L’uscita di GTA VI è un evento così grandioso che in America hanno paura che gli ascolti dello sport in tv siano destinati a calare (ed è una paura piuttosto fondata)

Com'è possibile che un videogioco entri in competizione con le partite in tv di NBA e NFL? Semplicemente perché una giornata è composta da 24 ore. E moltissimi giovani hanno già scelto cosa fare a novembre.
di Redazione Undici 14 Ottobre 2026 alle 19:32

19 dicembre 2026. Da mesi i gamer di mezzo mondo hanno questa data cerchiata in rosso: l’uscita di Grand Theft Auto VI, l’ottavo capitolo della fortunatissima saga da gangster stories in formato PlayStation e Xbox. Il conto alla rovescia è particolarmente sentito perché il precedente videogioco di GTA era uscito nell’ormai lontano – tecnologicamente parlando – 2013. In più di un decennio è cambiato tutto, in termini di esperienza di gaming e livelli di sofisticatezza. Figuriamoci allora l’hype tra rivenditori fisici e online. Cosa c’entra tutto questo con lo sport? C’entra eccome. Perché il target tipo di GTA è soprattutto quella fascia di pubblico maschile Under 40 che coincide in buona parte, soprattutto negli Stati Uniti, con gli appassionati di NBA o NFL. A prima vista non si tratta di due prodotti mutuamente esclusivi. Eppure una giornata è composta soltanto da 24 ore. Tocca scegliere come gestire il proprio tempo libero. E moltissimi di questi giovani, scommettono gli osservatori, sono pronti a scegliere GTA rispetto a una partita al palazzetto o in tv.

A rompere l’imbarazzo ci ha pensato in questi giorni Steven Adams, cestista neozelandese degli Houston Rockets. “La lega farebbe bene a modificare un po’ il calendario”, ha sorriso nel corso di una conferenza stampa. “Altrimenti preparatevi a un brusco calo di rendimento: durerà per tutto novembre. Poi magari, verso Natale, le cose potrebbero tornare a normalizzarsi”. L’allusione di Adams è anche anche i giocatori stessi, appena fuori dal parquet, si chiuderanno in casa per giocare a GTA – la fascia d’età d’altronde è sempre quella. E soprattutto all’inizio di una stagione lunga e per larghi tratti non necessaria come quella della NBA, far scendere il basket dalla lista delle priorità non sembra poi uno scenario tanto remoto.

Se ne rendono conto gli addetti ai lavori, anche e soprattutto sul fronte dell’audience televisiva: l’effetto GTA ci sarà e si farà sentire. Basta ricordarsi cos’era successo quando uscì il numero V: vendite per oltre un miliardo di dollari entro tre giorni dalla data di uscita, con 230 milioni di copie del videogame tuttora in circolazione. Con oltre 10 miliardi di dollari di ricavi globali, GTA V vale tecnicamente più di 27 delle 30 franchigie NBA. E sono passati tredici anni. Per imprevisti tecnici – che si sono rivelati anche formidabili fattori di marketing – il rilascio del capitolo successivo è stato posticipato più e più volte, aumentando sempre di più l’impazienza attorno a questa ultimissima versione. Soltanto in fase di prevendita si sa già che GTA VI frutterà quasi 600 milioni d’incassi.

Numeri che sì, almeno temporaneamente spostano il mercato dell’intrattenimento. Con innumerevoli casse di risonanza: oggi, rispetto al 2013, ci sono gli youtuber, c’è Twitch, c’è TikTok. Nessuno dei creator contemporanei si è mai cimentato in una live col capitolo più aggiornato della saga. Ed è altra pubblicità più o meno gratuita che si aggiunge al già attesissimo giorno X. Oltre a NFL e NBA, si preoccupa pure Netflix: secondo una ricerca di settore, circa il 56% degli utenti della piattaforma ha dichiarato di avere serie intenzioni di giocare a GTA VI quando uscirà. Prepararsi allo shock, dunque. E alla nuova frontiera del gaming.

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