Già da qualche settimana si paventava il rischio per cui, all’asta per aggiudicarselo, si arrivasse anche a dieci milioni di dollari. Ne sono bastati, si fa per dire, quasi 3,5. Il pallone più famoso e controverso della storia del calcio, l’Aaidas Azetca, utilizzato da Diego Maradona per segnare due dei gol più celebri di sempre nella vittoria per 2-1 dell’Argentina sull’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale 1986, ha trovato un nuovo proprietario.. La sfera è stata venduta sabato sera da Heritage Auctions per 3,35 milioni di dollari dopo che le offerte erano partite da due e mezzo.
Heritage aveva presentato il pallone, identificato attraverso un accurato confronto fotografico, come potenzialmente «il pallone più famoso nella storia di qualsiasi sport». L’obiettivo era ambizioso: trasformarlo nel cimelio calcistico più costoso mai acquistato. Un traguardo che però non è stato raggiunto. Prima dell’asta, gli organizzatori avevano ipotizzato un prezzo paragonabile a quello raggiunto dalla maglia indossata da Maradona nella stessa partita. Nel 2022, la casacca del numero 10 argentino era stata venduta da Sotheby’s per poco meno di 9,3 milioni di dollari, stabilendo all’epoca il record per un cimelio sportivo. Nello stesso anno, però, una figurina di baseball di Mickey Mantle del 1952 aveva superato quella cifra, arrivando a 12,6 milioni. Oggi il primato appartiene alla maglia dei New York Yankees indossata da Babe Ruth nelle World Series del 1932, acquistata nel 2024 per 24,12 milioni di dollari.
Il pallone della «Mano de Dios», però, aveva qualcosa che nessun altro cimelio poteva vantare: è stato protagonista di un gol destinato a entrare per sempre nella storia del calcio. Quello realizzato al sesto della ripresa, quando Maradona si avventò su un pallone vagante e anticipò il portiere inglese Peter Shilton colpendolo con la mano sinistra e spedendolo in rete. L’arbitro tunisino Ali Bin Nasser non si accorse dell’irregolarità e convalidò il gol. Maradona avrebbe poi ammesso che quella rete non avrebbe dovuto essere assegnata, ma ormai era troppo tardi: la «Mano de Dios» era diventata leggenda.
Per decenni il pallone è rimasto nelle mani di Ali Bin Nasser, l’arbitro di quella partita. Nel 2022 il tunisino lo aveva venduto attraverso Graham Budd Auctions per 2,37 milioni di dollari. L’anno successivo era tornato sul mercato attraverso Goldin Auctions, dove aveva ricevuto un’offerta finale di 2,04 milioni. In quel caso, però, la vendita non si era concretizzata perché l’offerta non aveva raggiunto la riserva minima fissata dal proprietario. Il ritorno all’asta nell’estate del 2026 sembrava arrivare nel momento ideale. Il Mondiale disputato negli Stati Uniti, in Canada e in Messico aveva infatti contribuito a riaccendere l’interesse degli appassionati americani nei confronti dei cimeli calcistici, in un mercato nel quale il memorabilia sportivo raggiunge tradizionalmente le quotazioni più elevate. Forse, però, il momento scelto per la vendita non è stato perfetto. L’asta si è conclusa oltre un mese dopo la finale persa dall’Argentina contro la Spagna per 1-0, ai i tempi supplementari. Inoltre, come se non bastasse, la rissa finale causata dai giocatori argentini ha tolto un po’ di poesia al momento storico.
Tutto questo, però, non cambia ciò che quel pallone rappresenta per l’Argentina. Per circa 40 milioni di persone, la sua importanza non può essere misurata attraverso un prezzo d’asta. È il pallone della partita più iconica di Maradona, quello che ha accompagnato in quattro minuti due dei gesti più memorabili della storia del calcio: l’inganno della mano e la perfezione del dribbling. Heritage aveva sperato di venderlo per 10 milioni di dollari. Il mercato ha stabilito un valore più basso, 3,35 milioni, ma per chi è cresciuto guardando Maradona all’Azteca, quel pallone continua a essere, semplicemente, senza prezzo.