Il Málaga è in amministrazione controllata e da anni punta tutto sul suo settore giovanile, ed è così che è tornato in Liga

Il club andaluso non può fare mercato in entrata e si ritrova una rosa giovanissima e senza stranieri. La lotta salvezza sarà durissima, ma il pubblico sta sostenendo alla grande questo nuovo progetto,
di Redazione Undici 19 Agosto 2026 alle 10:54

È appena iniziata un’edizione della Liga che andrà a stuzzicare i fianchi dei tifosi più nostalgici: dopo diversi anni, infatti, tre grandi club che erano retrocessi nelle serie inferiori sono riusciti a (ri)conquistare un posto nel massimo campionato. Si tratta del Racing Santander, del Deportivo De A Coruña e del Málaga, promossi in blocco alla fine dell’ultima stagione di Segunda. Tutte e tre queste società avevano e hanno dei progetti interessanti, ma il successo più sorprendente è stato quello del Málaga. Che, per dirla in poche parole, si ritrova di nuovo in Liga nonostante fosse – e sia – in amministrazione controllata e, di fatto, non operi sul mercato addirittura dal 2017: la sessione estiva di quell’anno fu l’ultima in cui il club andaluso investì più di dieci milioni di euro per giocatori in entrata.

Anche quest’anno, anche alla vigilia del sospirato ritorno in Liga, il Málaga ha speso soltanto 300mila euro per prendere nuovi calciatori. E l’ha fatto per sovvenzionare il prestito di Juan Cruz dal Leganés. Gli altri due arrivi sono quelli di Calero (a titolo gratuito) e Salinas (con la formula del prestito), entrambi dall’Espanyol. Due dei nuovi arrivi, ovvero Cruz e Calero, hanno una particolarità: sono cresciuti nel settore giovanile del Málaga, per poi spostarsi altrove. Ecco, questa è la base dei recenti successi della squadra andalusa: visto che gli enormi problemi di bilancio hanno bloccato il flusso di mercato, l’unica possibilità rimasta era – ed è – quella di affidarsi al vivaio, quella di costruire un organico a chilometro e a costo zero. E ha funzionato bene, non c’è che dire: dopo la caduta in terza divisione del 2023, i tifosi malagueños hanno festeggiato due promozioni in tre stagioni. E adesso si ritrovano in Liga otto anni dopo l’ultima volta.

Proprio nel bel mezzo della festa, il direttore sportivo, Loren Juarros disse che «stabilità e sostenibilità finanziaria sono premesse fondamentali». È per questo che, volendo usare un eufemismo, il Málaga si è lanciato sul mercato in maniera accorta e guardinga. L’obiettivo numero uno era trattenere i migliori prodotti del vivaio, ovvero i grandi protagonisti della promozione, e puntellare la rosa con degli innesti che potessero connettersi con la nuova identità del club, che non creassero squilibri all’interno dello spogliatoio. È così che vanno letti gli arrivi di giocatori che conoscevano già l’ambiente del Málaga e che si sono aggiunti a un gruppo-squadra dall’età media piuttosto bassa (25,4 anni) e in cui ci sono soltanto tre stranieri: il difensore maliano Diarra, il trequartista irlandese Ochoa e l’esterno marocchino Abaida. Il bello è che anche Diarra, Ochoa e Abaida arrivano tutti dal settore giovanile.

Anche i talenti più brillanti del Málaga, Chupe (21enne attaccante), Larrubia (24enne esterno offensivo) e Merino (20enne centrocampista), a loro volta si sono formati nel vivaio della società andalusa. È difficile pensare che questa rosa, senza interventi sul mercato, possa andare al di là della lotta per la salvezza, ma va anche detto che i tifosi della Rosaleda si sentono particolarmente legati a questa nuova era: solo dieci dei 26.540 abbonati della scorsa stagione non hanno rinnovato la loro tessera. Sono persino di più rispetto a quando il club giocava in Champions League. E inoltre la stragrande maggioranza sono molto giovani, nel senso che hanno un’età media tra i 20 e i 30 anni. Praticamente sono coetanei dei giocatori che vanno in campo, sono malagueños come loro, quindi il legame tra squadra e pubblico non è mai stato così forte. Si tratta di un capitale importante, emotivo ma pur sempre un capitale.

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