Sta arrivando la prima squadra NBA di Londra, e per fondarla serviranno più di un miliardo di dollari

Sono le cifre ordinarie dell'operazione più contestata del basket moderno, ma che in una realtà cestisticamente "vergine" come la capitale inglese potrebbe avere la sua ragion d'essere.
di Redazione Undici 03 Agosto 2026 alle 18:38

Prepararsi a una manovra gigantesca, che coinvolgerà pezzi grossi del cricket e del basket americano: a Londra, verso la creazione di NBA Europe, è prossima a vedere la luce una squadra che sarà un colosso continentale sin dalla sua prima partita. E per far capire a tutti che i nuovi investitori fanno sul serio, basi pensare che dietro l’operazione, come racconta The Athletic, ci sarebbe perfino Nikesh Akora: un miliardario del settore IT americano, già alla guida del consorzio di imprenditori che aveva portato all’acquisto del 49% delle quote del club di cricket London Spirit soltanto un anno fa. Cambia lo sport, ma non la sostanza. E Akora è pronto a comandare un’altra cordata di paperoni pronti a far breccia nella pallacanestro europea.

Per una realtà come Londra, si tratta di un salto di specie dalle enormi potenzialità commerciali – e senza particolari maltrattamenti dello status quo, tra storia e tradizione, come purtroppo stiamo assistendo in Italia: le principali figure di riferimento cestistico nella capitale sono i London Lions, rifondati appena nel 2012. Negli ultimi anni, seguendo il percorso di crescita del basket inglese – sia in termini di audience, con le partite di NBA sulle rive del Tamigi ormai appuntamento fisso, sia di risultati – i Lions sono arrivati fino alle semifinale di Eurocup. Insomma, competitività di tutto rispetto. Destinata però a venire spazzata via dalla nuova realtà: dietro l’operazione targata Akora, ci vorrà più di un miliardo di dollari. Cioè dieci volte il valore complessivo della franchigia attuale.

Sono cifre che ormai non dovrebbero più sorprendere, perché l’impatto sportivo e finanziario del progetto NBA Europe ha dimensioni semplicemente fuori scala rispetto agli standard europei. Le offerte finali per le franchigie che prenderanno parte alla competizione superano tutte il mezzo miliardo di euro. E in alcuni casi, come a Londra, vanno ben oltre. L’obiettivo dei dirigenti americani è avviare il grande esperimento nella seconda metà del 2027, lanciando così la stagione inaugurale della competizione fra 16 squadre partecipanti. E attualmente è caccia grossa al biglietto per salire a bordo.

Si spiega così l’impennata di nuove realtà cestistiche fagocitanti, come i due progetti artificiali prepotentemente spuntati a Roma – spoiler: che entrambe le nuove realtà facciano parte delle magnifiche 16 è altamente improbabile, dunque una delle due avrà vita breve. La lista è folta. Il Fondo sovrano dell’Arabia Saudita (PIF), già attivissimo nel mondo dello sport, è pronto a un’altra offerta per il lancio di un club a Londra. L’alter ego del Qatar, che già detiene il PSG, vorrebbe fare lo stesso a Parigi – con analoghe preoccupazioni per la preesistente Paris Basketball, al centro di un’ascesa continentale ancora più importante rispetto ai Lions. Stessa musica a Milano – il brand Olimpia comunque non rischia – dove RedBird Capital vorrebbe espandersi dalla proprietà del Milan a una seconda creatura dentro NBA Europe.

Oltre 120 cordate di investitori hanno manifestato il loro interesse durante il primo round di offerte, secondo i dirigenti americani. Offerte che, come detto, non sono mai state inferiori ai 500 milioni di euro. Come spiegano dall’NBA, “il livello di interesse finanziario attorno al modello che abbiamo proposto è enorme e riflette tutto il potenziale inespresso del mercato europeo”. Siamo soltanto all’inizio, e sta già cambiando il basket per come lo conosciamo.

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