Inter-Napoli ha regalto una grande speranza al calcio italiano: anche da noi si possono vedere delle partite con un ritmo e un’intensità di livello europeo. Per il modo in cui è stata giocata, per quello che ha raccontato delle due squadre e, soprattutto, per quello che ha raccontato della Serie A, San Siro ha prodotto una di quelle serate in cui il risultato, per certi versi, può essere messo in secondo piano, a favore di una logica di miglioramento collettivo.
È stata una partita fantastica, perché nessuna delle due ha avuto davvero voglia di essere prudente. Inter e Napoli hanno giocato per vincere, non per non perdere. Hanno preso rischi, hanno lasciato spazio, hanno attaccato anche quando sarebbe stato più semplice abbassarsi. E, forse non casualmente, è arrivata una partita che all’estero hanno letto con entusiasmo. Il giornale inglese Guardian ha raccontato un confronto nel quale, dopo il 2-2, «it was anybody’s game», «la partita non era di nessuno» con l’azione che continuava a spostarsi da un’area all’altra. L’autorevole sito GOAL.com, invece, si è concentrato sul ritmo da Champions e Premier League che ha garantito uno spettacolo da grandi serate, nel miglior stadio possibile, la Scala del Calcio.
Il primo tempo, paradossalmente, non ha avuto gol, ma conteneva già tutto il resto: occasioni, intensità, duelli, portieri chiamati a intervenire. L’Inter ha avuto più possesso e ha costruito di più, ma il Napoli non ha mai dato l’impressione di essere lì per aspettare. Anzi: traversa di Dimarco a parte, ha prodotto le due più grandi chance dei primi 45 minuti, con Anguissa, fermato da Martínez prima e da Bastoni poi. Le squadre si sono affrontate a viso aperto, con una velocità di gioco che non ha lasciato molto spazio alle pause. Anche l’arbitraggio di Sozza ha contribuito a questa sensazione. Poche interruzioni, sette falli per parte, tre ammonizioni complessive e la scelta di lasciare giocare quando era possibile. È quel tipo di arbitraggio che, quando funziona, quasi non si nota: permette al match di girare a marce alte e ai giocatori di assumersi la responsabilità di quello che succede in campo. Un arbitraggio che, per usare una definizione forse abusata ma calzante, è sembrato europeo.
Poi è arrivato il secondo tempo, e la partita è diventata un’altra cosa. Al 50esimo Politano ha trovato il gol dopo una respinta, tre minuti più tardi Højlund ha sfruttato una genialata di Di Lorenzo che non si è dato per vinto su un pallone rimasto in campo per miracolo e ha infilato un sinistro precisissimo dalla distanza. In tre minuti il Napoli si è trovato avanti 2-0, in una partita nella quale fino a quel momento l’Inter aveva avuto maggiormente il controllo. Ed è proprio qui che la serata ha preso una piega interessante. Perché l’Inter non è crollata, paradossalmente questo doppio schiaffo l’ha quasi svegliata: prima ha accorciato al 56esimo con Lautaro, anche qui con un pallone che sembrava perso e tenuto in gioco alla grande da Dimarco e ha colpito un palo con Thuram che sempre di testa, ha pareggiato di testa all’82, saltando sopra Badiashile, inserito da Allegri proprio per contrastare il dominio nerazzurro nel gioco aereo.
Sul 2-2, a otto minuti dalla fine, ci sarebbe stato tutto quello che normalmente porta una partita italiana verso il pareggio: stanchezza, prudenza, gestione del risultato. Invece no. Inter e Napoli hanno continuato a giocare. «Chiunque avrebbe potuto vincere», ha detto Chivu nel post partita. Un’affermazione che riconosce il valore dell’avversario e di riflesso anche quello della sua squadra, ma che in qualche modo, nella sua semplicità, è una perfettta sintesi di quello che si è visto negli ultimi dieci minuti. Prima il destro mandato al secondo anello verde da Thuram dentro l’area, dopo il recupero alto di Lautaro e Calhanoglu, poi la doppia chance Napoli con Alisson Santos che ha fatto un copia e incolla dell’errore di Thuram ma nell’altra area di rigore e con Anguissa, arrivato in leggero ritardo a chiudere un diagonale di Politano. Poi, al 91′, il gol di Lautaro che ha risolto una mischia a mezzo metro da Meret aiutaato dal tocco intelligente di Akanji.
Il dato più interessante, però, è forse quello che arriva dopo aver spento le luci di San Siro. L’Inter ha tirato 29 volte contro le 16 del Napoli, centrando lo specchio in otto occasioni contro le sette degli avversari. Ha avuto il 63% di possesso e 10 corner contro 5. L’xG varia a seconda del provider, ma tutte le metriche raccontano una partita nella quale le occasioni sono state reali e numerose. Qualche volta una partita spettacolare si porta dietro errori e distrazioni difensiva che ci sono sono stati anche al Meazza, vero, ma spesso sono stati fagocitati dalla qualità e dalla velocità del gioco. L’Inter ha confermato di avere una struttura e una profondità che le permettono di cambiare la partita anche quando va sotto di due gol. Il Napoli ha mostrato di poter mettere in difficoltà la squadra campione d’Italia e di avere giocatori capaci di inventare, accelerare, colpire. Per Allegri rimane il rimpianto di essere stato avanti 2-0 e di aver perso, ma c’è una differenza importante tra perdere una partita così e perdere una partita nella quale si è subita la superiorità dell’avversario, come contro il Como.
Anche all’estero il messaggio è arrivato. Il Guardian ha inserito Inter-Napoli nel racconto delle grandi partite del weekend europeo, mentre Between the Posts, sito specializzato nell’analisi tattica, ha definito la vittoria di Chivu un passo significativo per un allenatore che aveva ancora qualcosa da dimostrare nelle grandi partite. Una partita di settembre non è una profezia sul campionato, la Serie A non è improvvisamente tornata il campionato più bello del mondo, ma intanto Inter-Napoli è un buon segnale. Mostra che si può giocare una grande partita anche senza scegliere continuamente tra spettacolo ed equilibrio. Si può essere tattici senza essere prudenti, si può difendere senza rinunciare ad attaccare, si può arrivare al minuto 90’ sul 2-2 e pensare di andarsi a prendere tre punti più che accontentarsi di uno che avrebbe strappato un mezzo sorriso a entrambe. Inter-Napoli è stata soprattutto questo: due squadre che hanno accettato di giocare a calcio fino alla fine. E se il futuro della Serie A passa da qui, allora è un futuro piuttosto interessante.