Per qualche istante, Simona Quadarella è rimasta quasi scioccata. Ha toccato la piastra, ha guardato il tabellone e sul suo volto è comparsa un’espressione stranita, incredula. Non sembrava la faccia di chi aveva appena vinto un’altra medaglia d’oro, la terza in tre gare agli Europei di Parigi. xembrava piuttosto quella di una ragazza che stava cercando di capire se fosse davvero successo. Poi è arrivata la consapevolezza: sì, aveva vinto lei, ancora una volta. E lo aveva fatto nella gara in cui, forse più di tutte, non partiva con i favori del pronostico.
I 400 stile libero sono diventati così il capitolo più sorprendente della settimana parigina di Quadarella. Dopo gli ori negli 800 e nei 1500, la nuotatrice romana ha completato il tris con un 4’01″34 che vale il record dei campionati. Il dato più impressionante è il modo in cui è arrivato, e cioè attraverso una rimonta costruita lentamente, senza farsi prendere dalla fretta, aspettando che la gara venisse verso di lei. Ai 200 metri, infatti, Simona era soltanto sesta. ai 300 era risalita al terzo posto, ma davanti aveva ancora le tedesche Isabel Gose e Maya Werner. Sembrava una gara destinata a sfuggirle, invece erano proprio le ultime vasche quelle che aveva scelto per trasformarla.
«Ho aspettato il più possibile, non credevo proprio di vincere. Nel finale ho detto: io ci provo» ha confessato dopo la gara a Sky Sport. Dentro queste parole c’è tutta la natura del suo successo. Quadarella non ha dominato dall’inizio alla fine, non ha imposto il proprio ritmo come aveva fatto nelle sue distanze predilette. Ha osservato, ha resistito, ha conservato energie e soprattutto ha continuato a crederci quando il cronometro e la posizione in gara sembravano suggerire il contrario. È stata una vittoria di pazienza prima ancora che di forza. E alla fine ha battuto ancora Isabel Gose, la tedesca che negli ultimi anni è diventata una delle sue avversarie più frequenti nelle gare di fondo. Gose ha chiuso seconda in 4’02″41, mentre Maya Werner ha completato il podio in 4’03″73. È un dettaglio significativo: lo stesso terzetto aveva occupato il podio anche negli 800 e nei 1500 metri. A cambiare, questa volta, è stato soltanto l’ordine davanti alla piastra. E in cima c’era ancora Quadarella.
Il risultato ha anche un peso storico. Tre gare, tre ori. Per Quadarella è la terza tripletta della carriera agli Europei, dopo quelle realizzate a Glasgow nel 2018 e a Budapest nel 2021. Con il successo nei 400 di Parigi, inoltre, gli ori europei individuali diventano undici: un numero che racconta una continuità straordinaria, e che rende ancora più particolare il modo in cui è arrivato questo ultimo titolo. Perché Quadarella, negli anni, ha imparato a convivere con un paradosso. È stata una delle più grandi interpreti al mondo del mezzofondo, ma ha quasi sempre dovuto misurarsi con un riferimento capace di rendere eccezionale persino una prestazione eccezionale: Katie Ledecky. L’americana è stata il mostro davanti al quale Simona ha dovuto nuotare per gran parte della sua carriera internazionale. Ai Mondiali e alle Olimpiadi, soprattutto negli 800 e nei 1500, il confronto con Ledecky ha spesso significato partire sapendo che esisteva una montagna da scalare. Eppure Quadarella non ha mai smesso di provarci.
Ha continuato ad allenarsi, a migliorarsi, a mantenere altissimo il livello delle proprie prestazioni. Ha conquistato il titolo mondiale nei 1500 nel 2019, due ori mondiali a Doha nel 2024 negli 800 e nei 1500, oltre al bronzo olimpico negli 800 a Tokyo. A Parigi 2024, pur senza riuscire a salire sul podio, è arrivata quarta sia negli 800 sia nei 1500. La sua carriera racconta quindi una cosa precisa: per lei, non essere sempre la favorita non ha mai significato smettere di essere competitiva. Ed è forse proprio questa la chiave per capire ciò che è successo a Parigi. «La cosa che più mi impressiona è la costanza, riuscire sempre a stare lì anche nei 1500», ha detto dopo la gara. Una frase apparentemente semplice, ma che descrive perfettamente la sua carriera. Quadarella è rimasta lì per anni, anche quando davanti aveva Ledecky, anche quando la gara sembrava già scritta, anche quando il podio mondiale o olimpico sembrava doverle sfuggire. È rimasta lì continuando a nuotare, a lavorare, ad allenarsi, ad aspettare il momento giusto.
E forse adesso ha trovato qualcosa anche nei 400. «È una sorpresa in questa gara. Non riuscivo ad esprimermi bene prima nei 400, ora forse ho trovato la chiave giusta». È la frase più bella della sua serata perché aggiunge un ulteriore livello alla storia. La sorpresa non ha travolto soltanto le avversarie e/o il pubblico: la prima persona a rimanere sorpresa è proprio Simona. Il suo sguardo dopo il tocco lo aveva raccontato prima ancora delle parole. Quello stupore di chi aveva provato a vincere senza essere convinta fino in fondo che fosse possibile. Poi il tabellone ha dato la risposta: 4’01″34, record dei campionati, oro. E allora la sorpresa è diventata consapevolezza, Simona Quadarella aveva semplicemente detto a se stessa: io ci provo. È bastato per scrivere l’ennesima fantastica pagina della sua carriera.