In una delle città più elitarie del mondo, Dubai, si svolge la corsa popolare forse più partecipata del mondo. Si tratta della Dubai Run, a cui partrcipano 300mila persone. Un evento gigantesco, che per alcune ore arriva persino a chiudere la principale arteria degli Emirati Arabi Uniti, la Sheikh Zayed Road. Ecco: questa immagine che racconta bene quanto lo sport sia diventato parte del progetto di crescita di Dubai. Come raccontato da El Mundo, il petrolio ha trasformato in poche decine di anni quello che era un villaggio tra deserto e Oceano Indiano in una metropoli ultramoderna. Eppure l’industria petrolifera, oggi, rappresenta meno dell’1% del Pil dell’emirato. L’economia si è diversificata e poggia soprattutto su turismo, commercio e settore immobiliare. E, se guardiamo all’apertura di Dubai verso il resto del mondo, pochi strumenti hanno la forza dello sport.
Nemmeno la recente crisi legata alla guerra in Iran ha fermato questa strategia. Mentre il Medio Oriente era scosso dalle tensioni e persino il Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, si trovava potenzialmente esposto al rischio droni, a Dubai gli eventi sportivi sono andati avanti. «Durante la crisi avevamo», ha spiegato a El Mundo Eisa Sharif Al Marzooqi, direttore del Dipartimento degli Eventi Sportivi del Dubai Sports Council, «molti eventi già programmati, sia al chiuso sia all’aperto. Ci siamo assicurati che tutto procedesse come previsto. Grazie alla nostra solida comunità, abbiamo lavorato per garantire la sicurezza delle persone e fare in modo che tutti fossero al sicuro»
Il Dubai Basketball ha appena ospitato e battuto in Eurolega sia il Real Madrid sia il Barcellona alla Coca-Cola Arena, con alcune delle personalità più conosciute dello sport in prima fila, dalla tennista Paula Badosa a Mario Balotelli. Le squadre di calcio giocano davanti a spalti pieni, il padel continua a essere uno degli sport più popolari, soprattutto grazie ai tornei a cui partecipano diverse legends. E anche golf, tennis, triathlon e rugby trovano spazio in un calendario sempre più fitto.
Tra poche settimane partirà inoltre il Dubai Fitness Challenge, arrivato alla decima edizione. La formula è semplice: per 30 giorni consecutivi, almeno 30 minuti di attività fisica al giorno. Un messaggio rivolto innanzitutto alla popolazione locale, composta per il 90% da espatriati, ma anche ai milioni di turisti che ogni anno arrivano nell’emirato. «Con l’attuale strategia, il contributo dello sport al Pil di Dubai è di 10 miliardi. dieci nostro obiettivo è quasi raddoppiarlo entro il 2033, superando quota 18 miliardi», ammette Al Marzooqi.
Il progetto passa anche dalla collaborazione tra pubblico e privato, favorita da un sistema fiscale particolarmente vantaggioso. E dai nomi che Dubai è riuscita ad attirare nel mondo dello sport: Andrés Iniesta è diventato allenatore del Gulf United, club della seconda divisione emiratina, mentre Andrea Pirlo con lo United FC l’anno scorso è salito in Pro League. Michel Salgado ha il suo progetto calcistico, la Fursan Hispania FC Academy. Rio Ferdinand, insieme alla moglie Kate, porta avanti diverse iniziative per spingere le persone a cominciare a inserire l’attività fisica nella vita quotidiana.
Tutte queste persone, almeno secondo Al Marzooqi, hanno scelto Dubai non soltanto come luogo di lavoro, ma come casa. Ed è proprio questo uno degli obiettivi dell’emirato: continuare a crescere e fare in modo che sempre più persone scelgano di stabilirsi proprio lì. La strategia è contenuta nell’agenda Dubai 2033, un piano di sviluppo nel quale lo sport occupa uno spazio preciso. L’obiettivo è avvicinare sempre più persone all’attività fisica attraverso quattro pilastri: talento, comunità, eventi e club. Oggi sono circa 1,6 milioni le persone che partecipano attivamente alle attività sportive a Dubai. Entro il 2033 il traguardo è arrivare a 2,6 milioni. E non basta praticare sport: l’emirato punta anche ad aumentare il pubblico degli eventi. «Vogliamo superare i quattro milioni di persone che partecipano agli eventi sportivi a Dubai», spiega Al Marzooqi.
Un altro obiettivo è la completa professionalizzazione di allenatori e tecnici, così da costruire «un ecosistema adeguato, con orientamento e formazione di qualità». E poi ci sono i Dubai School Games, una competizione interscolastica che coinvolge gli istituti della città e alla quale partecipano già 8mila studenti. «Quest’anno vogliamo arrivare a 20mila bambini». Per trasformare lo sport in un settore economico e sociale strategico servono però anche infrastrutture e grandi eventi internazionali. L’avveniristica piscina dell’Hamdan Sports Complex ha ospitato i Mondiali di nuoto del 2010. «Abbiamo club pubblici come Al Wasl e Shabab Al Ahli e, attraverso il settore privato, strutture come uno stadio di cricket, questo Hamdan Sports Complex e la Coca-Cola Arena» dice Al Marzooqi.
Il calendario internazionale comprende il Dubai Sevens di rugby, il Dubai Premier Padel e il DP World Tour Championship di golf. «Abbiamo infrastrutture molto solide e un gran numero di campi da golf. Ospitiamo anche HYROX, qui al Dubai Exhibition Centre, e recentemente abbiamo annunciato che a novembre si terrà anche il torneo FIBA 3×3 di basket». La domanda finale riguarda il sogno più grande: i Giochi Olimpici. Dubai pensa davvero a una candidatura? «Tutti i Paesi sognano di organizzare i Giochi Olimpici. Sono qualcosa di incredibile, riescono a unire le persone» conclude Al Marzooqi. Per ora non c’è una candidatura. Ma il messaggio che arriva da Dubai è chiaro: lo sport non è più soltanto intrattenimento. È diventato uno degli strumenti attraverso i quali l’emirato vuole costruire la propria prossima fase di sviluppe e fare soldi. E, in una città nata dal deserto, anche questo fa parte del progetto.