All’inizio viene percepito come un fastidio – soprattutto se l’antipasto è un deludentissimo Italia-Belgio. Poi torna a piacere. A creare assuefazione – soprattutto se il piatto forte è un esaltante pareggio in casa della Francia di Zidane. Ecco che allora la Nations League in versione extended – nessuna novità sul piano della formula, soltanto un rimescolamento delle gare in calendario – dimostra tutta la sua efficacia. Anche in termini di grande pubblico: il tifoso medio ha ancora i Mondiali freschi nella memoria, ha nostalgia per gli inni nazionali e nonostante la pausa arrivi puntualmente nelle primissime battute dei campionati – la fonte del fastidio, appunto – questa finestra di tre settimane, mai così lunga, restituisce molte delle emozioni lasciate in America. Anche a chi, come noi, in America proprio non c’era stato.
Il primo test del nuovo calendario, nel complesso, si può dire che ha funzionato. Sbuffano gli allenatori dei club, per ovvie ragioni. Ma possono sorridere i commissari tecnici – almeno in parte, visto che lo spauracchio infortuni per gli sforzi intensivi resta sempre un grosso tema. Mancini e soci infatti si ritrovano a disposizione un lasso di tempo consecutivo quasi da grande torneo: in tre settimane si può fare parecchio, anche in termini di piani tattici e alchimia di gruppo – e la rapida evoluzione dell’Italia, dopo l’inizio shock contro il Belgio, ne è una dimostrazione plastica. L’iniziativa abbracciata da tutte le Federcalcio internazionali non è poi così traumatica nemmeno per i club, a ben vedere. Perché questo filotto di partite di Nations League – o amichevoli – significa al contempo che non ci sarà una seconda interruzione verso metà ottobre, come è avvenuto fino all’anno scorso. Una pausa più lunga, dunque, in cambio di maggior continuità su entrambi i fronti delle competizioni.
Ma questa è soltanto la teoria, l’aspetto tecnico-logistico che interessa agli addetti ai lavori. Come ha risposto invece il pubblico calcistico a casa e negli stadi? Bene, stando a queste gare di Nations. Molto bene. In gran parte dei Paesi coinvolti. In Germania, il big match contro l’Olanda ha incollato davanti alla tv ben 11 milioni di tedeschi: su RTL, con oltre il 50% di share, si è trattato del programma più visto dalla fine degli scorsi Mondiali. Per carità, gli ingredienti c’erano tutti. L’attesa per Klopp, la curiosità per Xavi. Così come il debutto di Zizou da ct allo Stade de France, in occasione della sfida contro gli Azzurri: 7 milioni di telespettatori francesi, per il 41% di share. Una cifra appena superiore rispetto alle gare contro Turchia e Belgio. Ma nettamente al di sopra dei 5 milioni registrati in media durante le precedenti edizioni di Nations League. Numeri analoghi arrivano anche dalla Spagna, soprattutto in occasione della vittoria a Wembley contro l’Inghilterra. A riprova di un engagement in crescita sostanziale, alimentato dalla durata della finestra stessa.
E in Italia? Nonostante il morale sotto i tacchi per i motivi che ben sappiamo, i numeri dimostrano che c’è ancora tanta voglia di azzurro e di Nazionali. Anzi: anche sulla Rai si può intravedere un trend di ascolti in crescita all’interno di queste tre settimane. 6,3 milioni di telespettatori per Italia-Belgio. 7,38 pochi giorni dopo contro la Turchia, con velleità da programma più visto della prima serata (36,4% di share). In attesa di certificare i progressi sul campo, è utile sapere che un contorno fertile c’è. Eccome.