I calci piazzati, ormai lo sapete, sono un’ossessione in Premier League. Tanto da spingere i club ad andare a pescare delle professionalità da altri sport, persino dalle arti marziali miste. Come ha fatto il Brighton che ha contattato Christian Eckerlin, lottatore di MMA con un passato nel calcio, per aiutare i seagulls nella gestione dei corpo a corpo. La scorsa stagione il Brighton lo ha chiamato per lavorare sui calci piazzati. Eckerlin, 39 anni, aveva giocato da professionista in Germania prima di dedicarsi alle arti marziali miste e ha portato sul campo qualcosa che ai calciatori inglesi poteva mancare: il modo di usare il corpo quando il pallone è in aria, nei duelli, nei contatti, nella ricerca della posizione.
«Ho insegnato loro la lotta, il controllo della testa, il controllo delle anche e come usare il corpo per respingere gli avversari» racconta alla BBC. «La Premier League è più fisica, più aggressiva e loro non sanno come usare il proprio corpo. Il Brighton mi mandava dei video per mostrarmi come difendevano e non utilizzavano praticamente mai anche e braccia». Il lavoro è cominciato in palestra, nella sala pesi, prima di trasferirsi sul campo. «E ha funzionato. Questo è quello che ho fatto: ho aperto delle porte». È una frase che racconta bene anche la sua storia. Perché Eckerlin quelle porte ha dovuto aprirsele da solo più volte. È stato un calciatore professionista dal 2005 al 2009 e, nel momento migliore della sua carriera, ha giocato nel Darmstadt, nella terza divisione tedesca. Da bambino, però, aveva un sogno più grande: indossare la maglia dell’Eintracht Francoforte, la squadra per cui ha sempre tifato.
Poi il calcio è finito. O almeno così pensava. Eckerlin è cresciuto a Erbach, una piccola città nei dintorni di Francoforte, e il pallone è stata «la sua prima passione». Nel settore giovanile si è trovato di fronte anche giocatori destinati a diventare protagonisti del calcio tedesco, come Bastian Schweinsteiger e Mats Hummels. Lui giocava da terzino sinistro, anche se ammette di non essere mai stato «un giocatore tecnico». Piuttosto, scherza, era un combattente. A vent’anni, però, il rapporto con il calcio si è interrotto. Dopo alcune incomprensioni con gli allenatori, ha scelto di lasciare. «Avevo iniziato a fare un po’ di casino e a uscire con gli amici. Ma la mia popolarità con gli allenatori era diminuita. Mi dicevano: “Non puoi fare queste cose”. Ma ero giovane e non avevo nessuno dalla mia parte che mi dicesse: “Calmati e continua per la tua strada”. Così ho detto: “Ok, me ne vado”».
La strada successiva è stata quella delle MMA. E, quasi per paradosso, è stata proprio la carriera da combattente a riportarlo nel luogo che da bambino aveva immaginato come il punto più alto della sua carriera calcistica. Nel 2024 Eckerlin ha affrontato il connazionale Christian Jungwirth al Deutsche Bank Park di Francoforte, davanti a quasi 60.000 spettatori. È stato l’evento di MMA più seguito dell’anno. Sabato tornerà nello stesso stadio, il Waldstadion per chi continua a chiamarlo con il suo vecchio nome, per affrontare il ceco David Kozma a Oktagon 94. Anche stavolta sono attese quasi 60.000 persone.
A 39 anni, Eckerlin sa che il tempo sta finendo. «Questo potrebbe essere il mio ultimo combattimento», dice. E anche in questo caso il luogo ha un peso particolare: «Non c’è modo migliore di smettere che farlo a casa mia, nel mio cortile». Nel frattempo, dall’altra parte della Manica, la sua vecchia vita da calciatore continua a tornargli incontro. Eckerlin conosce Fabian Hurzeler, allenatore del Brighton, grazie a un amico che aveva giocato con lui a Monaco di Baviera. È stato proprio Hurzeler a invitarlo in Inghilterra, dove ha trascorso tre giorni lavorando con la squadra. Tutti, racconta, hanno imparato bene le tecniche che aveva portato dagli allenamenti di MMA. Ma tre giocatori in particolare sembravano avere qualcosa in più. «Danny Welbeck, James Milner e Lewis Dunk avevano una sensibilità particolare per questo tipo di lavoro». È difficile sapere quanto quei tre giorni abbiano davvero inciso sui risultati del Brighton. Eckerlin è il primo a non volerlo stabilire. Ma la sua storia ha qualcosa di circolare: un bambino che voleva giocare nel proprio stadio, un calciatore che ha abbandonato il pallone, un combattente che è tornato davanti a 60.000 persone e, nel frattempo, un uomo delle MMA chiamato da un club di Premier League per insegnare ai suoi giocatori una cosa che lui ha imparato da sempre: come stare dentro un duello. Il calcio, per Eckerlin, non è mai davvero finito, ha semplicemente trovato un altro modo per tornarci.