Sì, è vero: Gianluigi Donnarumma è stato l’indiscutibile MVP di Francia-Italia 1-1, e questo vuol dire che la squadra di Zidane ha costruito un numero elevato di occasioni nitide. Allo stesso tempo, però, chi ha visto la partita non può dire – e tantomeno pensare – che la prestazione della Nazionale di Mancini sia stata esclusivamente e/o puramente difensiva, che il pareggio finale sia completamente immeritato. La verità, come succede spesso, sta nel mezzo: gli Azzurri hanno sofferto la qualità abbacinante della Francia, spesso sono stati salvati dal loro portiere – che però è e resta un membro della squadra, quindi i suoi interventi non sono soltanto questione di fortuna – ma hanno anche espresso delle buonissime cose.
Il punto è proprio questo: un’Italia totalmente disastrata – o almeno questa era la percezione generale e universale della squadra di Mancini, soprattutto dopo la brutta sconfitta interna contro il Belgio – è andata a Saint-Denis a sfidare la Francia, per altro nel giorno dell’esordio di Zidane in casa come commissario tecnico, e in diversi segmenti della partita è stata all’altezza dei Bleus. In ogni caso è stata dentro la gara. Dall’inizio alla fine, non ne è uscita mai. Ha sbandato in alcuni frangenti, ma quale Nazionale del mondo non sbanderebbe contro Dembélé, Olise e Doué? È riuscita a pareggiare con un’azione impregnata di coraggio, di pura accettazione del rischio. Nel finale sembrava addirittura poter vincere, ma francamente sarebbe stato troppo.
Tutti questi segnali positivi sono da attribuire al lavoro di Roberto Mancini. A cui sono bastati poche ore di lavoro, e forse in questo senso lo schiaffo preso contro il Belgio è stato salutare, per individuare subito delle figure e dei concetti chiave da cui ripartire. Perché non è solo questione di 4-3-3 liquido con tre calciatori che nei loro club giocano da prima punta (Kean e i fratelli Esposito) schierati tutti insieme, ma è anche un discorso che riguarda l’inserimento di Kayode nello slot di terzino destro, l’utilizzo di Frattesi come attaccante-ombra, il supporto costante di Calafiori alla costruzione del gioco, l’aggressività senza timori manifestata da Scalvini e Bastoni nel contesto di un pressing forse non sempre intensissimo, va bene, ma ben congegnato e discretamente cordinato.
Ecco, appunto: il gol realizzato Bastoni, lo vedete sopra dentro la sintesi della partita, è un messaggio chiaro: questo sistema e questo atteggiamento sono credibili, anche perché sono potenzialmente funzionali ai giocatori dell’Italia. Non a tutti, forse, ma a quelli più in palla in questo momento: Scalvini e Bastoni (anche da centrale di una linea a quattro) e Calafiori che li sorveglia, che li assiste da vicino; Tonali, Sebastiano e Pio Esposito; ancora Kayode, che in teoria sarebbe un quarto e invece interpreta il ruolo come un esterno a tutta fascia. Di quelli offensivi, per giunta.
Poi certo, ripetiamo: la Francia ha sicuramente fatto qualcosa in più rispetto all’Italia, inoltre ha dato la sensazione di dominare il possesso e di respingere gli attacchi azzurri come se Upamecano e Jacquet formassero un muro invalicabile. Eppure, nonostante la supremazia della squadra di Zidane, l’Italia ha saputo costruire/guadagnarsi delle occasioni importanti. L’ha fatto nel primo tempo, l’ha rifatto nella ripresa dopo che Olise aveva trovato l’unico modo possibile per battere un Donnarumma versione-piovra. Quando mancavano pochi minuti alla fine, poi, gli Azzurri hanno addirittura “spinto” un ingenuo Upamecano a beccarsi un’espulsione. Non sono cose né eventi da poco. Anzi: è tanta roba. Soprattutto se pensiamo all’abisso dal quale è (ri)partita l’avventura di Mancini come ct, e alla pessima figura fatta all’Olimpico contro il Belgio.
Insomma, si può dire: proprio perché è riuscita a confrontarsi contro un avversario lontanissimo da sé per qualità individuali e complessive, l’Italia non può che essere soddisfatta della partita giocata contro la Francia. Pure perché il buon impatto dei subentranti Barella e (soprattutto) Vergara ha aperto delle nuove porte al commissario tecnico, nel senso che ha mostrato come ci siano degli altri Azzurrabili interessanti tra i veterani come tra i debuttanti. In un momento storico come questo, tutte queste risposte – tattiche, tecniche, emotive – sono importantissime, sono il carburante che serve per rimettere in moto la macchina, sono come l’aria fresca che entra in una stanza dopo aver tenuto le finestre chiuse per un bel po’ di tempo. Il fatto che ad aprire queste finestre sia stato Roberto Mancini, di nuovo Roberto Mancini, più o meno come avvenne nel triennio d’oro 2018 –> 2021, può essere considerato casuale. Ma solo per chi ci crede, al caso.