Doveva essere l’annata del rilancio. Finora invece è la ripresa del disastro: un solo punto in quattro partite, ultimo posto in classifica, la cinquina incassata per mano del Barcellona in un Mestalla al limite del surreale. Ormai a Valencia ci si è fatta l’abitudine all’amarezza, eppure l’asticella del peggio continua ad abbassarsi e in questi giorni ha innescato la più feroce risposta dei tifosi. Ci sono modi e modi per protestare, per manifestare dissenso e disperazione: c’è chi boicotta la presenza allo stadio – vedi Lazio o Torino –, c’è chi invece vi si riversa in massa puntando sull’effetto fragore. A Valencia hanno scelto la seconda opzione. Cercando di colpire attraverso i numeri quei vertici societari con cui la piazza è in rotta totale.
Durante il big match contro il Barça, la parte più calda del tifo valenciano è rimasta per protesta fuori dallo stadio nei primi 19 minuti di gioco, mentre tutt’attorno aveva organizzato una piccata manifestazione contro Kiat Lim e soci – la proprietà del Valencia, targata Singapore. Poi il Mestalla si è rivelato la cassa di risonanza di un incubo: quello che accadeva in campo e quello che si rifletteva sugli spalti. Mentre soltanto gli addetti ai lavori sono andati avanti per la propria strada, incappando in situazioni al limite del grottesco: come racconta El País, diffondere dagli altoparlanti dell’impianto Highway to Hell – brano degli AC/DC traducibile come “Autostrada per l’inferno” – non è stata l’idea più lungimirante del mondo, a ridosso della giornata da horror a cui stavano andando incontro i ragazzi di Corberán.
L’inferno si è infatti materializzato sotto i colpi di Pedri, Yamal, Raphinha. Un 5-0 che da un lato riconferma tutto lo strapotere blaugrana – punteggio pieno con 17 gol in quattro partite: roba da PlayStation – e dall’altro mette a nudo la pochezza di una rosa che si appresta ad affrontare l’ennesima annata di indicibile sofferenza. Gli attesi rinforzi sul mercato non sono arrivati – l’investimento più importante alla fine è stato Arnau Martínez, terzino destro prelevato dal Girona per 5 milioni di euro – e lo spauracchio della retrocessione scacciato più e più volte nelle ultime stagioni si è ripresentato subito alla porta.
Man mano che si è materializzata la debacle contro il Barça, il pubblico di casa ha incessantemente bersagliato la dirigenza e la tribuna d’onore. Durante il cooling break, s’è alzato un manto di fazzoletti bianchi accompagnati dal coro “Fuera, fuera!” rivolto alla squadra a bordocampo. Come a dire, faremmo meglio ad arrenderci e chiuderla qui. Al fischio finale il silenzio – il fuggi fuggi dagli spalti – è stato più agghiacciante dei fischi. E lo stesso Corberán ha ammesso che “questa partita ha scosso un po’ tutti: accettiamo le critiche dei tifosi perché la stagione era iniziata con un grande entusiasmo a cui non hanno fatto seguito i risultati. Supereremo tutto questo insieme, ancora una volta”. Che sia convinzione o preghiera, va chiesto ai valenciani in subbuglio.