Seattle e la NBA sembrano due rette parallele destinate a non incontrarsi mai (più). Il ritorno dei SuperSonics (che hanno ancora il titolo sportivo) nella città dello smeraldo sembrava certo e invece potrebbe farsi attendere ancora un po’. Anzi: non sarebbe più così certo. A riportarlo è ESPN, che cita diverse fonti vicine ai vertici della lega e che racconta come, durante l’ultima riunione del Board of Governors, il commissioner Adam Silver avrebbe lasciato intendere che l’ingresso di Seattle non fosse più garantito. Tra le possibili destinazioni è tornata a comparire anche Città del Messico: almeno un gruppo di investitori messicani, infatti, avrebbe contattato PJT Partners – la banca d’investimento incaricata dalla NBA di assisterla nel processo di espansione, – presentando un progetto per creare una nuova franchigia e sviluppare un intero distretto attorno a un’arena. Una proposta che, secondo alcune fonti, avrebbe attirato l’attenzione della lega.
La NBA ha annunciato di voler esplorare l’espansione a Las Vegas e Seattle, ma Silver non ha mai garantito che entrambe le città avrebbero ottenuto una squadra. In passato la lega ha già introdotto due franchigie contemporaneamente, come accaduto nel 1988 con Charlotte e Miami, nel 1989 con Minnesota e Orlando e infine nel 1995 con Toronto e Vancouver (poi trasferitasi a Memphis). Stavolta, invece, i tempi potrebbero essere diversi: le due operazioni potrebbero procedere separatamente oppure una delle due potrebbe non concretizzarsi affatto.
Per il momento, due elementi sembrano abbastanza chiari. Silver è determinato a portare avanti l’espansione a Las Vegas, mentre le offerte arrivate da Seattle non avrebbero ancora soddisfatto le aspettative della NBA. La scelta del gruppo vincitore per Las Vegas potrebbe arrivare nel giro di poche settimane, se non prima. Tre cordate si contendono la possibilità di entrare nella lega, con cifre molto elevate sia per la franchigia sia per lo sviluppo dell’arena. La valutazione complessiva dell’operazione potrebbe superare i dieci miliardi di dollari.
A Seattle i gruppi in corsa conosciuti sono due. Da tempo viene considerato favorito quello guidato da Samantha Holloway, proprietaria dei Seattle Kraken della NHL e della Climate Pledge Arena. Le offerte presentate, tuttavia, sarebbero sensibilmente inferiori rispetto alle cifre che la competizione per Las Vegas sta facendo emergere. È qui che entra in gioco Silver. Uno dei suoi compiti principali è aumentare il valore delle franchigie e il commissioner ha dimostrato di saperlo fare. Separare la procedura di Las Vegas, spingere gli investitori rimasti fuori dalla corsa a valutare Seattle e ricordare che la lega potrebbe non aggiungere necessariamente due squadre in contemporanea sono tutte mosse che possono servire a rafforzare la posizione negoziale della NBA. Lo stesso vale per la possibilità di prendere in considerazione mercati alternativi come Città del Messico.
Non è escluso, inoltre, che mantenere Seattle in sospeso possa offrire alla lega un ulteriore strumento di pressione nei confronti di altre franchigie che chiedono condizioni migliori per le proprie arene. Tra queste, per esempio, ci sono i Portland Trail Blazers. Silver ha comunque dichiarato pubblicamente che, al momento, il trasferimento di una squadra da una città all’altra non è sul tavolo. Il punto centrale resta uno: aumentare le offerte. E eiportare i SuperSonics a Seattle, dove hanno giocato dal 1967 al 2008 prima del trasferimento a Oklahoma City, è da tempo un obiettivo della NBA. Rinunciare a un mercato importante, con una base di tifosi consolidata e un’arena già esistente, sarebbe una scelta difficile da giustificare se la lega decidesse di allargarsi.
Anche restare a 31 squadre, che a questo punto deve essere considerata come una delle ipotesi, comporterebbe alcune complicazioni. La NBA ha già disputato stagioni con un numero dispari di franchigie, tra il 1980/81 e il 2003/04, quindi esiste un precedente per una distribuzione non equilibrata tra le Conference. Ma oggi c’è anche la NBA Cup, il cui formato dovrebbe essere rivisto per adattarsi a un campionato con 31 partecipanti. Città del Messico, inoltre, non rappresenterebbe una soluzione immediatamente pronta, nonostante la disponibilità di potenziali investitori facoltosi.
C’è poi un altro aspetto economico da considerare. Le proprietà delle franchigie si aspettano di ricevere tra i 500 e i 600 milioni di dollari ciascuna dai proventi delle quote d’ingresso delle nuove squadre. Una delle franchigie consultate dalla tv americana sta facendo i propri calcoli sulla base di 533 milioni. La cifra esatta conta relativamente: ciò che conta è che molte società hanno già inserito queste entrate nei propri piani finanziari, immaginando di utilizzarle per pagare gli stipendi, migliorare le arene o ridurre i debiti. Un’espansione senza Seattle significherebbe centinaia di milioni in meno per le franchigie. L’operazione resta quindi piena di incognite. Il ritorno dei SuperSonics rimane uno scenario plausibile, ma quanto meno serve tanta pazienza presto.