Il calcio evolve, ma il Rayo Vallecano continua ostinatamente a rimanere la squadra del quartiere che rappresenta. Oggi deve fare i conti con una protesta societaria che si dilunga da anni, e che ha toccato una delle fratture più profonde un paio di settimane fa, con tanto di sospensione della partita di campionato contro l’Athletic provocata dalle singolari rimostranze dei tifosi – un incessante lancio di aeroplanini di carta sul terreno di gioco. Ma se la popolarità di Martin Presa, il presidente che pure ha portato il piccolo club in finale di Conference League soltanto la scorsa primavera, rasenta i minimi storici, gli appassionati rayisti possono consolarsi con alcuni giocatori del presente che incarnano alla perfezione il loro spirito. Soprattutto uno, e non guasta affatto che si tratti del goleador e leader emotivo della squadra.
Si chiama Sergio Camello, ha 25 anni, è di Madrid – prima di approdare a Puente de Vallecas era cresciuto nell’Atlético – e sta vivendo di gran lunga la miglior stagione della sua giovane carriera. Finora 7 gol in 8 presenze, media ronaldiana. Ma non è soltanto per questo se Camello è diventato a poco a poco – ormai siamo alla quinta annata con la maglia del Rayo – un simbolo ideale della comunità che lo circonda. Ha capito alla perfezione l’anomalia della squadra in cui gioca. E l’ha abbracciata convinto. Se Vallekas è soprattutto un barrio che ce l’ha fatta a diventare sistema, con i suoi spazi sociali e culturali, Camello fa parte delle sue personalità più apprezzate. Un po’ mecenate, un po’ intellettuale popolare.
E anche per questo, senza darsi troppe arie, sta riscuotendo una certa simpatia in tutta la Spagna. Sono in molti ad aver dato un’occhiata al suo profilo su Letterboxd: una piattaforma online di recensioni di film, dove l’attaccante si diverte a lasciare le sue recensioni spesso nel segno dell’ironia e di un approccio molto alla mano. Così scopriamo che tra le sue pellicole preferite ci sono Big Fish (diretto da Tim Burton nel 2003), Little Miss Sunshine o Finding Neverland. Mentre commentando altri film di culto deve aver scaldato gli entusiasmi di molti tifosi del Rayo: da Slumdog Millionaire a Trainspotting – entrambi diretti da Danny Boyle, sporchi, crudi, capaci di lasciare il segno raccontando gli ultimi, o come dice Camello a proposito del primo, rappresentando “l’università della strada”. Sergio ha poi rivelato di aver fatto vedere i film che gli sono piaciuti di più anche ad altri compagni di squadra, come Unai Lopez e Ivan Balliu. Insomma, non proprio il canonico calciatore che per staccare la spina fa il pieno di gaming.
Ma forse il progetto che ancora di più ha permesso a Camello di fare breccia nella sua gente si chiama MuchoMásQueMúsica: una collaborazione quadriennale avviata in questi giorni con un’associazione spagnola per portare a Vallekas una serie di iniziative musicali dedicate ai giovani del quartiere. Per ora una quarantina di ragazzi coinvolti in età scolastica, a costo gratuito, e fornendo corsi dedicati – il genere principale sarà il rock sinfonico – per creare un punto di riferimento comunitario orientato all’inclusione sociale. Camello non sarà soltanto il testimonial del progetto, ma vi prenderà parte attivamente nel corso di vari appuntamenti in cui si è proposto di trasmettere un messaggio più ampio: lo sport come la musica possono offrire passioni, spirito di squadra, luoghi per lo svago e opportunità di lavoro. Per lui è stato così e pertanto vuole restituire ai giovani la sua esperienza. Sono azioni come queste che fanno di Sergio un vero rayista d’adozione. Ancora più dei gol.