La Cina sta diventando una potenza del tennis su scala globale

Siamo nel bel mezzo del China Swing, che durerà fino all'inizio del 2027 con nove tornei, nel Paese ci sono 25 milioni di praticanti, i talenti e gli appassionati sono sempre più numerosi. Ed è tutto merito di una strategia lungimirante.
di Matthew Scott 16 Ottobre 2026 alle 11:10

Per capire quanto il tennis sia diventato grande in Cina, basta guardare alle recenti imprese di Zheng Qinwen. Quando la ventitreenne ha raggiunto i quarti di finale degli US Open partendo dalle qualificazioni, il suo nome è finito in cima alle classifiche degli argomenti più discussi su Sina Weibo, Xiaohongshu e Douyin, tre delle principali piattaforme social cinesi. Era successo qualcosa di simile nel 2024, quando Zheng aveva conquistato l’oro alle Olimpiadi di Parigi: secondo quanto riportato dai media cinesi, la diretta televisiva della finale aveva raggiunto un picco di oltre il 50% di share a livello nazionale. Poi è arrivata anche la vittoria al China Open di Pechino, che ha fatto di Zheng la prima tennista cinese a conquistare il titolo nella propria capitale.

Non sorprende, quindi, che una volta conclusa la sua avventura agli US Open Zheng abbia rivolto subito lo sguardo verso casa. «Sono sempre molto entusiasta di giocare in Cina», ha raccontato ai giornalisti a New York. «Sono sempre più motivata, ma sento anche una certa pressione, perché voglio davvero fare bene davanti al mio pubblico».

Zheng è una tra le numerose stelle del tennis che, nell’arco di sette settimane a partire dalla fine di settembre, stanno facendo tappa in Cina. In questo periodo il Paese ha ospitato(ospiterà nove tornei in nove città, a cominciare dalle finali della Billie Jean King Cup a Shenzhen. Poi in calendario ci sono gli appuntamenti dei circuiti ATP e WTA a Chengdu, Hangzhou, Pechino, Shanghai, Wuhan, Ningbo, Guangzhou e infine Hong Kong: una lunga sequenza di eventi ribattezzata «China Swing».

I successi di Zheng, e prima di lei quelli di Li Na, due volte campionessa Slam, hanno contribuito a portare il tennis al centro dell’attenzione nazionale. Anche le vittorie olimpiche hanno avuto un ruolo importante: insieme a Zheng, tra gli eroi sportivi del Paese figurano Li Ting e Sun Tiantian, medaglie d’oro nel doppio femminile ad Atene 2004. Questi risultati si sono tradotti in un aumento significativo del numero di persone che impugnano una racchetta. Oggi si stima che in Cina giochino a tennis circa 25 milioni di persone, il 27% in più rispetto ai 19,7 milioni del 2021. Il Paese è così diventato la seconda nazione al mondo per numero di praticanti, alle spalle degli Stati Uniti. Il tennis, inoltre, si è rivelato particolarmente in sintonia con lo spirito dei tempi. Una classe media cinese sempre più benestante si è avvicinata ad attività dotate di un certo fascino e di prestigio internazionale, mentre il governo ha deciso di sostenere con convinzione lo sviluppo della disciplina.

Michael Luevano, direttore del torneo Rolex Shanghai Masters e figura chiave nell’organizzazione del tennis professionistico a Shanghai dalla fine degli anni Novanta, ritiene che questa combinazione di fattori, insieme a investimenti costanti, abbia reso il tennis uno sport capace di «spuntare tutte le caselle» in Cina. «Dalle nostre ricerche di mercato emerge che è lo sport a cui i cinesi aspirano di più», spiega. «Ha un certo prestigio, e i partner commerciali lo riconoscono. Inoltre, è un gioco che si può praticare per tutta la vita. È uno sport per famiglie, associato all’ascesa sociale, internazionale, legato a uno stile di vita. E il governo lo sostiene pienamente in tutto il Paese».

Il successo di oggi affonda le radici nelle decisioni prese dal governo cinese negli anni Novanta: prima la scelta di istituire tornei professionistici in diverse aree del Paese, poi quella di sviluppare una base di giocatori locali, dopo il ritorno del tennis nel programma olimpico nel 1988. «All’epoca nessuno si rendeva conto di quanto il governo amasse il tennis», racconta Luevano. «È stato questo il vero catalizzatore. Imprese statali come la nostra hanno acquisito le licenze per organizzare i tornei, gettando le fondamenta del sistema. Ottenere il sostegno commerciale era fondamentale, ma le aziende sapevano che il tennis rappresentava una porta d’accesso al mercato cinese. Heineken ha scelto di unirsi a noi e ha corso un rischio, ma è ancora al nostro fianco. Oggi abbiamo Rolex come sponsor e, tra tutti i tornei Masters, siamo quello con il maggiore sostegno da parte delle aziende».

Luevano ha assistito in prima persona a questa evoluzione. Arrivò in Asia nel 1994 per lavorare all’Hong Kong Open, quando la regione rappresentava ancora una sorta di Far West per i promotori sportivi internazionali, attratti dalla vastità della popolazione, dalla crescente prosperità e dalle opportunità commerciali. Quando si trasferì successivamente a Shanghai, la sfida divenne costruire una cultura del tennis a livello locale. «C’era una grande passione, ma anche una visione: Shanghai avrebbe fatto da apripista e le altre città l’avrebbero seguita», racconta. «La vera sfida, però, era avvicinare il pubblico locale a questo sport. Non avevamo talenti cinesi da mettere in mostra. Credo che, durante il nostro primo torneo, metà del pubblico fosse composto da studenti dell’Esercito popolare di liberazione, e nelle prime file c’era gente che fumava. È stato un percorso di formazione. Ci è voluto tempo, ma il sostegno del governo, la creatività e le risorse economiche investite per educare il pubblico e promuovere il tennis hanno avuto un peso enorme. Oggi questo sport è parte integrante del tessuto della città».

La portata della trasformazione è ormai evidente in tutta la Cina. L’anno scorso, un rapporto dell’Amministrazione generale dello sport cinese ne ha quantificato la crescita: oltre 25 milioni di praticanti, più di 6mila giocatori registrati presso l’autorità sportiva nazionale e oltre 500mila giovani non tesserati impegnati nei tornei. Secondo il rapporto, nel Paese erano presenti anche 53.805 campi da tennis, pari all’8,12% del totale mondiale conosciuto. Naturalmente, con una popolazione di circa 1,4 miliardi di persone, quasi ogni statistica relativa alla Cina assume dimensioni impressionanti. E se catturare l’attenzione del pubblico è una cosa, mantenerla nel tempo è un’altra. Le mode sportive vanno e vengono. Per questo gli organizzatori si concentrano sempre più non soltanto sull’allestimento delle partite, ma sulla creazione di esperienze capaci di trasformare gli spettatori occasionali in tifosi di lungo corso. «Siamo molto concentrati sull’esperienza dei tifosi», spiega Luevano. «Lavoriamo costantemente per creare iniziative che possano ispirare le nuove generazioni. Qui le persone amano vedere da vicino, toccare, sentirsi coinvolte. Abbiamo allestito campi dedicati agli allenamenti, dove i tifosi fanno la fila e restano anche per l’intera giornata, oltre a iniziative che permettono di interagire con i giocatori, come le aree dedicate agli autografi. Quest’anno porteremo alcune attività anche fuori dal torneo, nel distretto di Jing’an, creando esperienze in altri luoghi della città».

Anche gli organizzatori del China Open di Pechino perseguono obiettivi simili, cercando di estendere l’esperienza del torneo ben oltre i confini del campo. «Il nostro obiettivo non è soltanto avvicinarci agli Slam per dimensioni e prestigio, ma costruire un evento di livello mondiale con caratteristiche cinesi, capace di fissare un nuovo standard per il tennis asiatico e di affiancarsi ai tornei più iconici di questo sport», ha dichiarato ad aprile, durante una conferenza stampa, Li Xuhua, direttore generale di China Open Promotion Ltd.

Li ha spiegato che i piani prevedono di trasformare il China Open in un programma di eventi lungo un mese, distribuiti in tutta Pechino e concentrati anche in occasione della Festa di metà autunno e della Festa nazionale. È inoltre previsto un torneo ITF MT400 aperto ai giocatori amatoriali. L’obiettivo non è soltanto far crescere il tennis. Secondo Li, ampliare la portata della manifestazione potrebbe contribuire ad affermare Pechino come una delle principali destinazioni sportive internazionali, in linea con una strategia più ampia del governo, che punta a utilizzare i grandi eventi sportivi per stimolare il turismo e i consumi.

Intervistato dal China Daily dopo l’annuncio, Zhang Qing, della società di consulenza Key-Solution Sports Consultancy, ha osservato che oggi distinguersi «richiede sia l’eccellenza in campo sia l’innovazione commerciale fuori dal campo». Un calendario più lungo, programmi di membership e un modello che integri sport e consumi possono contribuire, secondo Zhang, ad aumentare il valore per gli sponsor e le opportunità di monetizzazione. L’anno scorso, l’Amministrazione generale dello sport cinese ha pubblicato un piano strategico per lo sviluppo del tennis, che prevede la creazione di «province forti nel tennis» e di «100 città forti nel tennis», con l’obiettivo di portare dieci giocatori tra i primi cento del ranking mondiale. Il documento promuoveva anche quella che definisce una «economia dei tornei di tennis», incoraggiando una maggiore integrazione tra le competizioni sportive e lo sviluppo urbano per stimolare le economie locali. In altre parole, dopo aver trascorso decenni a costruire le basi del tennis, oggi la Cina si interroga su ciò che questo sport può contribuire a costruire intorno a sé.

Hong Kong sta seguendo una strada simile. Il suo torneo femminile è stato eletto per tre volte WTA 250 Tournament of the Year, nel 2018, nel 2024 e nel 2025. Un riconoscimento che gli organizzatori attribuiscono, almeno in parte, al piacere che le giocatrici provano nel visitare la città e scoprirne le attrazioni. Anche i grandi eventi sportivi sono diventati un elemento centrale della strategia turistica di Hong Kong, mentre una nuova generazione di giocatori contribuisce ad accrescere la visibilità del tennis sul territorio. A guidarla c’è Coleman Wong, il primo tennista di Hong Kong a entrare tra i primi 100 del ranking mondiale.

È in questo contesto che, nel 2025, le finali della Billie Jean King Cup si sono trasferite a Shenzhen, portando in città la più recente edizione di una competizione nata nel 1963. Spesso definita la «Coppa del Mondo del tennis», è il principale torneo internazionale a squadre del tennis femminile. Zheng ha dichiarato che il trasferimento rifletteva gli «incredibili progressi del tennis in Cina» e dimostrava come lo sport femminile continuasse a prosperare nel Paese. Quest’anno tornerà a Shenzhen per la competizione, con la Cina pronta a esordire contro l’Italia, a caccia del terzo titolo consecutivo.

Ilana Kloss, presidente di Billie Jean King Cup Limited e moglie di Billie Jean King, racconta che il suo primo viaggio in Cina, in vista del torneo dello scorso anno, le ha permesso di rendersi conto di quanto il panorama fosse cambiato. Ex protagonista di primo piano del circuito internazionale negli anni Settanta, Kloss è rimasta colpita dalla giovane età di gran parte del pubblico presente a Shenzhen. In una città sinonimo di tecnologia e trasformazione rapida, spera che proprio questa generazione possa contribuire a plasmare il futuro del tennis cinese.

«Se c’è un problema che il tennis incontra un po’ ovunque, è che l’età media dei nostri tifosi si aggira probabilmente tra i 55 e i 60 anni», spiega. «È stato bello vedere che in Cina attorno al tennis si respira una nuova energia e che così tanti giovani vengono a seguire le partite. Crediamo molto nel principio secondo cui, se puoi vedere qualcosa, puoi anche diventare quella cosa. Per questi ragazzi, assistere dal vivo alle partite dei migliori giocatori del mondo è un’esperienza fondamentale. In fondo, ne basta uno, no? E vi garantisco che, che si tratti di Qinwen o di Li Na, tutto è cominciato guardando giocare i propri idoli».

Da Undici n° 70
>

Leggi anche