I tifosi Magpies dovranno farsene una ragione. Nonostante appartenga al fondo sovrano saudita PIF, uno dei più ricchi del mondo, il Newcastle continuerà a vendere i propri giocatori migliori. È una necessità dettata dal nuovo modello di gestione, costruito per rispettare i regolamenti finanziari della Premier League e della UEFA e, allo stesso tempo, provare a trasformare il club in una realtà capace di competere stabilmente ai vertici del calcio inglese ed europeo.
Come riportato dal Telegraph, dopo aver perso nell’arco di appena dodici mesi Alexander Isak, Anthony Gordon, Sandro Tonali e Bruno Guimarães, il direttore sportivo Ross Wilson ha avvertito che altre cessioni saranno inevitabili nelle prossime sessioni di mercato. Il Newcastle non è costretto a vendere, ma certo prenderà in considerazione offerte per il prossimo gennaio e giugno. Quest’estate il club ha incassato circa 250 milioni di euro dalle cessioni, utilizzandone una parte per finanziare l’arrivo di otto nuovi giocatori, con una spesa netta di circa 35 milioni di euro. I conti, dunque, non impongono una nuova partenza immediata.
Esiste però la consapevolezza del posto occupato dal Newcastle nella gerarchia del calcio europeo e, soprattutto, dei limiti che ancora lo separano dai club più ricchi. Dopo aver violato nella scorsa stagione le regole UEFA sulla spesa, il Newcastle sa di non poter offrire sempre gli stessi stipendi dei propri concorrenti più facoltosi né garantire la medesima possibilità di vincere trofei. «Sono situazioni che ogni club deve affrontare», ha spiegato Wilson, che ha concluso la sua prima finestra estiva al Newcastle con un bilancio positivo agli occhi dei tifosi, nonostante tutti gli stravolgimenti vissuti dal club.
«Stiamo lavorando all’interno di un quadro normativo che non riguarda solo il club, ma tutti. Non è quindi una scelta, è quello che dobbiamo fare. Se non lo fai, allora devi tenerti la rosa che hai per sempre. I giocatori invecchieranno, vinceranno meno, e alla fine se ne andranno a parametro zero. Se vuoi essere una squadra di successo in Premier League devi vendere giocatori. Se non lo fai, probabilmente non riuscirai a essere una squadra di successo. Soprattutto in una fase in cui i ricavi del club stanno crescendo rapidamente grazie al lavoro dell’amministratore delegato David Hopkinson e del suo team. Ma senza questo processo, se non vendi giocatori, rischi di rimanere bloccato».
Il passaggio a un nuovo modello di mercato ha portato il club a puntare deliberatamente su giocatori più giovani e con ampi margini di crescita, nella consapevolezza che, qualora riuscissero a imporsi, potrebbero essere rivenduti in futuro generando importanti plusvalenze. È proprio questo il punto che rischia di mettere in discussione il grande progetto del Newcastle. Il club ha dichiarato di voler essere stabilmente in corsa per i principali trofei entro il 2030, ma l’idea di perdere ogni anno alcuni dei propri giocatori migliori potrebbe spingere molti a interrogarsi sulla reale sostenibilità di questo obiettivo. Società come Bournemouth, Brentford e Brighton hanno ottenuto risultati importanti attraverso un modello simile, ma partivano da ambizioni più contenute e non sono mai riusciti a rappresentare una vera minaccia alla supremazia di Arsenal, Manchester City e Liverpool.
«Speriamo che i nuovi acquisti siano con noi nel nostro percorso verso il 2030», ha detto Wilson. «Ma abbiamo anche un modello basato sulla compravendita dei giocatori. Chi può sapere come sarà la rosa nel 2030? Sono sicuro che ci saranno giocatori nella squadra del 2030 che non fanno parte di quella della stagione 2026/27. E spero che sia così. Naturalmente vogliamo avere qui giocatori che condividano il nostro percorso. Ma, allo stesso modo, se il percorso di alcuni di loro dovesse procedere a una velocità incredibile, potrebbero finire da qualche altra parte. È normale, fa parte del calcio».
La prima estate della nuova era è stata tutt’altro che semplice. Non sono mancate difficoltà e battute d’arresto. Le cessioni di Gordon e Tonali erano state pianificate e preparate, mentre la partenza del capitano Bruno Guimarães, diretto all’Arsenal e le dimissioni dell’allenatore Eddie Howe non erano previste. Howe ha lasciato perché esausto e disilluso. La volontà di Guimarães di forzare la propria cessione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. All’inizio di agosto il Newcastle sembrava attraversare una vera e propria crisi, dopo aver mancato alcuni degli obiettivi principali individuati all’inizio del mercato, tra cui Victor Muñoz, James Trafford e Johan Manzambi.
Il club, però, è riuscito a reagire. Gli arrivi nelle fasi finali del mercato del terzino Amar Dedic, del centrocampista Nico González e di Matias Fernández Pardo hanno portato qualità e ottimismo, dando a Wilson il merito di aver gestito con efficacia una situazione estremamente complicata. Le cifre ottenute dalle cessioni di Gordon, Tonali e Guimarães sono state vicine alla fascia più alta del loro valore di mercato e hanno permesso di finanziare la ricostruzione.
Restano invece alcuni interrogativi sui giocatori più giovani. Quasi 100 milioni di euro sono stati investiti per un portiere di riserva, Ewen Jaouen, costato 22 milioni, per l’esterno Bazoumana Touré, pagato 48 milioni e che non sembra ancora fisicamente pronto per la Premier League e per il centrocampista Aladji Bamba, acquistato per 35 milioni ma mai schierato titolare e rimasto in panchina senza entrare in campo in tre delle prime quattro partite della stagione. Considerando però che il Newcastle doveva anche trovare un nuovo allenatore, e che sembra aver individuato una soluzione convincente in Matthias Jaissle, il club ha saputo ricavare il massimo da una situazione tutt’altro che ideale. Il diciottenne Sean Steur, arrivato dall’Ajax, sembra avere le qualità per diventare una stella, mentre anche il portiere Lukas Hornicek ha iniziato bene la propria esperienza.
«All’interno del club non è mai sembrato esserci caos», ha insistito Wilson. «Non avrebbe senso fingere il contrario. Non volevamo perdere Bruno Guimarães. È stato davvero deludente arrivare a quel punto, anche se siamo soddisfatti del risultato economico finale. Tutto il resto di ciò che è accaduto durante il mercato faceva parte del piano. Questo non significa che ogni giocatore arrivato fosse il numero uno della nostra lista, ma questo non accade mai in una sessione di mercato. Naturalmente siamo rimasti delusi in un paio di occasioni, ma è normale. Avevo un’idea molto chiara dell’identità che volevo dare al Newcastle United e la nostra proprietà la condivideva. La cosa fondamentale era arrivare alla fine del mercato, non all’inizio o a metà, e poter dire davvero di aver trovato la nostra identità. Questo non significa che sia tutto perfetto o che siamo completamente soddisfatti, ma siamo contenti del punto a cui siamo arrivati: nella struttura della rosa, nella sua identità e nell’identità dell’allenatore. Non ci stiamo dando pacche sulle spalle e non stiamo dicendo nulla di più di questo, ma dovevamo avere il coraggio di andare avanti dopo l’era di Eddie Howe».
Resta però una domanda: quanto è realistico il progetto 2030? L’obiettivo di competere stabilmente per i più importanti trofei inglesi ed europei entro il 2030 appare estremamente ambizioso. Probabilmente, addirittura irrealistico. Nessun club è riuscito a vincere trofei con continuità o a competere per il titolo di Premier League vendendo ogni estate i propri giocatori migliori. Il Newcastle è un nuovo arrivato ambizioso, vuole mettere in discussione l’ordine costituito ed è l’outsider che prova a combattere contro avversari più ricchi e potenti. Anche la passione viscerale del calcio del Nord Est dell’Inghilterra rappresenta, secondo Hopkinson, un elemento da esportare e valorizzare a livello globale.
Con l’aumento dei ricavi diminuirà anche la necessità di vendere giocatori, perché i Magpies potranno permettersi di offrire contratti migliori. Se riuscirà a consolidarsi stabilmente nella top six nei prossimi due anni — dopo aver già ottenuto tre piazzamenti tra le prime sette in quattro stagioni sotto Howe — il passo successivo, quello verso una presenza regolare in Champions League, potrebbe apparire molto meno complicato. Il problema è che mentre i ricavi del Newcastle crescono, nessuno degli altri resta fermo. Il divario si riduce, ma è probabile che rimanga comunque di almeno 100 milioni di sterline all’anno rispetto a realtà come Arsenal, Liverpool, Manchester City e Manchester United.
La scelta di Matthias Jaissle, invece, appare più facile da comprendere. Tutti hanno parlato dell’energia che l’allenatore ha trasmesso ai giocatori e all’intero ambiente dal suo arrivo, un mese fa. «Matthias non era l’unico allenatore con cui abbiamo parlato, ma era la nostra prima scelta», ha confessato Wilson. «Avevamo iniziato a lavorare su questo progetto molto tempo fa e sapevamo quale tipo di allenatore e quale tipo di calcio volevamo. Era quindi molto chiaro che Matthias, se fosse stato possibile arrivare a un accordo, sarebbe stato una persona estremamente interessante per noi. Gli ho parlato al telefono ed è stata una conversazione davvero positiva. Poi l’ho incontrato e, senza farlo apposta, quando ero al telefono con lui Hopkinson mi ha detto: “Sembri davvero entusiasta di questa scelta”. E io gli ho risposto: “Probabilmente hai ragione”».