Nike ci ha portato dentro una nuova generazione di atlete, dentro un nuovo modo di vivere lo sport

Chiara Beccari, Kelly Doualla, Sarah Fahr e Benedetta Pilato sono i volti del presente e del futuro. E, in un podcast organizzato nell’ambito di Aura Sport & Cultura Award, hanno raccontato come si fa a entrare da giovanissime nello sport d’élite (e a rimanerci).
di Redazione Undici 01 Ottobre 2026 alle 13:13
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Non è facile – anzi: è praticamente impossibile – raccontare le nuove generazioni con gli stessi strumenti e gli stessi linguaggi utilizzati per quelle precedenti. Questo discorso vale sempre, e vale soprattutto quando si tratta di atleti e atlete: siamo dentro un tempo estremamente complesso, in cui l’età media degli sportivi d’élite si è abbassata moltissimo. E così finisce che gli allenamenti, la preparazione mentale e la costruzione del rapporto coi media e col pubblico si mescolino con aspetti che vivono tutti i ragazzi del mondo, vale a dire la costruzione di una personalità che è inevitabilmente ancora acerba, la gestione del successo, delle pressioni, dei sacrifici che servono per performare ai massimi livelli. Siamo partiti proprio da qui per il live podcast Generazione Futuro, powered by Nike, organizzato alla Triennale di Milano, dentro lo Spazio Voce e nell’ambito di FUORI AURA – le attività organizzate in occasione della serata-evento che ha concluso l’edizione 2026 di Aura Sport & Cultura Award, il premio ideato da Undici per celebrare i volti più rappresentativi dello sport italiano.

Ecco, appunto: oggi il meglio dello sport italiano coincide con una nuova generazione di atleti e atlete che però, di fatto, sono ancora giovanissimi. Come Chiara Beccari, Kelly Doualla, Sarah Fahr e Benedetta Pilato, protagoniste assolute delle discipline più amate e più seguite: il calcio, l’atletica leggera, la pallavolo, il nuoto. Ad accompagnarle, in quella che è stata una vera e propria chiacchierata tra amici, c’erano Francesco Paolo Giordano, managing editor di Undici, e la creator Lisa Offside.

Nel corso del live podcast, grazie ai loro racconti, è venuto fuori un mondo nuovo. Un mondo in cui lo sport viene vissuto, interpretato e quindi raccontato in maniera completamente diversa rispetto al passato. Perché è totalmente mutata la consapevolezza delle atlete, perché i social media hanno un ruolo decisivo nel rendere più accessibile – ma anche più esposta – la loro vita, perché per entrare nell’élite, ma soprattutto per rimanerci, è fondamentale lavorare sul benessere mentale, sull’autostima, sulla consapevolezza, sull’accettazione dell’errore. Il tutto, naturalmente, senza trascurare la propria dimensione umana, la propria identità al di fuori dei campi da gioco, delle piste, dei palazzetti, delle piscine.

«Gioco a pallavolo a certi livelli da quando ho 13 anni», ha raccontato Sarah Fahr, per esempio. «Sono partita dalla Serie C quando ero ancora una bambina, poi c’è stata scalata fino alla massima serie. Questo mi ha permesso di adattarmi gradualmente fino al passaggio in Nazionale a 16 anni. Arrivarci così giovane è stato in realtà un vantaggio: ti scontri con la realtà, vedi a che punto sei e quali sono i passi ancora da fare». Kelly Doualla ha solamente 16 anni, ne compirà 17 il prossimo 20 novembre, eppure ha già vissuto il momento in cui «sono arrivati gli agenti, i social media manager, gli sponsor: lì capisci che forse stai compiendo un passo importante nella tua carriera. Imparare a gestire certe pressioni, in pista e non solo, quando sei così giovane, è difficile: spesso in gara ho paura di non riuscire a confermare ciò che ero riuscita a dimostrare in passato. Ma sto imparando a prendere le cose nel modo giusto: ho capito che devo solo divertirmi e fare ciò che più mi piace. Essere me stessa mi permette di vincere e di farlo con il sorriso».

Benedetta Pilato ha raccontato una storia simile: «All’inizio gestire la pressione è stato facile, perché semplicemente non mi rendevo conto di quello che stava accadendo. Sono tornata dal Mondiale con un argento al collo e pochi mesi dopo ho iniziato il liceo. Dopo aver battuto il record del mondo nei 50 metri rana, invece, l’impatto è stato più duro: ero ancora molto piccola e dovevo andare in vasca e fare i conti con il fatto di essere la più forte di sempre in quella disciplina. I momenti di difficoltà sono stati tanti, e anche se spesso mi hanno fatto sentire sbagliata, non ho mai rinunciato a quella che sono».

Per Chiara Beccari, invece, il momento più difficile è quello che sta vivendo adesso: ha esordito in Serie A a 16 anni, a 18 ha vinto il titolo di miglior giocatrice Under 21 della Serie A e ha esordito in Nazionale; ora è ferma da cinque mesi per un infortunio al legamento crociato, eppure «non mi abbatto, anzi. Ne sto approfittando per trovare un equilibrio con me stessa fuori dal campo. Ritrovarsi da un giorno all’altro con tutti questi mesi vuoti, con tutti i weekend liberi, può farti sentire spaesata. Nike è stata di grande supporto anche da questo punto di vista: curano ogni atleta a 360 gradi, ti fanno sentire ascoltata. Si può dire che sono cresciuta con loro, perché sono arrivati quando ero ancora molto giovane».

Nel corso della chiacchierata è emerso chiaramente come l’impegno di Nike, che affianca Beccari, Pilato, Doualla e Fahr, sia quello di accompagnare e sostenere le atlete lungo tutto il loro percorso, soprattutto nei momenti più complessi. In questo senso, il lavoro fatto proprio con il calcio femminile rappresenta un esempio significativo: negli ultimi anni la nuova generazione di giocatrici viene ascoltata come mai prima, le soluzioni sviluppate per loro sono customizzate sulla base di indicazioni chiare, il gioco diventa solo un modo per raccontare delle storie che vanno al di là dei prodotti, che dicono tanto a livello di stile e di cultura, che si rivolgono a un’intera community. Che raccontano un’intera generazione. Una generazione tutta proiettata nel futuro, ma che in realtà ha un impatto enorme già nel presente.

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