«I nuotatori hanno una resistenza diversa da quella degli altri atleti, perché già da piccolissimi devi imparare a gestire allenamenti, pressioni e dettagli di gara. Io ho fatto la prima gara lontana da casa a sei anni: a quell’età molti bambini non sanno neanche allacciarsi le scarpe». Lo raccontava Sara Curtis nell’estate dello scorso anno, in un’intervista a Rivista Undici.Riletta oggi, dopo quello che è successo agli Europeo di Parigi, quella frase sembra quasi una spiegazione anticipata del suo record del mondo.
Perché in fondo è tutto lì: nella consuetudine a non risparmiarsi, nella naturalezza con cui ha imparato fin da bambina a stare dentro una gara, a gestire la tensione e soprattutto a spingere. Sempre, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, anche quando, come in una semifinale europea, basterebbe fare solo il necessario per entrare tra le migliori otto. Sara Curtis invece ha fatto quello che evidentemente sa fare meglio: ha corso, o meglio ha nuotato, come se davanti avesse il traguardo della vita. E il cronometro le ha restituito qualcosa che appartiene alla storia del nuoto: 26″63 nei 50 dorso, 23 centesimi in meno del precedente primato di Kaylee McKeown, che dal 2023 era arrivato fino a 26″86.
Un miglioramento enorme per una gara che dura poco più di 26 secondi, costruita su una partenza, una subacquea, poche bracciate e una virata che in questo caso nemmeno esiste. Cinquanta metri nei quali non c’è spazio per recuperare, correggere, aspettare. Devi partire e basta. Curtis è partita per andare forte, fortissimo, e alla fine si è ritrovata con il miglior tempo mai nuotato da una donna nella storia della specialità. La cosa più sorprendente, forse, è che quel 26″63 sia arrivato in semifinale. Non in finale, non in una gara costruita per inseguire il record, non con la certezza di avere davanti l’unica occasione della serata.
Curtis doveva semplicemente qualificarsi. E invece si è presa il mondo. «È una follia, non so cosa dire. È il sogno di tutta una vita. Sono arrivata e mi sono detta: “Non mi interessa, faccio una cavolo di subacquea e ci provo”. Sapevo di averlo nelle gambe, anche se non mi sembra ancora vero! Non so davvero cosa dire, non ho parole. Sono contentissima, è il sogno di chiunque e non credo di esserci riuscita». È una reazione perfettamente coerente con la ragazza che aveva appena raccontato quanto presto avesse imparato a convivere con il nuoto agonistico.
A Parigi aveva conquistato il bronzo nei 100 stile libero, confermando di essere ormai stabilmente dentro il gruppo delle grandi velociste internazionali. Poi, ieri sera, ha aggiunto un’altra pagina: prima il record mondiale, poi neanche un’ora dopo l’argento nella 4×100 stile libero insieme a Virginia Manicucci, Chiara Tarantino e Alessandra Mao. Due gare completamente diverse, due medaglie e in mezzo un record del mondo. È difficile immaginare un Europeo preso a una velocità superiore. Eppure la sensazione è che Parigi non sia ancora arrivata al suo punto più alto.
Oggi, dalle 18:36, Curtis tornerà infatti in acqua per la finale dei 50 dorso. Stavolta non dovrà più qualificarsi: dovrà provare a diventare campionessa europea nella gara nella quale, più di ogni altra, sembra aver trovato la propria dimensione. Il 50 dorso sarà inoltre una delle novità del programma olimpico a Los Angeles 2028, e il record appena stabilito spalanca una prospettiva ancora più grande. Curtis ha vent’anni da compiere tra sei giorni, il 19 agosto, e già oggi il suo nome è associato a un primato mondiale. Ma soprattutto sembra esserci davanti a lei un’intera generazione di dominio possibile.
Non è un caso che il record sia arrivato proprio nel dorso. Il suo 27″07 stabilito a Roma al Sette Colli, poche settimane fa, era già diventato il record italiano della distanza. Per capire quanto sia grande quello che ha fatto, basta guardare il nostro nuoto femminile. Prima di Curtis, soltanto tre nuotatrici azzurre avevano firmato un record del mondo individuale in vasca lunga: Novella Calligaris, Federica Pellegrini e Benedetta Pilato. Calligaris lo aveva fatto negli 800 stile libero ai Mondiali del 1973, Pellegrini nei 200 stile libero, la specialità che l’ha trasformata nella Divina e nella più grande nuotatrice italiana di sempre, mentre Pilato aveva portato il record mondiale dei 50 rana a 29″30 agli Europei di Budapest del 2021.
Sono nomi che raccontano generazioni diverse e che hanno riempito il medagliere italiano di titoli europei, mondiali e olimpici. Calligaris, Pellegrini, Pilato. Adesso c’è Curtis. Vent’anni tra sei giorni, un record del mondo conquistato quasi senza rendersene conto e una finale europea da affrontare con la stessa filosofia che l’ha accompagnata fin da bambina: fare quella maledetta subacquea e provarci. Se il regalo di compleanno arriverà oggi, potrebbe essere il più bello possibile. Perché seguire la scia di Calligaris, Pellegrini e Pilato significa già appartenere a una storia enorme. Ma Sara Curtis, a Parigi, sembra avere appena cominciato a scriverne una tutta sua.