È bastato che arrivasse Leo Messi come proprietario, e che Messi portasse un nuovo allenatore, perché l’Eldense si trasformasse in una squadra di culto

Se tre indizi sono una prova, tre vittorie in rimonta oltre il 90esimo sono abbastanza per gasare una comunità intera già in visibilio per il nuovo patron.
di Redazione Undici 23 Ottobre 2026 alle 18:34

La scintilla sulla neopromossa. Oggi l’Eldense gioca in Segunda División per la prima volta da due decenni e dopo alcune partite di ambientamento si sta già rivelando una delle sorprese del torneo: tre vittorie consecutive, una solida metà classifica, un gioco spregiudicato. Cos’è cambiato nell’ultimo mese e mezzo? Semplice: il fattore Lionel Messi. Che trasforma gli equilibri calcistici anche fuori dal campo, da neoproprietario del piccolo club azulgrana. Perché da quando la leggenda argentina ha deciso di fare sul serio in questa avventura imprenditoriale, l’Eldense si è riscoperto una nuova realtà a tutti gli effetti. E con un potenziale ora difficile da immaginare.

Sul piano economico la dinamica era abbastanza imprevedibile. Messi è innanzitutto un marchio, una multinazionale. Centinaia di volte più grande del club di cui ora è patron: associare il suo nome a quello del semisconosciuto Eldense ne fa automaticamente aumentare il valore, le prospettive di crescita e il prestigio nel lungo periodo per tutti quei giocatori che non vedranno l’ora di firmare per “la squadra di Leo”. Inevitabile anche il balzo in avanti in chiave mediatica e socialmediatica: nel giro di un mese, da quando c’è Leo, l’Eldense ha quasi decuplicato i propri follower. Da 45mila a 382mila, soltanto su Instagram. Il solo nome dell’ex Barça è bastato per accendere una cittadina intera, scatenare il merchandising e gli striscioni spontanei che i tifosi hanno iniziato a sventolare in omaggio a “D10S” – non gliene voglia Maradona, ma questa è la scritta che penzola sui balconi vicino allo stadio.

L’impatto che invece non è affatto scontato è arrivato sotto l’aspetto tecnico. Perché il solo nome di Messi ha gasato a mille anche lo spogliatoio, soprattutto da quando a metà settembre è arrivato alla guida Javi Calleja: il nuovo allenatore dell’Eldense, forse la prima vera mossa ad alto impatto targata Lionel. L’avvicendamento in panchina ha portato dapprima due ko di misura, compatibili con l’assestamento, e poi un tris di successi ad alto tasso di spettacolo: l’ultimo, in particolare, particolarmente prestigioso sul campo del Valladolid. Come racconta Marca, ora “l’Eldense fa paura”. Si sta costruendo una nomea di squadra che non molla mai – tutte queste vittorie sono arrivate in rimonta, con i gol decisivi nei minuti di recupero – e soprattutto che corre come un manipolo di dannati.

Da quando c’è Calleja l’Eldenso è terzo in Segunda per numero di tiri tentati (79), quinto per distanza percorsa (120,3 chilometri a partita) e ha mandato in gol sei giocatori diversi. A riprova di una compagine che sta forgiando la propria identità a partire dalla forza del gruppo. E dalla voglia matta di spiccare, di farsi vedere: non sia mai che un’occhiata agli highlights la dia pure Messi – e questo motiverebbe qualsiasi giocatore al mondo. L’argentino non è soltanto un simbolo, con enorme conoscenza del gioco. In queste prime settimane pare che abbia migliorato anche l’organizzazione interna dell’Eldense, che sta alzando l’asticella sul piano della professionalità strutturale. Un presupposto necessario per affermarsi in Segunda. E chissà, forse arrivare in Liga, un giorno non così lontano.

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