La notte di San Siro ha consacrato la stella di Nicolò Tresoldi, il centravanti essenziale che nessuno ha visto arrivare

La tripletta in Inter-Club Brugge ha un significato enorme. Per il giocatore, naturalmente, che adesso è ufficialmente nell'élite. Ma anche per tutto il calcio italiano, che se lo "contende" con la Nazionale tedesca.
di Redazione Undici 14 Ottobre 2026 alle 02:52

Ci ha messo una vita, Nicolò Tresoldi, a uscire dal campo di San Siro. Non aveva particolare fretta, del restoa: aveva appena segnato tre gol all’Inter, regalato al Club Brugge la prima vittoria al Meazza della sua storia e vissuto la serata più incredibile della sua carriera, almeno finora. Poco importava che dagli spalti arrivassero i fischi di chi aspettava soltanto di vederlo sparire nel tunnel: lui voleva godersi ogni secondo, restare ancora un po’ nel suo stadio preferito. Perché San Siro è la casa della squadra del suo cuore, il Milan. Quindi contro l’Inter l’attaccante italo-tedesco ha sentito aria di derby, anche se la sua storia con i rossoneri è una di quelle che il calcio si diverte a complicare: amore a distanza, un provino da bambino che non ha avuto il finale sperato e la necessità di ricominciare altrove. In Germania, per la precisione, nel settore giovanile dell’Hannover 96, dove è arrivato nel 2017, quando aveva 13 anni.

Quando però è arrivato a San Siro, per Inter-Club Brugge, non c’è stato spazio per i rimpianti. Il centravanti della squadra belga ha trasformato il suo debutto assoluto nella Scala del calcio in una dichiarazione di intenti calcistici. Prima il rigore del vantaggio, al 30’esimo, poi il raddoppio al 63esimo, approfittando di un goffo errore di Josep Martínez; infine il terzo gol, undici minuti più tardi, anticipando la difesa nerazzurra. Tre marcature diverse per dinamica, accomunate dalla stessa qualità: essere nel posto giusto, leggere prima degli altri quello che sta per succedere e non sprecare l’occasione. Lautaro Martínez ha provato a riaprire la partita con una doppietta, Romeo Vermant ha firmato il quarto gol belga e Ange-Yoan Bonny ha accorciato ancora nel recupero. Ma la notte era già di Nicolò Tresoldi.

La cosa interessante è che, osservandolo, non si ha l’impressione di trovarsi davanti a un centravanti fuori scala. Parliamo infatti di un attaccante dal fisico equilibrato, senza quella struttura imponente che spesso viene associata al numero nove capace di reggere da solo un reparto. Eppure Tresoldi sa proteggere il pallone, sa reggere il contatto e vincere i duelli contro difensori più aggressivi. Non ha bisogno di travolgere l’avversario: gli basta arrivare prima, scegliere il tempo corretto, usare il corpo con intelligenza. Il suo è un calcio forse poco appariscente, ok, ma tremendamente efficace.

Le sue giocate non cercano di attirare l’attenzione a ogni costo. Però intanto Tresoldi si muove, apre spazi, attacca la profondità, si fa trovare disponibile e finalizza. Le qualità che contano, insomma, sono quelle che si integrano nel sistema di Ivan Leko, allenatore di un Brugge che alterna il 4-2-3-1 al 4-3-3 e che cerca di costruire superiorità sulle fasce, con gli esterni che puntano l’uomo e gli inserimenti dei centrocampisti. In un contesto del genere, un centravanti capace di occupare bene l’area e trasformare in gol il lavoro degli altri vale tanto oro quanto pea.

A 22 anni compiuti da meno di due mesi, Tresoldi sembra già un nove arrivato a una forma compiuta, anche se sarebbe prematuro considerarlo un prodotto finito. I numeri raccontano una crescita concreta: dopo aver segnato 14 gol in 36 presenze con la maglia dell’Hannover, ha trovato a Bruges l’ambiente giusto per compiere un altro salto. Nella stagione 2026/27, prima della notte di San Siro, aveva già segnato tre reti nelle prime sette giornate del campionato belga. La tripletta contro l’Inter porta quindi a sei il suo bottino stagionale, considerando anche la Champions League. Tresoldi sta quindi dimostrando di poter essere il riferimento offensivo di una squadra ambiziosa, senza dipendere da un unico sistema di gioco. Può giocare da punta centrale in un attacco a tre, come accade abitualmente in Belgio, ma anche sostenere un reparto con un solo compagno davanti, lavorando per la squadra e lasciando spazio agli inserimenti.

Prima di scegliere definitivamente il calcio, Nicolò ha giocato a tennis a livello agonistico, arrivando a far parte della rappresentativa italiana Under 12 e condividendo i campi con ragazzi come Luca Nardi e Flavio Cobolli. In un’intervista a <em>Sportweek</em> ha raccontato di aver immaginato per sé uno stile alla Carlos Alcaraz: rovescio a due mani, palle corte e voglia di attaccare. Poi la famiglia si è trasferita in Germania per motivi di lavoro e lui ha lasciato la racchetta per il pallone, entrando nell’accademia dell’Hannover. Oggi parla quattro lingue e vive lontano dall’Italia, ma conserva un legame fortissimo con il Paese in cui è cresciuto (Gubbio, in provincia di Perugia) e con il Milan che tifava da bambino.

È proprio la questione della nazionale a rendere la sua storia ancora più interessante. Tresoldi è nato a Cagliari, come detto è cresciuto a Gubbio e ha costruito la propria carriera in Germania, dove ha vestito le maglie delle selezioni giovanili fino all’Under 21, con cui ha messo insieme 26 partite e 16 gol. Un percorso importante, che spiega perché Klopp e l’intero movimento tedesco pensino che un suo possibile approdo alla nazionale maggiore sia una prospettiva concreta. La decisione, tuttavia, non è ancora definitiva. A settembre Tresoldi ha spiegato che sceglierà soltanto nell’estate del 2027, dopo aver completato il ciclo con l’Under 21 tedesca e aver valutato entrambe le possibilità. Su di lui si è mosso anche Roberto Mancini, che lo ha contattato per sondarne la disponibilità.

L’Italia, insomma, è ancora in corsa. E dopo una tripletta a San Siro, davanti agli occhi di un Paese che spesso fatica a riconoscere in tempo i propri talenti, forse è arrivato il momento di accelerare. Mancini farebbe bene a insistere, a invitarlo a Coverciano, a fargli capire che esiste un progetto anche per lui. Tresoldi ha già trovato il modo di farsi notare nel suo stadio preferito. Adesso bisogna evitare che, quando deciderà quale maglia indossare, l’Italia sia rimasta soltanto a guardare.

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