C’è una nuova stella nel golf femminile. Si chiama Anna Huang, è nata a Vancouver 17 anni fa, e alla sua età ha già vinto quello che chiunque sognerebbe in una carriera intera. L’ultima affermazione? Il PIF London, un importante torneo internazionale con in palio un montepremi da 2 milioni di dollari. La giovane canadese se l’è aggiudicato al termine di una splendida battaglia fino all’ultima buca, superando la britannica Charley Hull – e il tifo del pubblico di casa, inevitabilmente schierato per l’avversaria. “Non riesco ancora a credere a quello che ho realizzato”, ha dichiarato Huang con il trofeo in mano. “Sto vivendo un sogno. Davvero”.
L’aspetto che più di tutti colpisce gli addetti ai lavori, oltre al talento precoce, è la gestione dei momenti di pressione all’interno di una partita con la disinvoltura di una veterana. Mentalità ferrea, colpi vincenti all’occasione giusta. Così Huang si è aggiudicata il suo quarto titolo in meno di un anno, diventando in questo modo la più giovane di sempre a raggiungere questo traguardo all’interno del circuito LET – il Ladies European Tour, che negli ultimi tempi ha investito parecchio per portare in auge il golf femminile a livello globale. In questa fase storica, Huang si presenta allora come il volto dell’avvenire. Semplice, sorridente, molto alla mano. Capace di coinvolgere un gran numero di giovani appassionate ad avvicinarsi a uno sport ancora dominato numericamente dagli uomini – i tre quarti dei praticanti in tutto il mondo.
C’è poi un altro aspetto che spinge Huang verso nuovi orizzonti prestazionali e commerciali: le sue origini cinesi. In questi ultimi mesi la golfista si è esibita per la prima volta anche a Mission Hills – vicino a Shenzhen, uno dei tracciati più in del Paese – e ha definito l’esperienza “unica e davvero eccitante”. Più in generale Huang sembra essere consapevole del potenziale rappresentato anche dalla propria identità multiculturale: in Cina il golf sta registrando una forte espansione a trecentosessanta gradi, con un giro d’affari da circa 700 milioni di dollari e un tasso di crescita del 7-8% all’anno. Per la disciplina non è stato sempre facile affermarsi a queste latitudini, ma le cose stanno cambiando in fretta anche per l’ingente corredo di investimenti che accompagna i grandi tornei. Se finora non c’è stato alcun testimonial di richiamo globale, Huang potrebbe essere l’enfant prodige al momento giusto. E la sua avventura è soltanto all’inizio.