La tripletta di Alphadjo Cisse in Salisburgo-Milan è una finestra spalancata sul futuro

Che cosa ha di speciale il giovanissimo talento rossonero? Qualità, tempismo negli inserimenti. E una personalità sul campo che è cosa rara alla sua età.
di Redazione Undici 16 Ottobre 2026 alle 08:52

Di testa, a rimorchio, in corsa. Come lo metti sta. E dove lo metti segna: Alphadjo Cisse è piombato come un bomber di razza nella notte di Europa League. Tripletta d’autore, tripletta da record. Salisburgo in ginocchio e annali da aggiornare: il classe 2006 è diventato l’italiano più giovane di sempre a segnare tre gol in un singolo match di una competizione europea. Il record precedente era stato fissato da Nicolò Tresoldi soltanto un paio di giorni fa. Nel buco tecnico in cui versa il nostro calcio, barlumi di luce fresca, se non altro.

Ma restiamo a lui, ad Alpha. Doveva esserci e non esserci, all’inizio della stagione rossonera: tecnicamente l’estate era partita in prova. Siamo a metà ottobre ed è già un punto fermo nella rosa di Amorim. Non solo: in un Milan che fatica terribilmente a segnare, lui sta viaggiando a una media gol da miglior Sheva o Kaká – cinque in sette partite – la maggior parte delle quali nemmeno da titolare. Prima della trasferta austriaca non aveva mai segnato in Europa. Né aveva mai segnato una tripletta nella sua giovane carriera. Ci è riuscito a vent’anni da compiere fra pochi giorni, senza che le sue caratteristiche tecniche impongano simili exploit.

Cisse infatti nasce come esterno d’attacco, ma è a tutti gli effetti un jolly che fa ammattire le difese per imprevedibilità palla al piede e capacità di inserirsi tra le linee coi tempi giusti, quando invece la palla ce l’hanno i suoi compagni. È così che ha scardinato il Salisburgo. Ed è diventato (!) il capocannoniere del Milan. «Quello che conta era vincere e ci siamo riusciti», ha sorriso il man of the match. «L’allenatore e i ragazzi mi hanno tutti accolto benissimo: per me è stato tutto più facile. Ho segnaro dei gol da centravanti? I movimenti sono un po’ anche quelli, in Nazionale Under 21 ho giocato da attaccante. È un’esperienza che mi porto dietro».

Parla e gioca con la serenità di un calciatore navigato, in un top club in salute. Invece parliamo di un giovanissimo che non si fa remore a ritagliarsi il suo spazio in una squadra in cerca della sua identità: lo fa però senza pestare i piedi a nessuno, facendosi ben volere e capendo al volo cosa serve del suo talento per incidere davvero. È questo aspetto che forse impressiona di più. L’anno scorso Cisse ha sfiorato la Serie A nel Catanzaro di Aquilani. Ma un conto è far vedere grandi cose in B, tutt’altra storia è farsi trovare subito all’altezza un gradino più su, quando gli altri arrancano e lui sgasa indovinando la giocata giusta con la lucidità dei veterani. Anche l’abbraccio con Rabiot, che gli ha servito il pallone del record, è già sembrato un abbraccio fra pari. Ad avercene, di cotanta prontezza.

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