Senza che ce ne accorgessimo, o quasi, l’Atlético Madrid è diventato una squadra che fa tanto possesso palla (e che segna gol dopo azioni con moltissimi passaggi)

In Spagna lo chiamano già "Atleti-taca": esagerazione o rivoluzione?
di Redazione Undici 30 Settembre 2026 alle 20:14

Forse a volte è rimasto vittima del suo stesso personaggio, della sua stessa filosofia. Ma se Diego Pablo Simeone è al timone dell’Atlético Madrid da ben 15 anni – senz’altro un record, per gli standard del calcio moderno -, non può essere soltanto per riconoscenza verso i risultati o attaccamento all’immagine collettiva che ha fatto conoscere i Colchoneros agli occhi del mondo. Anche in questo sport, soprattutto in questo sport, bisogna sapersi adattare. E proprio quando più di qualcuno – tra stampa e osservatori – cominciava a darlo per finito, Simeone sembra essersi inventato un Atlético completamente diverso da tutte le sue versioni precedenti.

Perché oggi è una squadra che segna. È una squadra che fraseggia. È una squadra che gioca. E ancora più importante, è una squadra tornata a vincere: cinque partite su otto fin qui disputate in stagione. Non si tratta di numeri necessariamente da sballo, ma molto significativi per come sono arrivati. Soprattutto guardando il verdetto del campo nel derby di Madrid contro il Real: oltre a un’importante affermazione per 2-1, che è valsa il secondo posto in classifica dietro l’inarrivabile Barça, Alvarez e compagni hanno dominato ogni fase della partita. 18 tiri contro 8. 61% di possesso palla. Quasi il doppio dei passaggi completati rispetto ai blancos. In altre parole, addio corto muso, attendismo, battaglie di nervi. Addio Cholismo.

E bentornato Cholo, semplicemente. Proprio ora che il suo Atleti si ritrova in debito di talenti e veterani storici – eccezion fatta per l’inossidabile Koke -, ecco che l’allenatore ha capito come puntare sulle nuove leve riplasmando il modo di giocare della squadra in base alle caratteristiche dei giocatori odierni – e rigenerando la vena realizzativa di Jonathan David, fra le altre cose. Facile a dirsi, assai complicato da eseguire con tanta efficacia e in così poco tempo. Tralasciando una brutta uscita a a vuoto a Bilbao, finora i Colchoneros hanno sempre giocato a viso apertissimo: anche contro il Liverpool, in occasione del loro secondo ko stagionale, sono usciti sconfitti da Anfield di misura e facendo proprio il dato del possesso palla. Più in generale è stato così in sette di queste prime otto partite del 2026/27, superando ogni volta i 500 passaggi tentati.

E proprio il gol-partita siglato dall’ex Juve contro il Real rappresenta l’apice di questo nuovo credo: David è riuscito a segnare dopo 22 passaggi consecutivi che hanno coinvolto ben nove giocatori diversi, per 63 secondi di azione ininterrotta prima che il pallone si sia incassato alle spalle di Courtois. Un primato assoluto nella stracittadina madrilena, da quando Opta registra questo tipo di dati. E una ragnatela tessuta con pazienza, mentre l’Atlético si ritrova con il terzo miglior attacco della Liga nel segno di un’impostazione inedita: magari si rischia qualcosa di più nelle retrovie, ma può valerne la pena. Soprattutto se i Colchoneros hanno trovato il modo di far circolare il pallone a questi livelli. Oggi AS titola perfino “Atleti-taca”, aprendo lo spunto di questo approfondimento: se non un’incoronazione alla brillante ersatilità di Simeone, poco ci manca.

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