In Italia ce lo ricordiamo per una breve parentesi al Modena. Lui si chiama Diomansy Kamara, è senegalese, ha passato una al Fulham e ora fa il procuratore. Nelle ultime ore se n’è uscito con una dichiarazione particolarmente forte. L’agente di Ismaïla Sarr, attaccante del Crystal Palace, sempre senegalese, ha denunciato il modo in cui alcuni calciatori africani vengono trattati come «una merce» dopo che il Crystal Palace ha respinto l’offerta del Liverpool ed è saltato il trasferimento di un suo altro assistito, Lamine Camara, dal Monaco al Chelsea.
Il Crystal Palace avrebbe detto no la scorsa settimana a un’offerta del Liverpool per Sarr, ribadendo che il miglior marcatore della squadra nella scorsa stagione non era in vendita. Il 28enne aveva saltato le prime due partite di campionato contro Everton e Manchester City dopo che l’allenatore Pierre Sage aveva dichiarato che il giocatore aveva riportato un infortunio. Successivamente, Sarr ha cancellato dai propri profili social ogni riferimento al club vincitore della Conference League, lasciando intendere il proprio malcontento per la posizione assunta dal Palace. Il Liverpool non è poi tornato alla carica nell’ultimo giorno di mercato, decidendo di trattenere Cody Gakpo, sul quale aveva messo gli occhi anche il Manchester City.
Anche il trasferimento di Lamine Camara al Chelsea è sfumato in extremis. Il centrocampista senegalese era a un passo dal passaggio ai Blues per 47 milioni di sterline, ma il Monaco ha fatto marcia indietro rispetto a un accordo scritto già raggiunto tra i due club, provocando la rabbia dei Blues. Il club francese ha spiegato di aver bloccato l’operazione perché riteneva che il trasferimento di Folarin Balogun all’Everton, valutato 40 milioni di sterline, fosse tornato in discussione dopo i dubbi emersi sulle visite mediche dell’attaccante. Diomansy Kamara, agente di Sarr, ex nazionale senegalese con 50 presenze e passato in carriera anche da Portsmouth, West Bromwich Albion e Fulham, ha diffuso mercoledì una dichiarazione nella quale ha messo in discussione il trattamento riservato ai suoi connazionali.
«I casi di Ismaïla Sarr e Lamine Camara devono farci riflettere» ha dichiarato Kamara. «Dobbiamo uscire da questa logica secondo cui il giocatore africano può a volte dare l’impressione di essere semplicemente una merce: la compri, stabilisci il suo prezzo, negozi il suo futuro e, troppo spesso, la sua volontà sembra passare in secondo piano. I nostri giocatori africani meritano rispetto. Il rispetto per il loro lavoro. Il rispetto per la loro carriera. Il rispetto per le loro ambizioni. Il rispetto per la loro voce». Kamara ha poi aggiunto: «È una realtà del calcio professionistico che, a volte, i club possano avere l’ultima parola. Ma resta una domanda: cosa ne è della carriera e della volontà del giocatore? Il calciatore deve poter essere ascoltato e rispettato nelle decisioni che determinano il suo futuro. Non dimentichiamo mai ciò che conta davvero: dietro ogni successo ci sono innanzitutto i giocatori che scrivono la storia».
Il Crystal Palace non ha voluto portare avanti a polemica, mentre il direttore sportivo del Monaco, Thiago Scuro, ha invece difeso l’operato del club francese durante una conferenza stampa tenuta mercoledì. «Intorno alle 22, secondo il nostro orario, forse anche un po’ prima, l’Everton si è reso conto che non c’erano problemi: “Siamo pronti a farlo. Firmiamo il contratto”. Non appena abbiamo ricevuto la notizia, siamo tornati dal Chelsea e abbiamo detto loro: “Bene, abbiamo raggiunto un accordo da un’altra parte. Per Lamine non c’è più un accordo”» ha spiegato Scuro. «È una cosa corretta da fare. Fa parte del gioco». Il dirigente ha poi respinto l’idea che il Monaco sia stato dipinto come «il cattivo della situazione»: «Nel mondo del calcio tutti sono molto corretti e gentili, solo il Monaco non lo è. Troppo». L’Everton si è così ritrovato con un solo attaccante di ruolo dopo che Balogun ha cambiato idea sul trasferimento nel Merseyside. Scuro ha lasciato intendere che il centravanti statunitense fosse rimasto insoddisfatto del modo in cui il club inglese aveva gestito la questione delle visite mediche.