Gli US Open sono lo Slam che non dorme mai, uno spettacolo bellissimo ma anche difficile da sostenere

La sessione serale è l'anima del torneo di Flushing Meadows e si incastra perfettamente con l'anima e le tradizioni di New York. Però può rappresenta anche un problema per tennisti e addetti al lavori.
di Giri Nathan 25 Agosto 2026 alle 13:25

Agli US Open, la sessione notturna è una tradizione così antica che, in realtà, precede l’attuale sede del torneo. Tutto ebbe inizio al West Side Tennis Club nel 1975, quando il direttore del torneo Bill Talbert, noto per la sua propensione a sperimentare, introdusse due grandi cambiamenti: il passaggio dai campi in erba alla terra verde e la programmazione delle partite in orario serale. Tre anni più tardi, il torneo si trasferì da Forest Hills all’attuale sede di Flushing Meadows, portando con sé la nuova tradizione dei match dopo il tramnonto. Nel decennio successivo quelle sessioni serali, un tempo semplici esperimenti, sono divenute parte della mitologia del torneo.

Nel 1984, l’Open ospitò il suo celebre “Super Saturday”, quando quattro partite furono accorpate, riempiendo un’intera giornata e un’intera nottata di tennis: una sfida tra leggende maschili tra John Newcombe e Stan Smith; una semifinale maschile tra Pat Cash e Ivan Lendl; la finale femminile tra Chris Evert e Martina Navratilova; infine, la semifinale maschile tra John McEnroe e Jimmy Connors. Tutti e quattro i match arrivarono al set decisivo. Tutti e quattro. I tifosi poterono quindi assistere a 12 ore di tennis, o se volete 979 punti, finendo quasi a mezzanotte. Anche senza mai più ripetere un simile palinsesto, col tempo, la sessione serale non fece che accrescere il proprio prestigio. Nel 2001, per la prima volta, la finale femminile venne collocata nella fascia di prima serata: un duello tra le sorelle Williams, vinto da Venus. Nel 2016, l’Arthur Ashe Stadium è stato dotato di un tetto retrattile, capace di trattenere e amplificare il boato assordante del pubblico all’interno di un’arena chiusa, rendendo l’atmosfera ancora più rimbombante. Nel 2018, poi, si è iniziato a giocare anche sul Louis Armstrong Stadium, raddoppiando così la portata di ogni sessione serale.

A un certo punto di questo percorso, anche gli altri tornei del Grande Slam hanno seguito l’esempio di New York e hanno iniziato a giocare in notturna – sebbene per alcuni ci siano voluti decenni prima di arrivarci. Gli Australian Open hanno abbracciato il tennis in notturna nel 1988, dopo il trasferimento nel nuovo impianto alla periferia di Melbourne. Wimbledon ha iniziato a utilizzare il tetto del Centre Court nel 2009, pur mantenendo il suo rigido coprifuoco di quartiere alle 23:00. Il Roland Garros ha finalmente accolto le sessioni serali nel 2021.

New York, insomma, ci era arrivata per prima. E oggi la sessione serale è inseparabile dall’identità del torneo. È parte del rito degli US Open, l’evento sportivo per eccellenza della più grande città d’America. Interi viaggi vengono pianificati attorno ad essa. I newyorkesi escono dal lavoro e prendono il treno della linea 7 fino al capolinea, in direzione del Billie Jean King National Tennis Center. Camminano lungo la passerella mentre il pubblico della sessione diurna sfuma lentamente: una folla che lascia il posto a un’altra. E questa stessa atmosfera di festa può produrre risultati indimenticabili quando il tennis è di alto livello. Non è il pubblico cortese di Wimbledon o quello competente del Roland Garros: quello degli US Open è un pubblico che porta con sé un entusiasmo senza filtri, a tratti caotico, implacabilmente rumoroso. Ha un sapore inconfondibilmente americano. E quando la drammaticità in campo raggiunge il culmine, è il massimo del divertimento che si possa provare a una partita di tennis. Il torneo del 2022 ne è un classico esempio. Nella prima settimana, l’atmosfera intorno al farewell tour di Serena Williams ha generato il pubblico più rumoroso che si sia mai sentito a un match di tennis, un’atmosfera che ricordava quella di uno stadio di calcio. E, nella seconda settimana, abbiamo assistito all’avvento di un diciannovenne Carlos Alcaraz, i cui colpi fantasiosi facevano sussultare il pubblico e lo lasciavano incredulo. I tifosi di New York sanno riconoscere una superstar quando ne vedono una, che stia uscendo di scena o che vi stia appena entrando. E sanno come celebrarla.

Il torneo è sempre stato disposto a spingere la notte fino ai suoi limiti. In quel Super Saturday del 1984, quando McEnroe e Connors scesero in campo per l’ultimo incontro della giornata, erano le 19:28. «Ridicolo», borbottò McEnroe a proposito dell’orario di inizio, secondo il giornalista Jon Wertheim. Quella tensione tra i giocatori, la programmazione e le esigenze dello spettacolo non è mai svanita. Il tennis in notturna è uno spettacolo avvincente; fa vendere biglietti e finestre televisive. Ma fino a che punto possono resistere i giocatori?

La frustrazione di McEnroe per un inizio alle 19:28 sembrerebbe quasi assurda oggi. Nel 2024, Aryna Sabalenka ed Ekaterina Alexandrova hanno iniziato il loro match alle 00:08, il primo iniziato dopo la mezzanotte nella storia del torneo, e hanno terminato all’1:48. Molte partite sono finite anche più tardi. Per i tennisti, che devono completare le loro routine di recupero, farsi la doccia, parlare con i media e tornare in hotel, il sole potrebbe già sorgere nel momento in cui vanno a dormire. Ma i giocatori sono solo una parte dell’equazione. Lo stesso vale per gli operatori di ripresa, i raccattapalle, il personale di manutenzione e gli autisti, solo per citarne alcuni. Poi ci sono i giornalisti, che restano alzati fino a tardi sotto il bagliore fluorescente della sala stampa per inviare i loro pezzi, prima di salire sulle ultime navette verso casa. Una lunga notte per i giocatori diventa una lunga notte per tutti.

Le soluzioni però non sono semplici, quando un torneo è così devoto a giocare al tennis sotto il cielo stellato. Nel 2023, l’allora direttrice dell’evento Stacy Allaster ha spiegato di aver preso in considerazione l’idea di anticipare l’inizio della sessione serale di un’ora, alle 18:00, «ma non è un’opzione realistica perché per i newyorkesi è difficile arrivare qui persino alle 19:00». E non voleva ridurre la sessione da due a un solo match, perché sarebbe stato ingiusto nei confronti dei tifosi.

Queste partite a notte fonda mettono alla prova la resistenza della “città che non dorme mai”. Chi sono i tifosi disposti a restare fino al mattino per la possibilità di assistere a qualcosa di indimenticabile? La rivalità tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che è oggi la trama fondante del tennis maschile, ha vissuto un suo primo apice nel 2022, quando giocarono un quarto di finale al quinto set che si concluse alle 2:50 del mattino, ancora oggi la chiusura più tarda nella storia del torneo. Il pubblico si diradò e chi restò fu ricompensato dal fatto di potersi spostare nei posti migliori dello stadio, dove alla fine riuscì a godersi una delle partite più belle del decennio. Io tornai a casa prima dell’inizio del match e lo guardai incredulo. Mi pentii a tal punto di essermelo perso che, alla fine, ho scritto un intero libro sulla loro rivalità. Ci sono feste a cui devi semplicemente partecipare, o te ne pentirai per sempre. E gli US Open, nel creare quei momenti, sono da sempre degli specialisti.

Da Undici n° 69
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