Sette metri esatti. Un centimetro più di Jazmin Sawyers, due più di Hilary Kpatcha. È bastato questo benedetto centimetro, a Larissa Iapichino, per prendersi l’oro europeo nel salto in lungo a Birmingham. E per trasformare una gara tutt’altro che perfetta nella vittoria più importante della sua carriera. Una vittoria di sofferenza, di nervi, di centimetri. Una di quelle gare in cui non conta soltanto quanto si salta, ma quanto si riesce a resistere quando la pedana comincia a diventare un campo di battaglia e le avversarie si avvicinano salto dopo salto.
Larissa è partita davanti a tutte, con quel 7.00 ottenuto al primo tentativo, ma il vento a +2,1 m/s, appena oltre il limite di 2,0 per l’omologazione delle prestazioni statistiche, ha tolto alla misura la possibilità di diventare un risultato ufficialmente assistito dal vento. Non ha tolto, però, il suo valore agonistico. Perché, da quel momento in poi, la finale si è trasformata in una lunga sfida di resistenza. Secondo salto nullo, poi 6,93 con un vento fortissimo di +3,6, quindi 6,71 (+1,2), 6,80 (+1,8) e l’ultimo tentativo lasciato a disposizione per provare a difendere quella misura che sembrava sempre meno inattaccabile.
Alle sue spalle, infatti, Birmingham ha apparecchiato una finale di livello impressionante. Sawyers, sostenuta dal pubblico britannico, è arrivata fino a 6,99; Kpatcha si è fermata a 6,98, poi Agate de Sousa a 6,96 e Malaika Mihambo – campionessa olimpica e una delle grandi favorite – addirittura quinta con 6,94. Cinque atlete racchiuse in appena sei centimetri: è la fotografia perfetta di una gara nella quale ogni dettaglio poteva cambiare il podio. E Larissa, questa volta, ha resistito.
Iapichino non ha trovato il salto spettacolare che aveva fatto sognare l’Italia a Eugene, quando a luglio aveva cancellato dopo 28 anni il record nazionale della mamma Fiona May atterrando a 7,12. Non ha nemmeno avvicinato quella misura, né ha ripetuto la perfezione tecnica di quel volo. Ma ha trovato qualcosa di forse ancora più importante: la capacità di vincere quando le cose non vanno come dovrebbero. È proprio questo il significato più vero, più profondo, dell’oro arrivato a Birmingham. La sua gara migliore non è coincisa con il suo salto migliore, a fare la differenza è stata la gestione dei momenti, anche dell’ansia. «Non è stata del tutto la gara che volevo», ha dichiarato dopo la finale. «Pretendo moltissimo da me stessa e dopo il primo salto speravo di migliorarmi, ma ho un po’ bisticciato con la pedana. Comunque va bene così perché poteva andare molto peggio». Una frase che racconta bene la nuova Larissa. Quella che a 24 anni non deve più dimostrare soltanto di avere talento, ma di essere diventata un’atleta capace di governare anche le giornate complicate.
L’oro di Birmingham vale ancora di più perché completa il percorso cominciato due anni fa a Roma. Nel 2024, davanti al pubblico dell’Olimpico, Iapichino aveva conquistato l’argento con 6,94 all’ultimo salto, alle spalle della tedesca Malaika Mihambo. Questa volta Mihambo è rimasta fuori dal podio e Larissa ha fatto un passo ulteriore: non soltanto ha migliorato l’argento di Roma, ma è diventata la prima azzurra di sempre a vincere un titolo europeo all’aperto nel salto in lungo. E lo ha fatto proprio in Inghilterra, il Paese da cui viene la famiglia di sua madre.
«Diciamo che dal punto di vista familiare abbiamo aggiunto un titolo perché mia mamma non aveva mai vinto l’Europeo all’aperto, quindi io sono la prima. Stasera c’era tutta la mia famiglia materna (inglese) a sostenermi, quindi è un oro che vale doppio». Fiona May, infatti, aveva costruito una carriera straordinaria senza mai riuscire a conquistare l’oro europeo all’aperto: nel 1998 a Budapest aveva stabilito il record italiano di 7,11, rimasto imbattuto per 28 anni, ma il titolo le era sfuggito. Adesso quella casella è stata riempita dalla figlia. «L’Italia sarà per sempre il mio paese, il mio cuore appartiene all’Italia, ma c’è una piccola parte di me che è un po’ inglese e quindi vincere qui è davvero magico», ha raccontato Larissa. Una dedica alla famiglia, ma anche a quel gruppo che da anni lavora con lei a Firenze: papà Gianni, ex marito di Fiona May e suo allenatore dal 2021, le Fiamme Oro e tutto il team che l’ha accompagnata nella crescita.
Il palmarès racconta di una saltatrice che ha conquistato medaglie e titoli internazionali senior praticamente ovunque. L’argento agli Europei indoor di Istanbul nel 2023, quello europeo outdoor di Roma nel 2024, l’oro europeo indoor di Apeldoorn nel 2025, l’argento ai Mondiali indoor di Nanchino nel 2026, oltre alle vittorie nella finale della Diamond League e nei principali meeting internazionali. Mancano ancora soltanto due grandi caselle: i Mondiali outdoor e le Olimpiadi. Ai Mondiali di Budapest 2023 era arrivata quinta, a sei centimetri dal podio; a Tokyo 2021, invece, non aveva potuto gareggiare a causa dell’infortunio che la fermò a un mese dai Giochi. A Parigi 2024 ha finalmente disputato la sua prima finale olimpica, chiudendo quarta con 6,87, a nove centimetri dal bronzo.
Adesso, dopo Birmingham, sembra arrivato davvero il momento di spiccare il volo. Non soltanto perché il record italiano di 7,12 certifica che il salto verso misure da podio iridato è già nelle sue gambe, ma perché la sua maturazione agonistica sembra aver raggiunto un livello diverso. Ha imparato a vincere anche senza incantare, a sopportare la pressione, a difendere un centimetro quando alle sue spalle c’è un’avversaria che può prendersi l’oro con un solo salto.
E mentre Larissa costruisce il futuro anche lontano dalla pedana (studia giurisprudenza e sogna di diventare avvocato) quello sportivo comincia ad avere contorni sempre più grandi: «Ho visto l’arrivo della 4×400 maschile, siamo campioni d’Europa!» ha detto dopo la sua finale. Il suo oro e quello della staffetta hanno infatti contribuito in maniera decisiva al sorpasso dell’Italia sulla Gran Bretagna nel medagliere: 22 medaglie complessive, 10 ori, sei argenti e sei bronzi, contro le 19 britanniche. Ma il medagliere, alla fine, è quasi un dettaglio. Il vero salto di Larissa è un altro. A 24 anni, dopo aver battuto il record di mamma Fiona e dopo aver finalmente aggiunto l’oro europeo all’aperto a una collezione già ricchissima, Iapichino ha davanti a sé il bersaglio più grande, il salto che ancora manca, quello verso una medaglia olimpica. Questa volta, però, non sembra più soltanto un sogno: sembra la naturale conseguenza di un percorso che l’ha portata, centimetro dopo centimetro, fino alla vetta d’Europa.