Quando dei calciatori si mettono a criticare le traiettorie di un pallone, e non succede così di rado, la mente degli appassionati storici corre subito all’indimenticabile caso-Jabulani. Per chi non ricorda, o per chi non può ricordarlo, ecco un po’ di contesto: per i Mondiali del 2010, assegnati al Sudafrica, adidas progettò un pallone – chiamato Jabulani, appunto – che fu clamorosamente attaccato da più parti per il modo in cui rispondeva alle sollecitazioni in campo. Giocatori di movimento, portieri e anche allenatori – Fabio Capello, allora ct dell’Inghilterra, lo definì «il peggior pallone mai visto» – ebbero molto da ridire su quel prodotto, che è inevitabilmente rimasto avvolto in una sorta di aura leggendaria. Ora, però, proprio Jabulani sta vivendo un’incredibile seconda vita: come racconta il Guardian in questo articolo, è diventato un vero e proprio oggetto di culto tra i praticanti del footgolf, una disciplina crossover tra calcio e golf.
Un dato su tutti: per i Jabulani ancora inscatolati, quindi non ancora gonfiati, le quotazioni arrivano a toccare i 600 euro. E il trend è ancora in aumento. Ben Clarke, uno dei migliori giocatori di footgolf al mondo, ha dichiarato che «la nostra percezione, oggi, è esattamente opposta a quella dei calciatori del 2010: ci fidiamo ciecamente di Jabulani, lo utilizziamo per quello che è a tutti gli effetti uno sport ad alta precisione». Di fatto, secondo le spiegazioni tecniche legate a questa seconda vita di Jabulani, quello che venne accolto come un difetto 16 anni fa – la termosaldatura a otto pannelli rispetto ai 14 dei palloni tradizionali – è diventato un pregio enorme per i giocatori di footgolf. Che, di fatto, si ritrovano a poter praticare il loro sport con una sfera liscissima ed estremamente rotonda, priva di cuciture. In questo modo, il tiro di maggior precisione – quello effettuato con il cosiddetto “piatto”, la parte interna del piede – può assumere maggior potenza senza perdere in rotazione.
Ben Clarke possiede tre Jabulani in scatola, ma negli ultimi anni ha smesso di comprarne. Proprio perché, come detto in precedenza, le quotazioni sono schizzate in maniera incontrollata. Sean Rontree, direttore dell’organo che gestisce il footgolf in Inghilterra, ha detto che «arriverà un momento in cui non ci saranno più Jabulani sul mercato. Abbiamo parlato con adidas chiedendogli di produrne altri, ma i numeri che hanno richiesto affinché sia un business redditizio, ovvero circa 10mila esemplari, sono fuori dalla nostra portata». Ed è un davvero un peccato, non solo per il footgolf: in fondo anche chi l’ha criticato, a suo tempo, non può aver dimenticato Jabulani.