Fabian Hurzeler vendeva quadri in Baviera ed è stato licenziato perché vedeva troppe partite di calcio, oggi allena il Brighton e l’ha portato al terzo posto in Premier League

Una parabola decisamente fuori dagli schemi. E soltanto pochi mesi fa l'allenatore era bersagliato dai fischi dei tifosi che oggi lo osannano.
di Redazione Undici 19 Ottobre 2026 alle 20:12

Chissà se in questi giorni ci avrà pensato su pure lui. Appena all’inizio dell’anno, Fabian Hurzeler era un allenatore che tutti davano per spacciato – soprattutto i sostenitori del Brighton. Un profilo giovanissimo – 33 anni appena -, con poca esperienza in Premier League, alla guida di una squadra che sembrava sprofondare ogni domenica. Senz’anima, senza idee. Oggi invece quella stessa squadra è terza in classifica, da assoluta rivelazione del calcio inglese. Nelle ultime sei partite ufficiali ha collezionato solo vittorie, con 22 gol fatti e due subiti. Ha eliminato il Manchester United dalla EFL Cup. Ha debuttato alla grande in Conference League. E soprattutto ha schiantato per 3-0 i campioni in carica dell’Arsenal, che altrimenti avevano sempre vinto in campionato. Grandi intuizioni tattiche, capacità di correggersi in corsa o entrambe le cose?

La chiusura del cerchio è arrivata questo weekend, quando il Brighton ha travolto il Crystal Palace a domicilio per 5-0. Proprio il Palace, imponendosi all’AMEX Stadium lo scorso febbraio, era stato lo scoglio sul quale sembrava essersi schiantato senza appello alcuno il povero Hurzeler: come racconta la BBC, dopo quello 0-1 “nessuno allo stadio intravedeva nulla che lasciasse presagire un’inversione di rotta. E Hurzeler sembrava un allenatore senza idee”. Il bello del calcio è anche questo. Cos’è successo in pochi mesi? Il giovane Fabian ha deciso di fare qualcosa di piuttosto raro nel suo ruolo: mettersi profondamente in discussione, a partire dalla propria filosofia di gioco. Qualcosa di non banale, per un allenatore emergente, che nel segno di un certo calcio aveva centrato una promozione in Bundesliga con il St. Pauli e subito dopo ha avuto l’occasione della vita sulla panchina del Brighton siglando un record di precocità. Era il 2024. La sua prima stagione in biancazzurro si era chiusa con un buon ottavo posto e anche per questo era ancora più difficile azzardare un reset.

Detto fatto, invece. Hurzeler ridisegna la sua squadra, il suo modo di fare pressing e alzare i ritmi al momento giusto: il Brighton si risolleva, chiude di nuovo ottavo e Hurzeler salva la panchina. Poi in estate la società orchestra una campagna acquisti oculata e funzionale, da Vuskovic a Struijk. Ed ecco che il nuovo Brighton oggi splende, stupisce la Premier e fa schizzare le quotazioni del suo allenatore. Quegli stessi tifosi che lo sommergevano di fischi e cori da “bollito”, oggi pregano affinché non se ne vada verso altri lidi – il calcio è così: termometro emotivo volubile e ingrato.

E così le grandi piazze hanno segnato sul taccuino il nome di un altro erede di De Zerbi, se da allora il Brighton continua a mettere in mostra allenatori di grande spessore. Il percorso di Hurzeler però è d’eccezione. Aveva smesso di giocare ad appena 23 anni, a causa dei troppi infortuni, dopo aver vestito anche la maglia della squadra riserve del Bayern Monaco. Da lì è scattata un’ossessiva rincorsa alla panchina, studiando e viaggiando al primo momento utile – anche agli allenamenti dei club di Premier. L’occupazione principale, all’epoca, però era un’altra: Hurzeler infatti si guadagnava da vivere lavorando per una ditta che vendeva quadri all’alta borghesia bavarese. Fino a quando la passione per il calcio non gli ha fatto perdere l’impiego.

Eppure, in qualche modo, lui ringrazia ancora oggi quei giorni ormai lontani. “Non erano poi così diversi da alcuni aspetti del mestiere dell’allenatore”, ha spiegato poi Fabian. “Se vuoi vendere qualcosa a una persona, devi instillare un bisogno e capire i desideri di quella persona. E così oggi la cosa più importante per me è capire che uomo c’è dietro il giocatore che alleno. Che cosa gli serve? Quali sono i suoi valori? Com’è stato educato?”. È un punto di partenza essenziale per fare squadra. E volare all’assalto della Premier League.

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