Il campionato indiano di cricket è una vera e propria macchina da soldi, e infatti adesso i fondi di investimento di tutto il mondo vogliono puntarci

La valutazione di una singola franchigia supera ormai il miliardo di dollari: merito soprattutto del pubblico femminile e dei sempre più ricchi diritti televisivi
di Redazione Undici 07 Agosto 2026 alle 13:08

Fosse una gara allo sport che fattura di più in relazione al bacino d’utenza, quasi non ci sarebbe concorrenza. Proprio in questi giorni in cui l’opinione pubblica si interroga sul futuro del calcio mondiale, sempre più controllato dai soldi – vedi la querelle FIFA-UEFA sulla vendita del mondiale – c’è una disciplina che, per l’indotto che genera, sta destando l’attenzione dei più importanti fondi d’investimento. Si tratta del cricket, considerato forse uno sport minore per numero di partecipanti, ma non di certo per la quantità di denaro che muove.

Secondo un’analisi del quotidiano economico inglese Economist, a poco meno di vent’anni dalla sua nascita, la Indian Premier League non è più soltanto il campionato di cricket più seguito al mondo, ma anche uno degli asset sportivi più ambiti dagli investitori internazionali. Se nel 2008, anno del debutto della competizione, le franchigie cittadine erano finite soprattutto nelle mani delle grandi celebrità indiane, stelle di Bollywood e magnati disposti a spendere cifre enormi per assicurarsi un simbolo di prestigio, oggi la partita si gioca sempre più tra i grandi fondi d’investimento globali.

La presenza di attori e imprenditori di primo piano ha contribuito fin dall’inizio al successo della lega, trasformandola in un fenomeno mediatico senza precedenti. Stimare con precisione il pubblico è complesso, ma le partite vengono seguite regolarmente da un numero di spettatori compreso tra i 400 e i 900 milioni, confermando la IPL come uno dei prodotti sportivi più popolari del pianeta. Facile si dirà, con il miliardo di persone che risiede nel Paese, eppure le cifre sono da capogiro. A marzo un consorzio composto da Blackstone, colosso americano del private equity, e Bolt Ventures, la società d’investimento guidata da David Blitzer, proprietario di quote in numerose franchigie sportive negli Stati Uniti e in altri Paesi, ha acquisito i Royal Challengers Bengaluru con una valutazione di 1,8 miliardi di dollari. Secondo Reuters, anche il fondo sovrano di Singapore Temasek sarebbe alla ricerca di una squadra da acquistare, mentre KKR, altro gigante statunitense del private equity, avrebbe manifestato il proprio interesse. Già nel 2021 il fondo europeo CVC Capital Partners aveva finanziato la nascita dei Gujarat Titans, salvo poi cedere lo scorso anno due terzi della partecipazione a un conglomerato indiano realizzando una consistente plusvalenza.

L’attrattiva economica della IPL è evidente. Il Board of Control for Cricket in India (BCCI), l’ente che organizza il campionato, aveva incassato appena 724 milioni di dollari dall’asta originaria delle franchigie. Oggi, secondo le stime della banca d’investimento Houlihan Lokey, il valore complessivo della lega supera i 20 miliardi di dollari, sostenuto dalla crescita dei consumi e del mercato interno indiano. Gran parte dei ricavi deriva dai diritti televisivi e di streaming. Le emittenti sono disposte a investire cifre elevate per trasmettere incontri che durano circa tre ore e mezza, una durata relativamente contenuta per gli standard del cricket. In un panorama mediatico sempre più frammentato, la IPL rappresenta uno dei pochi eventi capaci di garantire un’enorme platea in diretta, rendendo gli spazi pubblicitari particolarmente redditizi. Un altro elemento distintivo è la composizione del pubblico: quasi la metà degli spettatori è composta da donne, un dato insolito per una grande competizione sportiva e che trasforma le partite in un appuntamento seguito dall’intera famiglia.

Anche il modello economico contribuisce alla redditività. Le squadre sono soltanto dieci, negoziano collettivamente i diritti televisivi e un eventuale ampliamento della lega sarà limitato. Inoltre non esiste il rischio della retrocessione e gli stipendi dei giocatori sono soggetti a un tetto salariale, evitando l’esplosione dei costi che caratterizza campionati come la Premier League inglese. Gli stadi, infine, vengono messi a disposizione dai governi statali e dallo stesso BCCI. In un Paese dove le opportunità di acquistare grandi società sportive sono ancora limitate, possedere una franchigia della IPL è diventato un simbolo di prestigio sempre più raro. E con l’arrivo dei grandi fondi internazionali, la concorrenza per aggiudicarsi uno di questi gioielli del cricket è destinata ad aumentare ulteriormente.

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