Fare di necessità virtù. Al Lincoln City ci sono riusciti benissimo, negli ultimi mesi: parliamo di un club di dimensioni ridotte, impegnato nei bassifondi del calcio inglese, dalla terza serie in giù, da oltre mezzo secolo a questa parte. Poi ecco l’exploit: i biancorossi vincono la League One e centrano una promozione in Championship che mancava dal 1961. Ci sono riusciti da underdog, con il 17esimo budget dell’intero campionato e una rosa che sulla carta non era affatto costruita per questo traguardo. Anche se i suoi artefici confidavano di sì. Favola del pallone? Non solo. Pure metodo, personalità e qualche intuizione decisamente fuori dall’ordinario.
“Fino al 2019 siamo stati una delle big della League Two”, ha spiegato Liam Scully, chief executive del club, in questa intervista al Telegraph. “Dopo il salto di categoria, siamo rimasti gli stessi anche sul piano finanziario. Cioè un pesce piccolo, in confronto ai nuovi avversari. Eppure non volevamo smettere di puntare in alto”. Come fare, dunque, senza una nuova iniezione di risorse? “Ci siamo ritrovati a dover creare tanto, partendo da poco. E così ci siamo affidati an duplice ingrediente decisivo”. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per un allestimento efficiente della rosa e il massimo sfruttamento dei calci piazzati. Ben prima del marchio di fabbrica ormai stabilito dall’Arsenal fino alla vittoria della Premier League.
Per riuscirci, il Lincoln City si è affidato a un autentico cervellone dell’argomento: un certo Chris Howarth, fondatore di una piattaforma di analisi dati tramite AI chiamata Insight sport. Una sorta di simulatore di situazioni di gioco a partire da informazioni reali, arrivata a stimare che in media una squadra segna un gol ogni 33 calci d’angolo. “Ma con gli opportuni aggiustamenti abbiamo potuto abbattere questa frequenza fino a uno ogni 16”. Il Lincoln infatti, anche durante la cavalcata trionfale, è rimasta una capolista atipica: poco palleggio, iniziativa lasciata agli avversari, ma una mortifera propensione al gol da situazioni di palla inattiva. Non soltanto grazie allo studio metodico dell’attacco degli spazi, ma anche affidandosi ai giocatori giusti. E non necessariamente ai più ambiti sul mercato – anzi, quasi mai.
I modelli di AI permettono infatti di setacciare l’offerta di calciatori con grande precisione in base ai parametri cercati dai club: in questo caso, buona battuta dei calci da fermo, presidio dell’area di rigore, reattività a liberarsi dalla marcatura avversaria. Incrociando i dati il Lincoln è riuscito in questo modo a individuare un set di giocatori congeniale al proprio gioco e pure arruolabili a un prezzo piuttosto basso. Aggiungiamoci un team di data analyst di alto livello – il cui leader, per un curioso caso di omonimia, si chiama George Bush – ed ecco che i biancorossi si sono ritrovati una spanna sopra gli altri. E hanno centrato la promozione in Championship con una perdita netta stagionale di 2 milioni di sterline, quando di solito, per raggiungere lo stesso obiettivo, ce ne vogliono dai 15 ai 35. Un piccolo capolavoro aziendale, insomma. Ora che la nuova annata è alle porte, tutti ormai sanno come il Lincoln City intende imporsi anche nelle seconda serie inglese. Non sarà affatto facile, ma l’AI fa miracoli, di questi tempi.