Roma e Inter hanno disputato una partita con echi di Premier League, fatta di intensità e qualità

Dopo l'ennesima rimonta, paradossalmente, sono i nerazzurri a recriminare di più. Ma anche la squadra di Gasperini ha dimostrato di poter restare ai primi posti della classifica per molto tempo ancora.
di Redazione Undici 20 Settembre 2026 alle 01:24

Dal big match dell’Olimpico tra Roma e Inter, la squadra nerazzurra torna a casa con qualche motivo di soddisfazione. Perché all’intervallo era sotto di due gol e, banalmente, sembrava avere davanti una montagna quasi impossibile da scalare. Per la terza volta in campionato, invece, i giocatori allenati da Christian Chivu sono riusciti a rimettere in piedi una partita che nei primi 45 minuti aveva preso una direzione precisa, mostrando nella ripresa la personalità e la qualità necessarie per riaprire un confronto che sembrava ormai indirizzato.

C’è anche un numero che racconta bene la dimensione della reazione nerazzurra. Da quando Chivu è diventato tecnico dell’Inter, questa è la sesta volta in cui la squadra non perde una partita di Serie A dopo essere stata sotto di almeno due gol. Un dato che assume ancora più peso se confrontato con il passato: nelle dieci stagioni precedenti era successo appena sei volte. Non è dunque soltanto una statistica, ma la fotografia di una squadra che, anche quando si ritrova dentro una partita complicata, ha imparato a non considerarla finita. Eppure il primo tempo va messo da parte quasi per intero. Lautaro Martinez lo ha detto senza girarci troppo intorno nel postgara: «Primo tempo da cancellare, perché l’atteggiamento non è quello giusto», ha spiegato a DAZN. Non era tanto una questione di occasioni concesse o di episodi, ma di campo concesso. L’Inter è andata sotto dal punto di vista tecnico, atletico e tattico. Ha sbagliato le distanze, è arrivata spesso in ritardo sulle seconde palle, ha mostrato poca comunicazione tra i reparti e ha pagato una serie di errori individuali e mancate chiusure.

I due gol di Koné, in questo senso, sono quasi una sintesi perfetta dei problemi che attanagliano i nerazzurri. La Roma ha trovato spazio e tempo per colpire perché l’Inter non è riuscita a leggere correttamente quello che stava succedendo davanti alla propria area. E quando una squadra, anche se forte, concede tutta quella libertà negli ultimi cinque metri, il problema non è più soltanto del singolo difensore: riguarda l’intero sistema. Questo non significa, però, che l’Inter sia rimasta completamente fuori dalla partita. Le occasioni di Lautaro e Bisseck, oltre al palo colpito da Bastoni, raccontano una squadra che avrebbe potuto accorciare prima ancora dell’intervallo e che, nonostante le difficoltà, ha avuto le possibilità per non arrivare alla pausa con un passivo così pesante. La differenza, però, è stata nell’interpretazione complessiva del gioco: la Roma era più intensa, più pronta, più precisa nelle letture.

Poi è cambiata la partita. O meglio: è cambiata l’Inter. Il gol dell’1-2 di Lautaro è arrivato troppo presto perché la Roma si accorgesse di aver ricominciato la gara. Il capitano nerazzurro sembra essersi definitivamente tolto di dosso anche quella vecchia etichetta del giocatore che fatica a segnare nelle grandi partite. Non è più un tema, e questa stagione lo sta certificando con una continuità diversa. L’argentino è diventato il punto di riferimento tecnico ed emotivo di una squadra che, quando ha bisogno di una guida, guarda inevitabilmente verso di lui. Lo ha fatto anche questa volta. Da capitano vero, onorando al meglio Sandro Mazzola, Lautaro ha trascinato i compagni dentro una partita che sembrava perduta. Ha dato ritmo alla reazione, ha alzato il livello della squadra e ha trasformato l’ultimo tratto della gara in un confronto aperto, nel quale l’Inter ha continuato a credere nella possibilità di completare la rimonta.

È mancato soltanto il colpo finale. Il sinistro di Thuram, finito fuori di poco, avrebbe potuto trasformare una rimonta importante in una rimonta con i fiocchi. Sarebbe stata la conclusione perfetta di una partita che, invece, lascia entrambe le squadre con qualcosa da portarsi dietro: la Roma ha trovato la consapevolezza di aver giocato un primo tempo di altissimo livello e il rammarico di non averlo trasformato in una vittoria, ma al tempo stesso la squadra di Gasperini ha dimostrato di poter travolgere chiunque voglia, fin quando riesce a tenere certi ritmi fisici e mentali; l’Inter viene fuori dall’Olimpico con la coscienza di aver reagito a un avvio che non può permettersi di ripetere, di averlo fatto con forza emotiva e fisica, grazie alle intuizioni dei singoli e a una grande intensità

Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante che arriva dall’Olimpico. Perché Roma-Inter ha restituito numeri e sensazioni quasi da Premier League, soprattutto per la capacità delle due squadre di resistere allo sforzo atletico, di tenere alte la qualità tecnica e la pericolosità offensiva fino al fischio finale. A differenza di quanto si era visto, per esempio, nel secondo tempo di Inter-Napoli, non è stata una partita vissuta soltanto di strappi, di squadre allungate e di schemi saltati. Il livello è rimasto elevato anche quando le strutture tattiche hanno iniziato inevitabilmente a perdere collegamenti. È stata una partita giocata fino all’ultimo pallone, nella quale la tecnica non è scomparsa quando è aumentata la fatica. Ed è forse questo il segnale più incoraggiante per l’Inter: non aver giocato bene per 90 minuti è un problema, ma essere riuscita a cambiare completamente volto al match, senza perdere lucidità e qualità, è un’altra cosa. La rimonta non è arrivata, ma da una serata che sembrava compromessa, l’Inter ha comunque portato a casa un sorriso: qualcosa che va  al di là del puro e semplice punto – per quanto importante.

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