A vederli così sembrerebbero dei ragazzi appena laureati. La toga, il cappello, il discorso, come nelle migliori delle tradizioni anglosassoni. E invece sono calciatori di Premier League che hanno la bacheca di casa piena di trofei eppure, ancora prima di smettere di giocare, hanno cominciato a pensare al loro futuro. Si tratta della classe della PFA Business School che, come spiega la BBC è il percorso di formazione della Professional Footballers’ Association, il corso che in Inghilterra serve a diventare lavorare nel calcio di alto livello. Quest’anno ha coinvolto, tra gli altri, il centrocampista dell’Everton Kiernan Dewsbury-Hall, l’attaccante del Coventry City Taiwo Awoniyi e diversi volti noti del calcio inglese.
La cerimonia di proclamazione di fine corso si tiene all’Emirates Stadium dell’Arsenal. A raccontare al gruppo quanto possa essere utile studiare anche mentre si gioca è César Azpilicueta. L’ex difensore del Chelsea ricorda, quasi con un sorriso, la mattina della finale di Champions League del 2021. Mentre si preparava alla partita più importante della sua carriera, da giocare per altro con la fascia da capitano attaccata al braccio, liui si era messo a studiare. Un modo per allontanare per qualche ora la tensione di una serata che avrebbe poi si sarebbe conclusa in gloria, visto il Chelsea riuscì a battere 1-0 il Manchester City a Porto. Dewsbury-Hall, invece, è arrivato a Londra in treno dal Merseyside (gioca nell’Everton dall’estate 2025) per partecipare alla cerimonia. Lo fa in un momento particolarmente positivo della sua carriera, ma ha scelto comunque di completare prendersi un riconoscimento post laurea in Global Football Sport Directorship, un percorso dedicato alla gestione e alla direzione sportiva nel calcio.
«Spero di avere ancora tanto tempo davanti a me nel calcio. Ma, come persona, cerco sempre di imparare e di crescere anche lontano dal campo. Non voglio smettere di giocare e poi semplicemente stare fermo senza fare nulla» ha detto alla BBC Sport. «È qualcosa che mi interessava davvero. Se un giorno lo userò, lo vedremo. Ma penso sia sempre meglio farlo adesso piuttosto che aspettare di aver smesso di giocare. Se prima o poi dovesse presentarsi un’opportunità, almeno avrò qualcosa che potrà aiutarmi».
Quelli che hanno studiato – o che studiano – per diventare ds non sono soltanto calciatori che stanno pensando a cosa fare dopo il ritiro. Sono potenziali protagonisti del calcio del futuro. Tra loro c’è anche Taiwo Awoniyi, 29 anni, passato in estate dal Nottingham Forest al Coventry e ancora nel giro della Nazionale nigeriana – impegnata nel percorso di qualificazione alla Coppa d’Africa 2027. Per lui lo studio non è una novità. Ha continuato a formarsi per tutta la carriera: «Ho una laurea in business management e un altro diploma, quindi questa è la mia terza qualifica», spiega. Suo padre ha sempre avuto un approccio molto rigoroso nei confronti dell’educazione. A un certo punto, la sua insistenza sugli studi ha rischiato persino di mettere in discussione la possibilità che il figlio inseguisse una carriera nel calcio. Awoniyi, però, è passato dalla Imperial Soccer Academy al Liverpool e ha poi costruito la propria reputazione in Germania, soprattutto con l’Union Berlino. «Dico alle persone che sono un sognatore silenzioso» ha ammesso il giocatore del Coventry. «Ho sempre pensato che l’istruzione fosse importante. Avevo promesso a mio padre che, se avessi giocato a calcio, avrei continuato a studiare. È quello che ho fatto e ne sono orgoglioso».
Il corso è stato costruito per convivere con la carriera sul campo. I seminari vengono organizzati cercando di evitare sovrapposizioni con partite e allenamenti e i giocatori possono studiare nel tempo libero. Dewsbury-Hall racconta di aver ricevuto anche qualche occhiata stupita mentre studiava sull’iPad durante i viaggi di ritorno dalle trasferte. Ognuno dei diplomati ha una storia diversa. Per Steve Cook, difensore del Wycombe Wanderers ed ex capitano del Bournemouth in Premier League, il corso ha significato tornare sui libri per la prima volta dai tempi della scuola. Ha già ottenuto le qualifiche da allenatore e sa di essere ormai nella parte finale della sua carriera in campo.
«Non si tratta solo di prepararsi alla vita dopo il calcio. Si tratta anche di diventare una versione migliore di te stesso durante la tua carriera» ha spiegato Azpilicueta, che ha smesso di giocare al termine della scorsa stagione. Per lo spagnolo, lo studio è sempre stato parte della propria vita e ha contribuito a costruire il leader che è diventato dentro e fuori dal campo. Aveva iniziato a giocare da professionista a 17 anni con l’Osasuna, la squadra della sua città. Fino a quel momento aveva continuato a studiare, poi aveva interrotto gli studi con l’ingresso nel calcio professionistico. Anni dopo, durante i nove anni trascorsi al Chelsea, era tornato sui libri per completare un MBA alla Harvard University, negli Stati Uniti. Il rapporto tra calcio e formazione è emerso in modo quasi emblematico proprio prima della finale di Champions League del 2021. La partita più importante della sua carriera di club si avvicinava e lui aveva scelto di studiare: «Normalmente avrei fatto un pisolino dopo pranzo se la partita fosse stata in programma più tardi, ma quel giorno era impossibile. Sentivi i tifosi e sapevi che stava per arrivare una partita importante. Avere gli studi mi ha aiutato anche a concentrarmi e a migliorarmi lontano dal calcio», ha raccontato lo spagnolo.
Dopo aver chiuso la carriera tra Atletico Madrid e Siviglia, Azpilicueta non ha intenzione di avere fretta nella scelta del prossimo passo. Il corso della PFA porta agli studenti anche figure di primo piano del settore, come Paul Barber, amministratore delegato del Brighton, con l’obiettivo di mostrare loro come funzionano le diverse aree dell’industria calcistica. Per ora, molti dei diplomati continueranno a pensare soprattutto al campo. Ma tra i cappelli e le toghe dell’Emirates potrebbero esserci anche alcuni dei futuri allenatori, dirigenti e direttori sportivi del calcio inglese. E, magari, qualcuno che un giorno contribuirà a cambiare il gioco da una prospettiva diversa da quella a cui è abituato.