Forse Giorgi Kvernadze aveva semplicemente bisogno di questo: spazio. Spazio per prendere campo, puntare l’uomo, cambiare direzione e, soprattutto, lanciarsi in profondità. Sono cose che la Serie A, paradossalmente, gli sta concedendo più della Serie B. Perché il campionato cadetto gli aveva spesso presentato difese più strette, partite sporche, marcature ravvicinate e una quantità notevole di contatti fisici. Adesso che davanti trova squadre più propense a pressare, ad accettare qualche metro alle spalle e a giocare a viso aperto, Kvernadze sembra aver trovato il terreno ideale per sprigionare la sua caratteristica principale: la velocità.
Il gol segnato al Como è l’ultima fotografia di una trasformazione: quella di un calciatore che non è più soltanto una promessa. Il georgiano ha raccolto un pallone in una situazione di pressione, ha trovato il varco e ha attaccato la profondità con quella falcata lunga che ormai sta diventando il suo marchio. Il Frosinone ha poi resistito all’assalto del Como anche grazie alle parate di Palmisani e ha chiuso 2-0, con la rete dell’esterno georgiano arrivata dopo quella di Calò. Così i giallazzurri sono arrivati a dieci punti dopo cinque giornate, così il Como ha incassato la prima sconfitta stagionale.
Ma dietro il Kvernadze che oggi sembra perfettamente a suo agio in Serie A c’è una storia molto meno lineare. Quando arrivò in Italia, nell’estate 2023, il suo nome era già accompagnato da paragoni ingombranti. Georgiano, mancino, esterno offensivo e proveniente da un calcio lontano dai riflettori europei: inevitabile che qualcuno vedesse in lui un possibile erede di Kvaratskhelia. Il Frosinone lo aveva prelevato dal Kolkheti-1913 Poti in prestito, dopo che il giocatore era passato anche dalla Dinamo Batumi e dal Telavi. Un percorso ancora acerbo, ma che aveva convinto l’area tecnica guidata da Guido Angelozzi.
La prima esperienza in Serie A, però, fu quasi un passaggio fantasma. Cinque presenze, appena 58 minuti complessivi e nessun gol nella stagione 2023/24: troppo poco per capire davvero che cosa ci fosse dentro quel presunto talento arrivato dalla Georgia. Il Frosinone decise comunque di investire su di lui e nell’estate 2024 lo riscattò definitivamente dal Kolkheti-1913. Era il riconoscimento a un talento ancora da decifrare e, soprattutto, alla convinzione che dietro quell’oggetto misterioso ci fosse un giocatore da aspettare. La Serie B è stata proprio questo: un lungo apprendistato. Nella stagione 2024/25 Kvernadze ha giocato 33 partite, segnando tre gol e fornendo cinque assist. Ma soprattutto ha attraversato una stagione in cui il suo rendimento è cresciuto lentamente. Con Vivarini era partito ai margini; Greco gli aveva concesso spazio, ma senza riuscire a trasformarlo in una presenza stabile. La svolta è arrivata con Bianco, con un 4-3-3 che valorizzava le corsie laterali. Così si è apertoa una finestra sulle qualità di Kvernadze: velocità, dribbling, tiro e capacità di attaccare gli spazi.
La stagione successiva è stata quella della continuità: 36 presenze, cinque gol e cinque assist in Serie B. Kvernadze non era più una scommessa da aspettare, ma un giocatore strutturale da alta B. E oggi, tornato in Serie A con una maturità diversa, sembra quasi che quel primo passaggio nel massimo campionato fosse arrivato troppo presto. I numeri raccontano già la differenza: a già trovato il gol in campionato contro Venezia, Genoa e Como. Ed è interessante osservare proprio come siano arrivati questi tre gol. Contro il Venezia, all’83esimo, ha sfruttato una situazione aperta dopo che la partita si era spezzata nel finale, trovando il diagonale che ha deciso il 3-2. Al Ferraris, invece, ha ricevuto da Schmid e si è liberato di Marcandalli prima di calciare alle spalle di Bijlow per il vantaggio del Frosinone. Contro il Como è arrivato un altro gol figlio di una partita giocata a ritmi alti, con il Frosinone capace di affrontare a viso aperto la squadra di Fàbregas. Non sembra quindi un caso che tutte le sue reti siano nate in situazioni di transizione o semi-transizione. Venezia, Genoa e Como non sono squadre costruite per chiudersi sistematicamente negli ultimi trenta metri: sono formazioni che cercano di pressare, di recuperare palla e di mantenere una certa aggressività.
È proprio lì che Kvernadze diventa difficile da contenere. Se salti la prima pressione, come è successo oggi contro il Como, improvvisamente davanti c’è un quattrocentista. Non necessariamente un giocatore che deve partire già lanciato: gli basta ricevere con qualche metro davanti, orientare il corpo e trasformare quei pochi metri in venti. È probabilmente questa la ragione per cui la Serie A, dopo averlo soltanto intravisto tre anni fa, sta finalmente mostrando il vero Kvernadze. In Serie B ha imparato a sopravviverei difensori addosso e alle partite in cui ogni ricezione diventava una lotta. Adesso sta scoprendo che contro avversari più aggressivi ma anche più disposti a lasciare campo alle spalle può fare quello che gli riesce meglio: correre. E quando parte, il problema è riuscire a prenderlo.