Nel 2027, per la prima volta, l’Asia ospiterà più Gran Premi di Formula Uno rispetto all’Europa, e ci sono tantissimi Paesi che farebbero qualsiasi cosa per ospitare la gara

In termini economici e di prestigio è un'occasione ghiotta per tutti, e anche un po' di più per l'Estremo Oriente.
di Redazione Undici 10 Ottobre 2026 alle 06:58

Sotto a chi tocca. La geopolitica sta sparigliando le carte del mondo, e di riflesso anche della Formula Uno. Guerre e incertezza fanno male anche agli affari sportivi, eppure talvolta possono rivelarsi un’inaspettata fonte di opportunità. Si guardi alla Malesia, per esempio, che negli ultimi mesi si è ritrovata ad ospitare un Gran Premio in extremis dopo la cancellazione di quello del Bahrein per motivi di forza maggiore. Ebbene, sottolinea Stefano Domenicali, chief executive della Formula Uno, «vedere tutto questo entusiasmo, i biglietti andati a ruba, in un Paese che non era più stato sede delle gare per quasi un decennio, significa che l’interesse nella regione è davvero molto forte. E sono convinto che i malesi stessi stiano cercando di sedersi al tavolo delle trattative per assicurarsi un altro slot in futuro».

Perché nel momento in cui si configura il campionato mondiale di Formula Uno del 2027, ecco che i Paesi candidati sgomitano per farne parte. Una cosa è certa, ribadiscono gli organizzatori: non ci sarà alcuna espansione, rispetto all’attuale calendario da 24 Gran Premi stagionali. Esistono però le porte girevoli. Tra contratti in scadenza e possibili imprevisti militari, un certo numero di queste sedi è piuttosto variabile. E per l’anno che verrà, grazie al ritorno del GP di Turchia, la F1 sposterà il proprio baricentro in Asia: per la prima volta nella storia dell’evento, il continente più rappresentato non sarà l’Europa. Così tutti intendono ritagliarsi il proprio spazio. Soprattutto in estremo oriente, dove Malesia, Thailandia, Vietnam e Sud Corea cercano tutti di assicurarsi il proprio slot nell’Olimpo del motorsport.

«Registriamo una grande passione a queste latitudini”, ha spiegato Domenicali, parlando al Financial Times. «Ciascuna sede candidata presenterà i propri punti di forza: noi decideremo quale in base al piano più strutturato e a lungo termine che  ci viene offerto». Dalle infrastrutture ai progetti di sviluppo, dai partner commerciali al bacino d’utenza del pubblico. Si tratta di una vera e propria corsa alla pole position, che richiede in ogni caso fior di investimenti – non sempre ben riposti: il Vietnam sta ancora pagando dazio per la pandemia, che nel 2020 portò all’annullamento della gara all’epoca in programma a Hanoi. Per l’occasione era stato costruito un impianto da oltre mezzo miliardo di dollari, ma in seguito venne abbandonato. Fino alla riscossa di questi ultimi tempi.

Insomma, ci sarà spazio per vederne delle belle. E capire chi sarà la fortunata tigre asiatica che inizierà a ospitare una gara di F1: i contratti di Cina, Giappone e Singapore scadono tutti entro il prossimo quadriennio – anche questa è una notizia. Dunque c’è un certo margine per inserirsi. «L’Estremo Oriente è uno dei mercati più interessanti per noi, quello in cui continua a svilupparsi il futuro della Formula Uno», insiste Domenicali. Fermo restando che il sorpasso sull’Europa, per le stesse ragioni, non è affatto definitivo: dopo il 2027 si potrebbero rimescolare di nuovo le carte in favore del Vecchio Continente, tra sedi che vanno e sedi che vengono. Intanto sarà importante pescare quella giusta già oggi, garantendosi anche qualche opzione di backup: «L’agilità degli spostamenti che abbiamo noi del settore è incomparabile: ogni settimana muoviamo migliaia di persone, tonnellate di materiali da un giorno all’altro, da un posto all’altro. La flessibilità che abbiamo è ancora più forte date le richieste di così tante realtà globali per fare parte del nostro circuito». E per questo in Asia non vogliono lasciarsi scappare un’occasione del genere.

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