Neanche quasi il tempo di abituarsi a giocare in uno stadio ristrutturato che il Barcellona dovrà di nuovo trasferirsi per completare i lavori. Come raccontato da The Athletic, in realtà la decisione era già nei piani, in modo da completare la lunga ristrutturazione del Camp Nou. Ora, però, il club ha definito anche le tempistiche. Nel corso dell’assemblea generale di sabato, il vicepresidente Ferran Olivé ha spiegato che il Barcellona concluderà l’annata 2026/27 al Camp Nou, prima di trasferirsi nuovamente all’Estadi Olímpic Lluís Companys al Montjuïc per circa metà della stagione successiva. L’obiettivo è tornare nel proprio stadio nel gennaio 2028.
La nuova fase dei lavori coincide con un ulteriore sforzo economico. Sempre sabato, i soci hanno approvato un nuovo finanziamento da 510 milioni di euro: 300 milioni saranno destinati al completamento del Camp Nou, mentre altri 210 milioni serviranno a coprire ulteriori esigenze operative del club. Il via libera porta l’indebitamento complessivo del Barcellona ben oltre i due miliardi di euro e, considerando le diverse scadenze dei rimborsi, potrebbe arrivare fino a 2,6 miliardi.
Il costo complessivo del progetto “Espai Barça”, che comprende la ricostruzione del Camp Nou, sale così a 1,8 miliardi di euro: una cifra triplicata rispetto ai 600 milioni inizialmente previsti nel 2014. E anche questo importo non sarà sufficiente a completare l’intero progetto. Il presidente Joan Laporta ha infatti spiegato ai soci che i 300 milioni aggiuntivi destinati al Camp Nou non comprendono la costruzione del Palau Blaugrana, il futuro impianto destinato al basket e alla pallamano.
Il Barcellona aveva lasciato lo stadio nel maggio 2023 e, a causa dei ritardi nella ristrutturazione (rientro previsto per novembre 2024) era rimasto lontano dalla propria casa fino al novembre 2025. Per l’intera annata 2023/24, e per quella successiva, i catalani hanno disputato le proprie partite interne all’Estadi Olímpic Lluís Companys di Montjuïc, nel parco olimpico del 1992. Nella passata stagione, ulteriori ritardi avevano costretto il club a giocare due partite di Liga nell’Estadi Johan Cruyff, l’impianto da appena 6mila posti situato nei pressi del centro sportivo. Il ritorno al Camp Nou è avvenuto il 22 novembre 2025, con un 4-0 all’Athletic Club davanti a circa 45mila spettatori. Da allora i lavori sono proseguiti senza sosta. La capienza attuale è salita a circa 62mila posti e i primi due anelli dello stadio sono stati completati. Il numero è destinato a crescere dall’inizio del 2027, quando verrà aperto il terzo anello.
Per completare definitivamente l’impianto, però, il Barcellona dovrà nuovamente andarsene. Il problema riguarda soprattutto la copertura: il progetto prevede che il tetto venga costruito dall’interno dello stadio, rendendo necessario utilizzare il terreno di gioco come area di lavoro e deposito dei materiali. Olivé ha spiegato che i lavori sul tetto «inizieranno progressivamente non appena la squadra avrà disputato l’ultima partita della stagione, a maggio». Il club ha già raggiunto un accordo con il Comune di Barcellona per tornare a Montjuïc, dove il Barcellona disputerà le partite casalinghe fino al gennaio della stagione 2027/28.
L’obiettivo dichiarato è rientrare al Camp Nou nel gennaio 2028 con una capienza di circa 95mila posti. «Questo ci permetterà di recuperare nuovamente tutto il potenziale economico necessario per far funzionare al meglio il club», ha detto Olivé. La frase lascia intendere che, al momento del ritorno, lo stadio potrebbe non essere ancora completamente terminato. La capienza definitiva prevista dal nuovo Camp Nou è infatti di 105mila posti, contro i 99.354 della precedente struttura, che era già lo stadio calcistico più capiente d’Europa. Il Barcellona punta comunque ad avere l’impianto completato e a piena capacità per l’inizio della stagione 2028/29. Un obiettivo che assume un significato ulteriore dopo la decisione della UEFA di assegnare proprio al Camp Nou la finale di Champions League del 2029, in programma il 2 giugno di quell’anno.
Il club, però, non vuole più correre il rischio di fissare scadenze troppo ottimistiche. «Prevediamo che tutte le parti più importanti del tetto siano costruite entro ottobre o novembre 2027, ma non vogliamo ritrovarci nuovamente a lottare contro il tempo» ha spiegato Olivé. «Per questo abbiamo previsto il nostro ritorno per gennaio dell’anno successivo: ci garantisce un margine in caso di ulteriori ritardi». I ritardi, del resto, hanno già avuto un costo significativo. Restare lontano dal Camp Nou più a lungo del previsto ha impedito al Barcellona di beneficiare prima delle maggiori entrate garantite dal nuovo stadio. Il club ha inoltre dichiarato di aver sostenuto 17 milioni di euro di «spese operative» e altri 24 milioni di «investimenti legati a questa fase» dei lavori.
Ma il vero nodo resta quello finanziario. È proprio l’indebitamento non direttamente legato all’Espai Barça a destare le maggiori preoccupazioni. Il debito legato al progetto, per quanto enorme, è infatti sostenuto dai ricavi che il nuovo stadio dovrebbe generare una volta completato. Il debito operativo, invece, era stato contratto inizialmente per esigenze di liquidità e non è collegato a un investimento destinato a produrre nuovi ricavi nel lungo periodo. A fine giugno 2026, il debito non legato all’Espai Barça ammontava a 597 milioni di euro su un indebitamento complessivo di 1,84 miliardi. I nuovi 210 milioni lo porteranno quindi oltre quota 800 milioni. Facendo la somma, quindi, si arriva a un debito che potrebbe superare i 2,6 miliardi, a cui aggiungere anche il 25% dei ricavi televisivi della Liga ceduto nel 2022 a Sixth Street, società di private equity, oltre ai costi futuri del Palau Blaugrana. Insomma, la nuova casa del Barça è ancora lontana da essere definitivamente pronta, ma è già molto costosa.