Cos’è successo all’ONA Short Film Festival, dove lo sport è protagonista

Un viaggio nella dimensione più autentica dello sport, con la collaborazione di Diadora, che ha prodotto anche due cortometraggi.
di Redazione Undici 24 Settembre 2026 alle 18:37
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Lo sport non è solo competizione, risultato, traguardo. È molto di più: è un veicolo, un vettore di messaggi, un insegnamento. È cultura a tutto tondo. Ne abbiamo avuto l’ennesima riprova all’ONA Short Film Festival, una tre giorni ospitata sull’isola di San Servolo a Venezia che ha messo insieme cortometraggi dedicati a storie che intrecciano persone, sport, natura e territori. Una selezione di 23 cortometraggi, su quasi 140 arrivati alla giuria, ha animato la tre giorni in Laguna, facendo respirare ai tanti presenti il significato più profondo di quello che abbraccia lo sport: storie di resistenza, di passione, di totale umanità.

La collaborazione tra Diadora e l’ONA Festival va proprio in questa direzione: più che un ruolo di mera sponsorizzazione, il legame tra Diadora è il festival si incentra su una visione affine, che legge lo sport come qualcosa di autentico, capace di mettere in relazione le persone con il proprio territorio e con la propria comunità. Per l’edizione 2026, Diadora ha inoltre portato al festival due cortometraggi prodotti dal brand, entrambi ambientati in Argentina: Itatí – A Dream Born at Altitude e Potreros. Due storie molto diverse, accomunate dallo stesso territorio – l’Argentina – e da una domanda semplice: cosa resta dello sport quando si tolgono di mezzo il risultato, il pubblico e tutto ciò che gli gira intorno?

Itatí e Potreros sembrano raccontare due mondi lontani. Da una parte c’è una ragazza che si allena, cerca il risultato e impara a gestire la pressione della competizione. Dall’altra ci sono ragazzi che giocano in uno spazio qualsiasi, senza sapere ancora dove quel gioco potrebbe portarli. In entrambi i casi, lo sport arriva prima di tutto come esperienza. Prima della gara c’è l’allenamento. Prima del campionato c’è il campo improvvisato. Prima del risultato ci sono le persone, il territorio, le abitudini e le relazioni. È questa la parte dello sport che Diadora sceglie di raccontare: non soltanto la prestazione finale, ma tutto quello che la precede. Spesso, per capire davvero perché facciamo sport, bisogna guardare a ciò che succede molto prima che inizi la gara.

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