A guardarla così, la campagna acquisti estiva del Manchester City sembra semplice. Doveva sistemare il centrocampo e sono arrivati Buaddi del Lille per 95 milioni di euro, Anderson dal Nottingham Forest per 135 ed Enzo Fernandez dal Chelsea per 145. Totale: 375 milioni che diventano 526 se si aggiungono gli arrivi di Ndiaye dall’Everton, Rulli dall’Olympique Marsiglia, Detourbet dal Troyes, Monga dal Leicester e Charles dallo Sheffield Wednesday – gli ultimi tre sono stati girati in prestito a Monaco, Swensea e QPR. È vero, i Citizens hanno venduto per 337 milioni, ma di sicuro non si può dire che non abbiano speso. Avere così tanto budget, però, non significa doverlo buttare, tanto che il reparto scouting della squadra di Maresca può contare su un database enorme, con 650mila giocatori recensiti.
La BBC ha raccontato come funziona l’analisi statistica del club. A Manchester uno degli obiettivi fondamentali è ridurre il rischio legato a qualsiasi operazione di mercato, che si tratti di acquistare o vendere un giocatore. Il City valuta i calciatori sulla base di diversi parametri: la qualità, le caratteristiche complessive, il sistema nel quale giocano nella squadra di appartenenza e il modo in cui l’allenatore chiede loro e alla squadra di stare in campo e leggere l’andamento delle partite. Una volta analizzati questi aspetti, l’obiettivo è capire non soltanto quanto sia forte un giocatore, ma anche quanto potrebbe diventare forte all’Etihad. Da quando ha vinto il Treble nel 2023, il Manchester City ha sottoposto la propria rosa a una profonda trasformazione seguendo questo approccio. Di quella squadra storica sono rimasti soltanto quattro giocatori: Haaland, Aké, Foden e Rúben Dias. È importante, però, sottolineare che, nonostante i dati abbiano cambiato in maniera significativa il modo in cui il City opera sul mercato, il lavoro degli osservatori tradizionali continua a essere il principale elemento di valutazione per decidere se procedere o meno all’acquisto di un giocatore.
Il punto di partenza per qualsiasi nuovo acquisto è il database del City, che comprende 650mila calciatori provenienti da tutto il mondo. Il passaggio successivo consiste nel definire il profilo: che tipo di giocatore vuole acquistare il club? Di solito si parte dal ruolo, anche se il processo è più complesso di quanto possa sembrare. Il City, per esempio, divide i terzini in tre categorie: quelli più difensivi, quelli che si accentrano e quelli che giocano alti e larghi. Una volta ricevuto il profilo richiesto, i dipartimenti dati applicano una serie di filtri che valutano il livello complessivo del giocatore, tra cui anche la capacità di giocare con entrambi i piedi.
In questo modo, lo sterminato database iniziale viene ridotto a una lista compresa generalmente tra 20 e 50 elementi. Che poi viene confrontata con quella elaborata dagli osservatori. Generalmente c’è una significativa sovrapposizione tra i calciatori individuati attraverso i dati e quelli già presenti sui radar degli scout umani. A quel punto vengono applicati parametri ancora più specifici per ordinare e stabilire le priorità all’interno della lista. Gli osservatori svolgono quindi ulteriori verifiche sui giocatori, riducendo il gruppo a un massimo di circa sei elementi.
A questo punto il club procede con un’analisi ancora più approfondita, prendendo in considerazione anche lo storico degli infortuni, le prestazioni atletiche e le abitudini comportamentali. Tutte le informazioni vengono raccolte in rapporti individuali chiamati «acquisition pack», che contengono i principali indicatori utilizzati per prendere una decisione sul giocatore. Tra questi c’è un «radar chart», un grafico che assegna un punteggio a una serie di parametri specifici relativi alle prestazioni in campo. Esiste poi un «utilisation chart», che registra quanto spesso un giocatore sia stato impiegato nell’arco di tre anni, oltre a una valutazione degli osservatori tradizionali che indica quanto sia apprezzato il suo profilo. Ogni calciatore riceve inoltre un «current impact score» che prova a prevedere quale potrebbe essere il suo impatto immediato dopo l’acquisto e un «potential impact score» che stima invece il contributo che potrebbe offrire nel futuro.
Forse il dato più interessante contenuto negli «acquisition pack» è però l’«action value score». Questo parametro inserisce il giocatore in una sorta di classifica che comprende sia i calciatori del City sia quelli delle squadre rivali che ricoprono un ruolo simile. Dopo aver analizzato i rapporti, la lista viene ulteriormente ridotta a due o tre giocatori, tenendo conto anche della valutazione economica attribuita dal City a ciascun profilo. I dati contribuiscono in maniera significativa a stabilire la fascia di prezzo ritenuta adeguata per un giocatore, ma la valutazione non è mai espressa attraverso un singolo numero. A quel punto viene individuato il giocatore prioritario. Tutti i nomi della shortlist, però, continuano a essere seguiti contemporaneamente, nel caso in cui le circostanze cambino – per esempio se il primo obiettivo dovesse diventare indisponibile o non fosse effettivamente raggiungibile sul mercato.
La capacità di adattarsi rapidamente agli sviluppi del mercato è uno degli aspetti in cui il dipartimento dati ritiene di essere cresciuto maggiormente. Elliot Anderson, per esempio, sembrava un acquisto naturale per una grande squadra di Premier League. A 23 anni è diventato una delle chiavi del Nottingham Forest, inoltre era un calciatore inglese e con il posto consolidato in Nazionale. A prima vista, dunque, prendere lui si poteva identificare come una scelta piuttosto semplice. Ma il modo in cui il City ha analizzato l’operazione racconta quanto sia meticoloso il suo processo, anche quando, almeno apparentemente, non sarebbe stato necessario spingersi così in profondità di fronte alle qualità evidenti di Anderson. Il fatto che il club abbia comunque utilizzato il proprio algoritmo e seguito tutti i passaggi abituali dice molto sul calcio d’élite moderno, ma anche sui limiti dei dati presi isolatamente. Perché, forse sorprendentemente, i numeri di Anderson non avevano inizialmente attirato l’attenzione. All’inizio della scorsa stagione, nonostante le incertezze sul futuro di Guardiola, il City sapeva che in estate avrebbe avuto bisogno di almeno un centrocampista centrale, dato che Bernardo Silva era destinato a partire e che il futuro di Rodri e Nico Gonzalez pareva incerto – alla fine sono stati ceduti entrambi.
Il club era consapevole che sostituire Bernardo e Rodri con due giocatori dello stesso tipo sarebbe stato praticamente impossibile. Per questo cercava un centrocampista altrettanto efficace sia nella costruzione bassa sia nella zona centrale più avanzata. Con il passare della stagione sono aumentati anche i dubbi sul futuro di Tijjani Reijnders, ma Enzo Fernández era considerato il candidato preferito per sostituire l’olandese. Anderson, almeno inizialmente, non occupava una posizione particolarmente alta: i suoi numeri non suggerivano immediatamente quello che sarebbe poi diventato, cioè un acquisto quasi inevitabile. Analizzandolo più da vicino, però. il City si è reso conto che il caso Anderson evidenziava anche alcuni limiti dell’analisi dei dati. Il centrocampista non segnava molti gol con il Forest e non forniva assist con continuità; inoltre il Nottingham non è generalmente una squadra orientata al possesso come il City e, di conseguenza, alcuni dei suoi parametri generali nell’algoritmo non attiravano particolarmente l’attenzione.
Gli analisti del City hanno quindi dovuto considerare un aspetto fondamentale: Anderson giocava generalmente più vicino alla propria porta rispetto a quanto avrebbe fatto a Manchester e, di conseguenza, aveva meno occasioni per mettere in mostra le proprie qualità nell’ultimo terzo di campo. Il club ha così studiato con attenzione quello che faceva al Forest e ha modellato il possibile ruolo di Anderson in una squadra come il City, che gioca mediamente più vicina alla porta avversaria, domina il possesso e dispone di un livello qualitativo superiore. Tra i parametri inseriti nel suo «radar chart» c’erano i recuperi difensivi, la percentuale di duelli vinti, i passaggi capaci di rompere le linee, la percentuale di duelli aerei vinti e gli errori difensivi. Proprio quest’ultimo dato richiedeva una lettura particolare. Poiché il Forest è una squadra che basa molto del proprio gioco sulle transizioni, alcuni degli errori di Anderson erano legati alla zona di campo nella quale gli veniva chiesto di operare. Poteva, per esempio, recuperare palla molto vicino alla propria area e perderla subito dopo perché costretto a effettuare un passaggio lungo e rischioso, dovendo sviluppare rapidamente l’azione in avanti. In una situazione simile al City, secondo le proiezioni del club, Anderson avrebbe avuto maggiori possibilità di giocare un passaggio corto, aumentando le probabilità di successo.
I numeri di Anderson sono migliorati sensibilmente con il passare della stagione, spingendo gli osservatori del City a seguirlo con più frequenza e più attenzione. Il centrocampista ha mostrato valori molto positivi nel confronto con i centrocampisti già presenti in rosa e con una serie di giocatori individuati dal club come possibili rinforzi per quel reparto. Le verifiche condotte dal dipartimento dati, dagli osservatori e dagli altri specialisti hanno portato il City a ritenere basso il rischio dell’operazione, anche quando il prezzo di Anderson è salito oltre la valutazione inizialmente attribuitagli dal club.
Al City le cose funzionano (bene) così da anni. Prima della stagione del Treble, gli indicatori interni suggerivano che la rosa avrebbe presto avuto bisogno di una profonda ristrutturazione. Cedere giocatori come Kevin De Bruyne, Kyle Walker, Riyad Mahrez e Ilkay Gundogan non era semplice, considerando il livello delle loro carriere e il fatto che continuassero a offrire prestazioni di alto livello. I dati, però, permettono al club di individuare con largo anticipo le tendenze negative: spesso due o tre anni prima che un giocatore venga effettivamente ceduto.
Questi parametri aiutano il City a individuare il momento giusto per vendere un calciatore, magari ancora prima che la società interessata al suo acquisto abbia notato un calo delle sue prestazioni. Quando vengono individuate queste tendenze, il club può quindi pianificare con largo anticipo. A quel punto viene deciso se iniziare a inserire un giocatore proveniente dall’accademia oppure se intervenire sul mercato per sostituire chi parte. L’arrivo di Bouaddi dal Lille quest’estate è un esempio perfetto. A 18 anni il City sa che il centrocampista non avrà necessariamente un impatto significativo già in questa stagione, ma ritiene che entro due anni possa diventare molto più importante.
Dopo la stagione del Treble, il mandato affidato al settore scouting e mercato del City era chiaro: abbassare l’età media della rosa e costruire un gruppo di giocatori capace di garantire successi duraturi. Farlo a Manchester, però, significa fare i conti con una condizione: il City deve continuare a competere per i trofei. Abbassare l’età media di una rosa è una cosa, farlo continuando a vincere è molto più complicato. Negli anni precedenti, per esempio, i sistemi del City avevano individuato tre giocatori del Brighton come Moisés Caicedo, Marc Cucurella e Carlos Baleba, poi indicati come esempi di scouting basato sui dati. A Manchester, però, c’era la sensazione che lo sviluppo di giocatori di quel tipo avrebbe richiesto troppo tempo per poterli rendere immediatamente utili a una squadra che ha l’obiettivo di vincere titoli. E, contemporaneamente, di sviluppare giocatori da rivendere successivamente a scopo di rivendita.
Il City è comunque riuscito ad abbassare sensibilmente l’età media della rosa, che oggi è la terza più giovane della Premier League, alle spalle di Newcastle e Chelsea. Con gli acquisti del portiere Gianluigi Donnarumma, del difensore Marc Guehi e dei centrocampisti Fernández e Anderson, il club ha però aggiunto giocatori che non soltanto possono crescere insieme alla nuova generazione, ma hanno già una vasta esperienza ai massimi livelli. Secondo i dati del City, la rosa attuale raggiungerà il proprio picco tra due o tre anni. Le stesse proiezioni indicano però che la squadra dovrebbe essere tra le protagoniste della corsa al titolo già in questa stagione. Non a caso, viene da dire.