È inutile nasconderlo: la vittoria della Polonia e l’eliminazione dell’Italia nei quarti di finale, al termine di una partita molto tirata contro la Finlandia, non sono lo scenario che i tifosi degli Azzurri si auspicavano per l’Eurovolley maschile del 2026. Il fatto che la Final Four si giocasse a Milano, al termine di un vero e proprio giro del Paese che ha toccato Napoli, Modena e Torino (e altre città europee: Sofia, Tampere e Cluj-Napoca), in qualche modo, genera un’ulteriore e inevitabile amarezza. Eppure, eppure, sarebbe sbagliato parlare di occasione persa. Sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista logistico, per poi arrivare a quello legato all’atmosfera che ha ammantato l’intero torneo.
Partiamo dal campo: l’Italia di Fefè De Giorgi non ha messo in mostra la miglior versione di sé, questo è evidente, ma in molti segmenti del suo Europeo ha dato la sensazione di essere una squadra veramente forte. Anche e soprattutto se pensiamo che gli Azzurri hanno dovuto cambiare molto prima e durante il torneo, sia per l’inevitabile chiusura di un ciclo – Anzani ha lasciato la Nazionale dopo l’oro mondiale dello scorso anno – che per i problemi fisici che hanno colpito, tra gli altri, Russo e Michieletto.
Insomma: quello che si è visto in alcuni momenti di Eurovolley 2026 non è tutto da buttare, anche perché di fatto l’Italia è andata a pochissimi punti dal prendersi il pass per la semifinale. E nel frattempo, pur senza esprimersi al massimo, ha lavorato per creare una nuova chimica – di gioco, ma anche umana – in un gruppo che, nel giro di meno di 24 mesi, dovrà difendere il titolo mondiale e poi proverà a prendersi l’ultimo (e unico) alloro che gli manca: la medaglia d’oro olimpica. Si giocherà tra un anno nei palazzetti della Polonia e poi nel 2028 a Los Angeles, sede dei Giochi Olimpici Estivi.
In questa lunga rincorsa, l’Italia potrà contare su un pubblico sempre più vasto, sempre più appassionato. È questa la grande eredità degli Europei 2026. Ce ne siamo accorti guardando/registrando i sold out in tutti i palazzetti in cui hanno giocato gli Azzurri, rilevando gli ascolti registrati in tv in occasione delle partite (il quarto tra Italia e Finlandia ha sfiorato i tre milioni di spettatori in media sommando i dati di Rai Due e di Sky), scorrendo i feed dei principali social network.
E allora si può dire: Giannelli, Balaso, De Giorgi e tutti gli altri componenti della Nazionale non sono riusciti a conquistare un altro titolo, va bene, ma sono stati i protagonisti assoluti dell’ultimissima parte della nostra estate sportiva. Anche senza vincere, sono riusciti a consolidare il legame con il loro pubblico, a fare un’ulteriore mano di vernice luccicante sulla pallavolo italiana, un’eccellenza storica del nostro sport cheha sempre trovato il modo di crescere, di evolvere, sia a livello tecnico che di appeal. Lo dimostrano i risultati raggiunti sul campo, ma anche il successo riscontrato nell’organizzazione degli Europei. Tanto per dire: la finale tra Polonia e Francia si è giocata al Forum di Assago davanti a 11mila spettatori, un numero davvero significativo se consideriamo l’assenza della Nazionale azzurra.
Ecco: questa passione, per l’Italia e per il volley in generale, è un patrimonio gigantesco. Per tutto il movimento, naturalmente, ma anche per chi lo sostiene. In questo senso, Eni ha avuto un ruolo importante: l’azienda è stata sponsor nazionale degli Europei per le partite delle tappe italiane, ed è al primo anno di una partnership con la FIPAV che durerà fino al 2028. Uno dei valori che sta alla base di questa collaborazione è lo spirito di squadra, e in questo senso gli Europei hanno regalato dei grandi risultati: in campo, ma soprattutto dentro e fuori i palazzetti, l’Italia ha sempre dimostrato di essere una squadra molto unita. Composta dai giocatori, dal commissario tecnico, da tutto lo staff e anche dalla sua gente, da un popolo di appassionati sempre più ampio. Che si è fatto sentire dal vivo, ma che ha tifato fortissimo davanti alla tv come a tutti gli altri dispositivi che hanno trasmesso le partite. Il fatto che tutto questo affetto si sia manifestato anche in un torneo non esaltante, almeno dal punto di ciò che è avvenuto in campo, è un’evidenza ancora più preziosa. È l’energia perfetta con cui ripartire in vista del futuro.