Grazie a una vittoria che sembrava impossibile a tutti, tranne che a lui, Kimi Antonelli ha conquistato Monza e ha scritto la storia della Formula Uno

Erano 60 anni che un pilota italiano non vinceva nel tempio italiano della F1. Ma anche il modo in cui ha vinto, con una rimonta strepitosa, è roba da stropicciarsi gli occhi.
di Redazione Undici 06 Settembre 2026 alle 18:57

C’è un momento, nella storia di ogni grande pilota, in cui smette semplicemente di essere una promessa e diventa qualcosa di più difficile da definire: una certezza. Per Kimi Antonelli quel momento potrebbe essere arrivato a Monza, il 6 settembre 2026. Non perché abbia conquistato la sua prima vittoria nel circuito di casa, né perché sia il suo settimo successo in una gara di Formula Uno. Ma perché, per la prima volta, ha preso una gara che sembrava sfuggirgli dalle mani ancora prima di cominciare e l’ha trasformata nella più bella delle domeniche possibili. Partire 19esimo a Monza, dopo aver cambiato la power unit, significava praticamente cominciare un altro Gran Premio rispetto agli avversari. La penalità era stata una scelta strategica della Mercedes: meglio scontarla su un circuito in cui i lunghi rettilinei permettono di superare e dove una power unit fresca può fare la differenza. Ma nessuno poteva davvero prevedere quello che sarebbe successo.

Antonelli, però, sembrava crederci. Nei giorni precedenti non aveva mai avuto l’atteggiamento di chi si prepara semplicemente a limitare i danni. Aveva parlato di una gara «full attack», spiegando che partire dal fondo gli avrebbe consentito di lavorare sull’assetto in maniera diversa e concentrarsi completamente sulla domenica. La top 5, secondo lui, era alla portata. Non era una dichiarazione fatta per alimentare il sogno del pubblico italiano: era il modo in cui stava leggendo la situazione. Poi è arrivata la gara e quella sensazione si è trasformata in realtà. La Mercedes ha avuto il passo per permettere a Kimi di risalire il gruppo con una progressione impressionante. La gara è stata complicata dalla bandiera rossa provocata dall’incidente di Charles Leclerc alla Parabolica, ma la neutralizzazione ha aperto anche nuove possibilità strategiche. Antonelli ha sfruttato ogni occasione, senza sprecare gomme, senza perdere tempo, scegliendo con lucidità quando attaccare e quando aspettare. È risalito fino a entrare nella lotta per il podio, ha superato Lewis Hamilton e poi si è messo sulle tracce di Max Verstappen. E, soprattutto, di George Russell.

La parte finale è stata la fotografia perfetta del pilota che è diventato Antonelli. Russell era davanti, Verstappen rappresentava l’ultimo ostacolo prima della vetta. Kimi aveva gomme più fresche e un passo superiore. Ha aspettato il momento giusto, ha costruito il sorpasso e, a tre giri dalla fine, si è preso la prima posizione. Non con la frenesia del ragazzo che deve dimostrare qualcosa, ma con la calma di chi sa esattamente quanto vale la propria macchina e quanto può chiedere a se stesso. Da 19esimo a primo. È la rimonta più ampia nella storia del Gran Premio d’Italia: Antonelli ha cancellato il precedente primato di Peter Gethin, che nel 1971 era partito 11esimo prima di conquistare la vittoria. In tutta la storia della Formula 1, soltanto John Watson aveva vinto partendo più indietro: 22esimo a Long Beach nel 1983.

Il record di Antonelli è quindi qualcosa di enorme anche al di là dei confini italiani. E poi c’è l’Italia. Quella che aspettava da sessant’anni. L’ultimo italiano a vincere a Monza era stato Ludovico Scarfiotti, nel 1966. Sessant’anni dopo, il pubblico dell’Autodromo ha potuto finalmente urlare ancora il nome di un pilota italiano. Non solo: Antonelli è diventato il primo italiano a salire sul podio di Monza dopo 21 anni, dai tempi del terzo posto ottenuto da Giancarlo Fisichella con la Renault nel 2005. La sua vittoria è inoltre la 50esima di un pilota italiano nella storia della Formula Uno.

E il bello è che Kimi ha soltanto vent’anni. Con 20 anni e 12 giorni è diventato il più giovane vincitore nella storia di Monza, superando il record stabilito nel 2008 da Sebastian Vettel, allora capace di vincere con la Toro Rosso a 21 anni, 2 mesi e 11 giorni. La vittoria in Italia è anche la settima del suo 2026, un altro primato italiano: nessuno aveva mai vinto così tanto in una singola stagione. Il precedente apparteneva ad Alberto Ascari, sei successi nel 1952. Antonelli lo aveva già raggiunto a Spa, quindi Monza gli ha consegnato il record assoluto solitario. C’è anche un numero che racconta meglio di molti altri la velocità con cui questo ragazzo sta scrivendo la propria storia: sette vittorie in appena 37 Gran Premi. George Russell, il suo compagno di squadra, ne ha sette in 165. Non è soltanto una questione di talento: è la fotografia di una precocità fuori dal comune.

Ma Monza non è stata soltanto statistica. È stata emozione. Il casco tricolore ispirato a Valentino Rossi, preparato proprio per il weekend italiano, sembrava quasi anticipare il significato della giornata: Kimi non stava correndo semplicemente il suo Gran Premio di casa, stava cercando di riannodare un filo con una tradizione sportiva italiana che nella Formula Uno sembrava spezzata da troppo tempo. Il casco era un omaggio all’Italia e al suo idolo, con il tricolore e il disegno di Rossi che idealmente accompagna Antonelli sulle spalle. E poi ci sono state le lacrime. Quelle sul podio raccontano forse più di qualsiasi record. Perché Antonelli è già abituato a vincere: questa era la sua settima volta nel 2026, ma non aveva mai vinto a Monza, non aveva mai avuto davanti a sé un pubblico italiano così, un’onda di bandiere, maglie Ferrari, tricolori e applausi che alla fine si è riversata anche su di lui. La Ferrari ha vissuto una domenica amarissima, con il ritiro di Leclerc e Hamilton sesto, ma il pubblico italiano ha trovato comunque qualcuno da applaudire.

E forse è proprio questo il dettaglio più bello. Per una volta, a Monza, il cuore dei tifosi Ferrari ha potuto battere anche per una Mercedes. Per un ragazzo italiano che non ha mai smesso di sentirsi italiano, nonostante corra per una squadra tedesca e sia ormai il leader di un Mondiale che può consegnargli un titolo storico. Quando Kimi ha tagliato il traguardo, non ha soltanto vinto una gara. Ha chiuso un’attesa lunga sessant’anni. Ha battuto un record che sembrava appartenere alla storia antica. Ha scritto il 50esimo successo italiano in Formula 1. Ha superato Ascari in una statistica che sembrava intoccabile. E soprattutto ha dimostrato che quella calma mostrata nei giorni precedenti non era incoscienza, ma consapevolezza. Forse Antonelli sapeva davvero che poteva farcela. A Monza, semplicemente, ha trovato il modo di dimostrarlo a tutti.

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