Si tratta di una vicenda che va avanti da due anni, in realtà anche di più, ma che finalmente potrebbe essere arrivata al dunque. Il Manchester City, infatti, rischia grosso: è stato riconosciuto colpevole di ben 114 su 115 capi d’accusa per infrazione delle regole finanziarie della Premier League. Un verdetto ancora in attesa di ufficialità, ma di cui gli altri club inglesi sono presto venuti a sapere facendo circolare la notizia. Come scrive il Guardian, ora la superpotenza calcistica di questi ultimi campionati «rischia la retrocessione o l’espulsione dai tornei della EFL, essendo coinvolta nel più grande caso disciplinare nella storia di questo sport».
Insomma, per i Citizens non si prospettano giornate tranquille. Le 134 accuse mosse contro il City coinvolgono le 13 stagioni che vanno dal 2009/10 al 2022/23: i problemi più gravi riguarderebbero l’inadempienza da parte del club di fornire «informazioni finanziarie adeguate» alla lega durante questo lasso di tempo. Un periodo in cui la squadra blu di Manchester – forse non a caso, qualcuno direbbe a questo punto – ha vinto sette Premier League, tre FA Cup, sei Coppe di lega e una Champions League. Secondo gli inquirenti, l’exploit sul fronte sportivo sarebbe stato dunque accompagnato da bilanci irregolari, libri contabili truccati, pagamenti in nero e sponsorizzazioni gonfiate.
I vertici del club hanno rispedito le accuse al mittente, annunciando da subito la loro intenzione a ricorrere in appello: visti i tempi della giustizia sportiva, è improbabile che si arrivi a una sentenza definitiva – con eventuali sanzioni sportive e non per il City – prima della fine di questa stagione. «Il processo della Premier League è ancora in corso con elementi significativi ancora da appurare, ed è soggetto alla più stretta confidenzialità», hanno dichiarato i portavoce dei Citizens, «pertanto la nostra posizione resta consistente con le dichiarazioni rilasciate dal club a febbraio 2023: finora abbiamo diligentemente rispettato che la giustizia facesse il suo corso, confidando nell’imparzialità del regolatore».
Va anche sottolineato che la mole di materiale in esame è senza precedenti nella storia del calcio inglese. Ciascun capo d’accusa infatti è stato esaminato e valutato singolarmente, attraverso giudizi indipendenti che per questo hanno portato la durata del procedimento a superare i due anni – o i tre e mezzo, se partiamo dal giorno della presentazione dei 115 capi d’accusa. E oggi sul caso City è arrivato a pronunciarsi perfino il primo ministro Andy Burnham: «Ne ho soltanto sentito parlare”, ha premesso il primo ministro del Regno Unito. “Se questi verdetti dovessero essere confermati, certamente darò un’occhiata al rapporto della commissione indipendente. Nel frattempo la gente farebbe bene a non saltare alle conclusioni: è stato un processo lungo e complesso».
Certo è che la percentuale delle accuse accolte dagli inquirenti è tutta a sfavore del Manchester City: se il club dovesse vedere respinto il proprio ricorso in appello, nel migliore dei casi dovrà scontare una pesante penalizzazione in classifica. E, nel peggiore, la sparizione dal calcio che conta. Attualmente, sottolineano gli osservatori, è anche difficile prevedere la portata di questo verdetto anche per l’assenza di precedenti di simili dimensioni: il caso di violazioni finanziarie che di recente aveva coinvolto il Chelsea era molto più ridotto e si era risolto con una multa da dieci milioni di sterline, senza altre ripercussioni sul campo perché al club venne riconosciuto di «non aver ottenuto significativi vantaggi competitivi da quei comportamenti». Qualcosa che comunque non si applicherebbe al City, poiché le accuse di alterazioni dei dati finanziari sono molteplici e strettamente collegate all’inadempienza nei confronti delle regole della Premier League. Cioè quelle del gioco che fin qui i Citizens hanno dominato. A quale prezzo, lo scopriremo presto.