È la rivincita del passato sul futuro. Ma anche il segnale che forse, in Australia, il calcio potrebbe prendere presto una nuova piega. Perché il derby di Melbourne tra South e Victoria, con in palio la Coppa nazionale, ha messo in mostra la finale più acclamata nella storia della competizione: quasi 30mila spettatori – nulla di straordinario, se pensiamo al nostro calcio, ma per gli standard oceanici un record. E pazienza se una delle due formazioni in campo non era nemmeno professionistica a tutti gli effetti. Già, perché il South è una società ricca di tradizione, ma da quando nel 2004 fu fondata la A-League australiana, riscrivendo le gerarchie calcistiche locali, è stata tagliata fuori da nuovi club nati ad hoc per l’occasione, all’interno di ambiziosi progetti commerciali non sempre così riusciti. Vi ricordate? Tra le squadre di “nuova generazione” c’è anche il Sydney FC che fece di Alex Del Piero il testimonial più vivido del movimento. E anche il Melbourne Victory, appunto. Non il South, tagliato fuori dal banchetto dei paperoni e di lì a poco relegato in campionati satelliti tra i semi-dilettanti.
La premessa era d’obbligo, proprio per far capire la portata eccezionale di questo incontro. Rendendosi protagonista di un cammino alla Steven Bradbury – visto che di imprese australiane stiamo parlando -, il South Melbourne si è ritrovato in finale di Australia Cup contro ogni pronostico e dato statistico. Perché mai una squadra esterna alla A-League, in questi due decenni, era riuscita ad andare tanto avanti nella competizione. Non solo: in finale avrebbe trovato una big moderna come i concittadini del Victory. Entrambi i club hanno vinto quattro campionati australiani, ma in due universi paralleli e altrettante epoche diverse – quando il campionato stesso aveva altro nome e struttura: fino al 2004 si chiamava National Soccer League. E se il Victory è un progetto sportivo nato a tavolino, il Melbourne South è una realtà ricca di tradizione. È noto anche come Hellas, perché fu fondato dalla folta comunità greca presente nella metropoli e continua a rappresentarne il patrimonio migratorio. Oltre ai fasti del passato – contesi soprattutto con i Marconi Stallions, altra grande d’antan spazzata via dal progetto A-League – annovera anche delle gemme calcistiche senza senso. Su tutte Ferenc Puskas, che è stato allenatore dei giocatori in maglia blu a cavallo del 1990. Tra questi – all’epoca era un onesto difensore – figurava Ange Postecoglou, che in futuro sarebbe diventato il commissario tecnico dell’Australia e avrebbe guidato il Tottenham a uno storico trionfo in Europa League.
Insomma, di fotografie sbiadite ma preziose ce ne sono. Oggi però l’album va aggiornato con un’istantanea a colori destinata a diventare virale. Perché è successo davvero: alla fine il South Melbourne ha battuto i rivali del Victory nel modo più rocambolesco. 0-0 al 90′, sotto di un gol all’inizio dei tempi supplementari e rete dell’insperato pareggio – firmata da Maximilian Mikkola, per onor di cronaca – al 117′. Il Melbourne Victory, che naturalmente partiva con tutti i favori del pronostico, è incappato nella classica partita di presunzione mista a sfortuna – anche due pali a referto e diversi errori sotto porta. Cioè l’unico viatico per portare la sfida ai rigori, visto il divario tecnico in campo – la vittoria del South, alla vigilia, era quotata 5 a 1. Poi, dagli undici metri, si è consumato il finale da film. La Cenerentola del torneo non sbaglia un colpo e vince 4-3. Per il South Melbourne, Hellas, il vecchio calcio, è un risultato epocale. Ma lo è anche per il nuovo, chiamato a prendere atto che l’interesse degli australiani va ben oltre la A-League e che il salto di qualità auspicato con la lega moderna non è stato poi così considerevole. Un verdetto di campo e di pubblico che potrebbe anche fornire l’occasione per togliere le barriere all’entrata della A-League, aprendo così a un sistema all’europea con promozioni e retrocessioni. Ferma restando una finale di Coppa che resterà negli annali, in ogni caso.