Non basta aver scavalcato la soglia dei 40 anni, di cui più di 20 da superstar NBA. LeBron resta LeBron. Un richiamo assoluto, capace di spostare equilibri tecnici, economici e d’immagine. Fino a pochi mesi Philadelphia aveva quasi le stimmate dell’eterna incompiuta e un po’ sfortunata, tra le tante outsider di Eastern Conference. Di colpo è la franchigia più in del momento. E il valore attorno al marchio dei 76ers si è moltiplicato nel giro di settimane, da quando James ha scelto la destinazione per la sua ultima rincorsa all’anello.
Perché non solo Philly, in termini di roster, si riscopre estremamente competitiva – se non la squadra da battere, poco ci manca: Embiid, Brown e Maxey a supporto sono tanta roba. Ma anche quella che tutti vogliono vedere. A qualunque prezzo, o quasi: basti pensare che il primo big match stagionale, in programma contro i campioni in carica di New York – con cui esiste un’accesa rivalità -, richiede almeno 1900 dollari a biglietto. E la cifra lievita fino a 48mila per i posti più ambiti. Insomma, un main event prima del main event: molti osservatori infatti considerano questa sfida un antipasto delle prossime finali di Conference, in proiezione. E siamo soltanto ad agosto.
Non è soltanto l’andamento al botteghino ad essere andato letteralmente su di giri. Anche le tv non vogliono perdersi nemmeno un minuto di King James con la nuova canotta: di colpo i 76ers si ritrovano al comando della ‘classifica televisiva’, con ben 34 partite trasmesse in diretta nazionale – record NBA insieme a Knicks, Spurs e Lakers, cioè le finaliste della scorsa edizione e l’ex squadra di LeBron. Un cambio di prospettiva che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno: gli addetti ai lavori infatti contestano il calendario particolarmente agevole costruito a tavolino per Philadelphia. Certo, a fine stagione sarà omogeneo per tutti, ma l’ordine degli ostacoli conta. E per Philly praticamente, tolti i Knicks al debutto, non ci saranno scontri diretti per tutte le settimane iniziali – fondamentali per costruire un’alchimia di squadra comunque non scontata -, senza contare che si tratta della franchigia con il minor numero di trasferte continentali back and forth. È chiaro che una nuova storia di successo attorno a James faccia comodo a tanti, per quanto il giocatore sia tutto fuorché incline ai pietismi.
D’altronde non è soltanto questione di opportunismo. È il mercato che vuole vedere vincere i 76ers. È il pubblico che non sta più nella pelle. Secondo gli esperti di settore, come racconta Forbes, c’è stato soltanto un momento nella storia dell’NBA che ha portato a un simile stravolgimento del baricentro dello sport-intrattenimento. Correva l’anno 2018, all’epoca la squadra sotto i riflettori era Los Angeles lato Lakers. E il giocatore sempre lui: Sua Maestà della pallacanestro, che ha congelato il tempo e continua a dettare il ritmo sul parquet. Ma anche fuori, dalle file per i biglietti agli store ufficiali. L’iconica 23 di James, da quando è stata messa in vendita, ha registrato il record di precocità per qualunque indumento sportivo andato a ruba nelle prime 48 ore. Oltre ogni Messi o Ronaldo. L’età è quella. La grandezza pure.