Il PSG ha preso Zion Suzuki perché può diventare un grande portiere, ma anche per consolidare la crescita del suo brand in Asia

Nessuno sta investendo come i parigini in Cina e Giappone: oltre un estremo difensore affidabile, faceva comodo un testimonial molto mediatico.
di Redazione Undici 12 Agosto 2026 alle 23:57

Alla fine il blitz parigino è andato a buon fine. Zion Suzuki sarà un nuovo giocatore del PSG, al Parma andranno circa 35 milioni di euro mentre la Juventus – pure interessata al portiere giapponese – potrebbe riceverlo in prestito annuale dai francesi, ma su questo seguiranno aggiornamenti nei prossimi giorni. Quel che è certo è che i campioni d’Europa si assicurano un talento promettente in un ruolo mai semplice da coprire. Anche ai Mondiali, Suzuki si è dimostrato affidabile e notevolmente reattivo fra i pali. Tra l’altro è ancora molto giovane: 24 anni da compiere, qualche infortunio alle spalle che ne ha rallentato la crescita ma un futuro assolutamente nelle sue mani – o nei suoi guantoni. Senza contare poi il fattore extra campo.

Perché Suzuki in patria è già una celebrità. Bravo, popolare sui social – quasi 700mila follower soltanto su Instagram – e con quell’aura da melting pot globale che affascina tifosi e addetti ai lavori: è nato a Newark, negli Stati Uniti, da padre americano di origine ghanese e da madre giapponese, per poi crescere calcisticamente negli Urawa Red Diamonds di Saitama e affermarsi da professionista in Europa. Insomma, un profilo molto particolare. Che in tutta l’Asia risulta subito riconoscibile. Anche per questo il PSG ha deciso di puntare forte su di lui: la porta della squadra di Luis Enrique è importante, la crescita commerciale del club in Estremo oriente lo è quasi altrettanto – per certe dinamiche di calciomercato, s’intende.

Fatto sta che il PSG, già ben radicato tra Arabia, Qatar e dintorni per ovvie ragioni, sta investendo tantissimo nel resto del continente. A Shanghai, pochi mesi fa, il club parigino ha lanciato la sua maison d’esibizione dove tra le altre cose è transitato anche il trofeo della Champions League riconquistato di fresco. Ormai il PSG conta 7,6 milioni di follower sulle principali piattaforme cinesi e una ventina di fan club su tutto il territorio. Esserci, ed essere pionieri, ha sempre un significato importante in termini di marketing: “La Cina è probabilmente il nostro mercato più importante”, hanno spiegato i dirigenti francesi, senza mezzi termini. “Siamo tra i primi top club al mondo ad aver aperto degli uffici societari in Cina. Porteremo a crescere il calcio anche qui”. Anche a Hong Kong, sempre nello stesso periodo, i paragini hanno aperto da poco la loro prima boutique ufficiale. Un crocevia internazionale che ora mette in mostra anche gli articoli sportivi di Barcola e Dembélé.

Lo stesso succede nel Giappone di Suzuki, dove il PSG ha annunciato il lancio di un’academy dedicata con un grande impatto sul territorio: circa cinque centri di allenamento spalmate fra due regioni. L’obiettivo dichiarato è esportare standard e metodologia di lavoro per coltivare nuovi talenti in un Paese già in forte fermento calcistico. Si tratta di un progetto di grande ambizione, nel complesso, in una realtà che rispetto ad altre in giro per il mondo – dall’Africa subsahariana al Sud America – è ancora sottorappresentata da club europei in cerca di estendere il loro raggio d’azione. Soprattutto da queste parti, avere un profilo come Suzuki da testimonial potrebbe aiutare a velocizzare il processo. L’affare di mercato è doppio. E arriva proprio quando il PSG si era appena ritrovato “scoperto”, dopo aver venduto in questi giorni il sudcoreano Kang-in Lee all’Atlético Madrid. Anche questo non è un caso.

>

Leggi anche