L’esperimento sembra riuscito. Grazie al Mondiale giocato in casa, e alla crescita della MLS, gli appassionati americani di calcio hanno superato, almeno per numero assoluto, quelli di hockey. La MLS, quindi, pare sia diventata la terza lega dello sport professionistico americano, prendendo il posto della NHL. A raccontarlo è Bloomberg, che naturalmente prende in considerazione diversi fattori. Secondo un sondaggio di Morning Consult realizzato per il media a settembre, il 46% degli americani si considera oggi tifoso di calcio. Sono dieci punti percentuali in più rispetto a una rilevazione analoga condotta a maggio, quindi prima dell’inizio della Coppa del Mondo. Una crescita che ha permesso al soccer di superare l’hockey su ghiaccio e la NHL nella popolarità complessiva e di avvicinarsi al college basketball. Il salto è particolarmente evidente tra le generazioni più giovani. Prendendo in considerazione le Gen Z, la percentuale di chi si considera appassionato, anche solo occasionalmente, è cresciuta di 16 punti. Oggi il 61% degli appartenenti a questa fascia d’età dice di seguire il calcio. Davanti ci sono soltanto NBA, al 67%, e NFL, al 73%.
È il dato forse più significativo di una crescita che gli Stati Uniti inseguono da decenni. Il calcio americano aveva cominciato a costruire le proprie fondamenta proprio in occasione del Mondiale 1994, ospitato dagli Stati Uniti. Due anni più tardi era partita la prima edizione della Major League Soccer, istituita prima dell’inizio del torneo, con appena dieci squadre. Trent’anni dopo i club sono triplicato e il ritorno della Coppa del Mondo ha dato un’ulteriore accelerazione. La MLS sostiene che, dopo la Coppa del Mondo, siano aumentati sia gli spettatori complessivi sia le vendite dei biglietti. Anche sui social network il movimento ha guadagnato terreno: la lega e i suoi club hanno raccolto quasi sei milioni di nuovi follower dalla fine del torneo.
L’effetto non riguarda soltanto chi guarda le partite. Anche i programmi giovanili della MLS, infatti, hanno registrato un aumento di circa il 40% dei partecipanti rispetto allo scorso anno. È un altro elemento che può cambiare il peso del calcio nello sport americano. Perché se il pubblico televisivo può essere condizionato dal fascino di un grande evento, il numero di bambini che iniziano a giocare racconta qualcosa di più: la possibilità che il calcio entri nelle abitudini sportive dei giovani americani, dopo decenni passati nelle retrovie.
Il Mondiale ha comunque avuto un impatto enorme anche sul fronte televisivo. La finale ha superato i 62 milioni di spettatori negli Stati Uniti, stabilendo un altro record per il torneo. Come detto, però, l’impennata non è stata uniforme. Anzi: il divario generazionale si è anzi allargato. La Gen Z è quella che ha mostrato l’incremento maggiore, mentre tra i Baby Boomer il calcio continua a incontrare molte più resistenze. Più della metà dei Baby Boomer intervistati ha dichiarato di non aver seguito in alcun modo il Mondiale: niente partite in televisione, niente highlights, nemmeno articoli o notizie sul torneo. E circa un quarto ha detto che la Coppa del Mondo ha addirittura ridotto il proprio interesse per il calcio.
Anche questo fa parte della fotografia dell’America calcistica del 2026. Il soccer non ha conquistato tutti allo stesso modo e non ha cancellato dall’oggi al domani la distanza che ancora lo separa dagli sport più radicati nel Paese. Ma i numeri suggeriscono che la sua base si è allargata, soprattutto tra i giovani. Il risultato è che il calcio ha superato la NHL nel numero di americani che si definiscono tifosi. Non significa che sia diventato improvvisamente lo sport dominante negli Stati Uniti: football, basket e baseball restano riferimenti enormemente più consolidati. Ma la gerarchia, soprattutto tra le nuove generazioni, si sta modificando. Il calcio americano può guardare ai dati del post-Mondiale e vedere una crescita che attraversa età diverse, porta nuovi spettatori alla MLS, avvicina nuovi bambini all’attività sportiva e, soprattutto, mette il soccer davanti a uno degli sport tradizionali del Paese. Il Mondiale non ha trasformato l’America in un Paese calcistico dall’oggi al domani. Ma ha dimostrato quanto grande fosse già il pubblico disposto ad ascoltare.