L’invasione russa dell’Ucraina del febbraio del 2022 ha inevitabilmente sconvolto anche il mondo del calcio. Il campionato ucraino è stato prima sospeso per un anno e poi è ripreso a singhiozzo, sempre sotto la paura degli attacchi aerei e di droni provenienti dall’altre parte del confine. I giocatori più importanti delle big del Paese, Shakhtar Donetsk e Dynamo Kyev, hanno risolto i lori contratti e sono volati all’estero; lo Shakhtar stesso, la squadra più titolata nelle ultime stagioni prima dell’inizio della guerra, ha dovuto cambiare sede e trasferire le strutture del club prima nella capitale e poi in Polonia, dato che si trovava nella regione del Donbass, prima contesa e sede più dura del conflitto e ora passata sotto il controllo dei russi. In tutti questi sconvolgimenti, gli arancioneri hanno continuato a disputare le coppe europee per non perdere i benefici UEFA, ma ovviamente in campo neutro. Per anni hanno usato diversi stadi polacchi, ma ora hanno pensato a un’altra soluzione che guarda molto, molto più a Ovest.
Secondo quanto riportato da The Athletic, infatti, lo Shakhtar è vicino a un accordo con il Chelsea per disputare a Stamford Bridge le proprie partite casalinghe della Champions League 2026/27. Le trattative tra il club ucraino e quello londinese sono in una fase avanzata, anche se l’intesa non è ancora stata formalizzata e restano da completare diversi passaggi burocratici. Nella corsa per ospitare le gare del club ucraino erano stati coinvolti gli impianti di altri due club londinesi, Fulham e Brentford, ma nelle ultime settimane Stamford Bridge è diventato lo stadio favorito.
Secondo fonti vicine allo Shakhtar, che hanno parlato in forma anonima al media americano, i negoziati con il Chelsea stanno procedendo positivamente. Non è ancora stato raggiunto un accordo definitivo e c’è ancora una quantità significativa di documentazione da completare. Un altro stadio resta inoltre in corsa, ma Stamford Bridge è considerato al momento il principale candidato. Lo Shakhtar dovrebbe comunicare ufficialmente la propria scelta all’inizio della prossima settimana. Peraltro, la necessità di trovare una casa per le partite europee nasce da una situazione che lo Shakhtar conosce ormai da oltre un decennio: il club non gioca alla Donbas Arena, il proprio storico stadio di Donetsk, nell’est dell’Ucraina, dal 2014, quando l’annessione della Crimea da parte della Russia e lo scoppio del conflitto nella regione resero impossibile disputare le partite casalinghe nel proprio impianto.
Da allora, lo Shakhtar ha dovuto trasformare ogni stagione europea in una sorta di viaggio itinerante. A partire dalla Champions League 2022/23, le partite interne delle competizioni UEFA sono state disputate in Germania, Slovenia e Polonia, lontano da Donetsk e dal proprio pubblico. Anche per la prossima stagione il club ha quindi iniziato già durante l’estate a valutare diverse possibilità per individuare una sede stabile. L’ipotesi di giocare a Londra ha convinto lo Shakhtar fin dalle prime fasi del processo. E Stamford Bridge, in particolare, rappresenterebbe una soluzione particolarmente vantaggiosa anche dal punto di vista logistico e organizzativo. Il Chelsea, infatti, non parteciperà ad alcuna competizione europea nella stagione 2026/27 dopo aver chiuso la stagione a metà classifica. Questo lascia quindi diverse settimane libere nel calendario dello stadio, rendendo più semplice la possibilità di ospitare le gare dello Shakhtar.
Per lo Shakhtar ci sarà naturalmente un costo per l’utilizzo dell’impianto, ma la componente economica non sarebbe la principale motivazione del Chelsea. La priorità del club inglese sarebbe soprattutto quella di aiutare una società con la quale esiste da tempo un rapporto positivo. Un legame rafforzato anche da una delle operazioni di mercato più importanti degli ultimi anni. Nel gennaio 2023, il Chelsea acquistò infatti dallo Shakhtar l’attaccante ucraino Mykhailo Mudryk per una cifra iniziale di 62 milioni di sterline. Un trasferimento che aveva consolidato i rapporti tra le due società e che oggi potrebbe favorire anche questa particolare collaborazione. Per lo Shakhtar, invece, giocare le proprie partite di Champions League a Stamford Bridge significherebbe poter contare su uno degli stadi più iconici del calcio europeo e, soprattutto, su una sede facilmente raggiungibile per tifosi, giocatori e staff. Una soluzione prestigiosa per un club che da anni è costretto a vivere lontano dalla propria casa a causa della guerra.