Il governo della Corea del Sud vuole ridimensionare le esenzioni al servizio militare obbligatorio, mettendo (ancor più) in difficoltà i calciatori e gli sportivi

Le polemiche dopo i Giochi Asiatici hanno spinto Seoul a una reazione negativa, per non dire dura, su uno dei temi più delicati per l'opinione pubblica.
di Redazione Undici 07 Ottobre 2026 alle 17:22

Il fatto che gli sportivi sudcoreani – soprattutto i calciatori – abbiano dei grossi problemi con il servizio militare obbligatorio, un’istituzione storica del loro Paese, è di rilevanza internazionale. Le polemiche per gli atleti costretti a cercare sotterfugi, se non a interrompere (letteralmente) la loro carriera sportiva in altre nazioni, si rincorrono periodicamente. E adesso sono scoppiate di nuovo dopo i Giochi Asiatici, dove la Nazionale sudcoreana ha conquistato la medaglia d’oro e ha fatto scattare l’esenzione per 20 dei suoi 23 giocatori: il capitano Lee Gi-hyuk, nella conferenza stampa successiva alla finale, ha mostrato la medaglia e ha esultato dicendo «non andrò nell’esercito!»; anche un altro componente della rappresentativa, Yang Min-Hyeok, ha detto apertamente di essersi concentrato «sul fatto di poter saltare il servizio militare, più che sulla vittoria di un trofeo».

Come detto tra le righe, il “problema” è che ottenere dei successi sportivi – la vittoria di una medaglia olimpica o dell’oro ai Giochi Asiatici, in particolare – permette agli sportivi sudcoreani di vedersi ridotta la coscrizione obbligatoria, che in media non si esaurisce prima di 20 mesi, in un addestramento “di base” che dura alcune settimane. Di conseguenza, è inevitabile, una vittoria sul campo viene festeggiata anche per questa conseguenza “secondaria” – che poi non è esattamente secondaria, visto che può influenzare in modo decisivo le carriere degli sportivi professionisti.

Il punto è che la politica e l’opinione pubblica sudcoreana  sono molto sensibili in merito a questo tema, e infatti i calciatori della Nazionale di calcio si sono scusati per le loro manifestazioni. E allora, per quanto sia impossibile pensare che un servizio militare concepito in questo modo possa armonizzarsi a una carriera nello sport d’élite, da Seoul hanno reagito in maniera dura: nei prossimi mesi, infatti, verrà riesaminata la modalità in cui vengono concesse le esenzioni, non l’obbligatorietà della leva.

Ad annunciarlo è stato Choi Hwi-young, ministro della Cultura, dello Sport e del Turismo della Corea del Sud: in una conferenza stampa, il membro del governo ha detto che «il sistema deve essere sottoposto a una nuova e approfondita revisione. È vero che finora ha contribuito ad aiutare artisti e atleti eccezionali, che così hano potuto sviluppare le loro capacità in diverse discipline, ma i valori legati all’equità e la percezione pubblica del servizio militare sono cambiati. E allora le esenzioni dovranno essere ridimensionate». In particolare, la revisione dovrebbe tener conto di fattori come l’equità e la diminuzione del numero di uomini in età militare nel Paese. Non c’è ancora una tempistica, ma le polemiche scoppiate dopo i Giochi Asiatici hanno acceso i riflettori sulla facilità con cui gli sportivi sudcoreani riescono a vincere l’oro nella manifestazione continentale –nell’edizione 2026 sono arrivati 39 successi e 150 medaglie complessive. E allora è facile pensare che a Seoul finiranno per non concedere più un’esenzione (quasi) totale a chi compie un’impresa così “semplice”. A maggior ragione, viene da dire, se poi celebra più quella che il proprio successo sportivo.

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