In vista della nuova stagione, la Premier League ha creato un piano per cercare di limitare il più possibile le scorrettezze sulle palle inattive

Le nuove regole sono destinate a cambiare il gioco, perché impatteranno sul comportamento degli arbitri e poi sull'approccio degli allenatori.
di Redazione Undici 21 Agosto 2026 alle 13:14

Nella scorsa stagione, dentro le aree di rigore della Premier League, è successo di tutto. Trattenute, spinte, strattoni, marcature corpo a corpo, maglie tirate e giocatori avvinghiati agli avversari sono diventati una costante ogni volta che un pallone veniva spedito in area attraverso un calcio d’angolo o una punizione. Un’epidemia, l’avevano definita in Inghilterra. E a un certo punto anche gli arbitri hanno finito per sembrare spettatori di quella battaglia, più che i suoi giudici: «La sensazione che ormai gli arbitri non vogliano davvero intervenire in nessuna di queste situazioni», aveva detto David Moyes, manager dell’Everton, dopo la partita contro il Manchester United, lo scorso febbraio. «È davvero grave che non abbiano provato a risolvere il problema». Qualche mese dopo, a maggio, era arrivato un altro episodio destinato a riaccendere il dibattito: il gol del West Ham contro l’Arsenal annullato dopo l’intervento del VAR, in un’azione nella quale si erano verificati contemporaneamente fino a cinque possibili falli.

Era evidente che qualcosa dovesse cambiare. Il tema è stato così portato al centro delle discussioni estive tra arbitri, allenatori, capitani e altri rappresentanti del calcio inglese. E adesso la Premier League ha deciso di intervenire. Non cambiando le regole, ma cambiando il modo in cui verranno applicate. Come analizzato dalla BBC, a partire dal nuovo campionato (che comincia oggi, con la sfida tra Arsenal e Coventry), gli arbitri saranno chiamati a essere più decisi, più severi e soprattutto più pronti a sanzionare quelle che vengono definite «azioni di trattenuta non calcistiche che non hanno posto sul campo da calcio».

Il principio è semplice: il contatto fisico continuerà a essere parte integrante del gioco, ma non tutto ciò che succede in area potrà essere considerato normale. Un difensore che dà le spalle al pallone e pensa esclusivamente a bloccare il movimento dell’attaccante, un giocatore che avvinghia l’avversario con entrambe le braccia, che tira la sua maglia o che esercita una trattenuta prolungata e decisiva per lo sviluppo dell’azione dovrà essere punito. Non basterà più aspettare che la situazione degeneri. Howard Webb, ex arbitro e oggi responsabile dei direttori di gara della Premier League, ha chiesto loro di essere più reattivi e più proattivi: «Stiamo cercando di fare in modo che gli arbitri abbiano tutta la fiducia possibile per sanzionare ciò che vedono», ha spiegato Webb. La formula scelta è significativa: meno richiami, più provvedimenti. E se il numero dei falli dovesse diminuire, dovrà accadere perché i giocatori avranno cambiato comportamento, non perché gli arbitri avranno smesso di intervenire.

L’obiettivo della Premier League non è trasformare ogni calcio d’angolo in una lotteria di rigori, né impedire ai giocatori di contendersi fisicamente lo spazio. Al Mondiale, dove la protezione dei portieri era stata portata a un livello particolarmente alto, le trattenute sui corner erano diminuite sensibilmente. In Inghilterra non si arriverà a tanto. Un semplice contatto con un portiere che non sta cercando di giocare il pallone continuerà a essere considerato parte del gioco. Diverso sarà il caso in cui quel contatto impedisca concretamente al portiere di intervenire. È ciò che era accaduto a David Raya contro il West Ham: il movimento del suo braccio era stato limitato da un avversario. Episodi di questo tipo continueranno a essere puniti.

Il problema, però, è che tra un fallo evidente e un normale contatto esiste una gigantesca zona grigia. Ed è proprio lì che il calcio rischia di dividersi. Ogni estate Pro Ref, la nuova denominazione dell’organismo che riunisce gli arbitri inglesi, visita i centri sportivi dei club per mostrare ai giocatori una serie di episodi e spiegare loro cosa aspettarsi. Le reazioni non sono sempre unanimi. Anzi, a volte anche all’interno della stessa squadra le opinioni possono essere diametralmente opposte. «Un giocatore ti dirà che, se non viene assegnato il rigore, si aspetta l’intervento del VAR, sapendo perfettamente che questo farà infuriare l’altra metà della stanza, che invece non ritiene ci siano gli estremi per un penalty», ha raccontato Webb.

Gli arbitri, però, saranno aiutati dalla preparazione. Pro Ref continua a fornire prima delle partite dossier dettagliati sul comportamento tattico delle squadre. Non per suggerire una decisione, ma per permettere al direttore di gara di trovarsi nel posto giusto nel momento giusto. Se una squadra utilizza determinati schemi sui calci piazzati, l’arbitro può modificare la propria posizione per ottenere un’angolazione migliore. «Abbiamo analisti altamente qualificati che svolgono un grande lavoro prima delle partite», ha spiegato Webb. «Questo aumenta la possibilità che gli arbitri guardino nel posto giusto al momento giusto».

E qui si arriva al cuore del problema. Perché i calci piazzati non sono più un dettaglio marginale del calcio inglese. Sono diventati una parte fondamrentale del gioco. Nella scorsa stagione sono stati segnati 269 gol da situazioni da fermo, escludendo rigori e punizioni dirette: il 25,7% di tutte le reti della Premier League, la percentuale più alta tra i principali campionati europei. La Serie A, seconda in questa particolare classifica, è arrivata comunque al 22,3%. L’Arsenal è stata la regina di questa specialità, con 25 gol realizzati da palla inattiva e appena sette subiti, il miglior dato difensivo del campionato. Una parte del suo successo nasce da schemi elaborati e ripetuti all’infinito, ma un’altra componente è stata inevitabilmente fisica. Il Manchester United ha segnato 21 reti, il Tottenham 19 nonostante una stagione complicata. Dall’altra parte della classifica, il Liverpool ha incassato 19 gol da calcio piazzato, più di chiunque altro, mentre Chelsea e Newcastle ne hanno subiti 17.

Cambiare il modo di arbitrare significa dunque cambiare, almeno potenzialmente, il modo di giocare. Se le trattenute vengono sanzionate con maggiore frequenza, le squadre dovranno modificare le proprie routine. Se gli attaccanti non potranno più bloccare un difensore prima che il pallone arrivi, o se i difensori non potranno più trasformare ogni calcio d’angolo in una lotta libera, gli allenatori dovranno trovare soluzioni diverse. È questo il vero esperimento che segnerà l’inizio della nuova Premier League. Non si tratta semplicemente di fischiare qualche rigore o qualche punizione in più: si tratta di capire se l’arbitraggio possa modificare le strategie delle squadre senza snaturare la componente fisica che da sempre rende affascinanti i calci piazzati. È un equilibrio sottile, quasi impossibile da tracciare con una riga.

E il rischio è noto. Ogni stagione, nelle prime settimane, gli arbitri sembrano improvvisamente più severi. Poi, lentamente, le vecchie abitudini tornano a galla. I giocatori capiscono fin dove possono spingersi, gli arbitri abbassano la soglia e le aree di rigore tornano a riempirsi di strattoni e marcature impossibili da distinguere. La sfida della Premier League è proprio questa: dimostrare che non sarà una stretta temporanea. Che quel caos visto per tutta la scorsa stagione non è più accettabile. E che, finalmente, anche dentro l’area di rigore, il confine tra il calcio e la lotta corpo a corpo può tornare a essere riconoscibile.

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