi».
Anche un semplice pranzo può trasformarsi in un test. «Quando incontro un giocatore al ristorante gli presento il progetto del club e il ruolo che immaginiamo per lui. In un momento così importante dovrebbe essere completamente concentrato. A volte, però, dopo cinque o sei minuti lo vedo appoggiare la testa sulle braccia o distrarsi. In quel momento capisco che potrebbe avere problemi di concentrazione e mancare di qualità fondamentali per il calcio moderno». Un metodo rigoroso, quasi ossessivo, che ha contribuito a costruire la reputazione di Campos come uno dei dirigenti più influenti del calcio europeo. E, a quanto pare, anche i prossimi obiettivi di mercato del PSG sono avvisati.