E finalmente venne il giorno del grande ritorno di Lorenzo Musetti

Il tennista azzurro ha battuto Fritz in finale a Lione, e così ha conquistato il terzo titolo ATP della carriera, quattro anni dopo l'ultima vittoria.
di Redazione Undici 25 Ottobre 2026 alle 19:31

Il peso di una liberazione. Per Lorenzo Musetti la vittoria contro Taylor Fritz nella finale dell’ATP 250 di Lione ha le sembianze di un enorme sospiro di sollievo, oltre a consegnargli un titolo che mancava addirittura dal 2022. Il tennista azzurro si è imposto per 6-3, 6-4, ha giocato una partita praticamente perfetta e si è lasciato alle spalle una serie di sette finali consecutive perse, fornendo una risposta sul campo a un momento negativo e trovando forse il punto da cui ripartire per tornare dove il suo talento gli permette di stare, ovvero tra i primi dieci del mondo. Contro Fritz, uno degli avversari più solidi del circuito sul cemento e capace di esprimere un tennis aggressivo, Musetti ha trovato il modo di comandare dall’inizio alla fine. Ha tolto tempo e certezze all’americano, alternando accelerazioni, variazioni e soluzioni che hanno reso difficile per l’avversario trovare il ritmo. Ma soprattutto ha giocato con una lucidità che nelle precedenti finali gli era mancata proprio nei momenti decisivi. Il dato che racconta meglio la sua prestazione è quello delle palle break: nessuna concessa a Fritz. Tre volte Lorenzo si è ritrovato sotto 0-30 al servizio e tre volte ha recuperato, senza mai lasciare all’americano la possibilità di entrare davvero nella partita.

Il primo set è stato la fotografia della giornata. Dopo un game d’apertura combattuto, Musetti ha alzato immediatamente il livello, strappando il servizio a Fritz a zero con tre splendidi vincenti. Un colpo dopo l’altro, Lorenzo ha preso il controllo dello scambio e costretto Fritz a inseguire. Il break iniziale gli ha permesso di amministrare il vantaggio senza concedere spiragli, fino al 6-3 maturato in appena 33 minuti. Non c’è stato bisogno di forzare, né di cercare soluzioni complicate: Lorenzo ha semplicemente continuato a fare le cose giuste, con la sicurezza di chi sa di avere in mano l’inerzia della partita. Anche il secondo parziale è rimasto sotto il suo controllo. Il break decisivo è arrivato nel terzo game, quando Musetti ha trovato ancora il modo di incidere in risposta e mettere Fritz nella condizione di dover rincorrere. L’americano non è riuscito a cambiare il destino dell’incontro e Lorenzo ha gestito il vantaggio con maturità, senza concedere una sola palla break. Il 6-4 finale ha chiuso una prestazione completa, nella quale qualità tecnica e tenuta mentale sono andate finalmente nella stessa direzione.

Il successo interrompe una striscia di sette sconfitte consecutive nelle finali ATP e consegna a Musetti il terzo titolo della carriera nel circuito maggiore, dopo Amburgo e Napoli 2022. Un’attesa lunga quattro anni per un giocatore che negli ultimi anni ha dimostrato di poter competere con i migliori, raggiungendo traguardi importanti senza però riuscire a trasformare con continuità le occasioni in trofei. A Lione ha cambiato la storia della sua stagione e, almeno per una giornata, anche quella del suo rapporto con le finali. Con questa vittoria, Musetti diventa inoltre il quarto italiano a conquistare un titolo ATP nel 2026, dopo Jannik Sinner, sei volte vincitore in stagione, Flavio Cobolli e Luciano Darderi, entrambi a quota uno. Un risultato che lo riporta al centro della scena del tennis italiano e che può rappresentare una base importante per affrontare i prossimi appuntamenti con uno spirito diverso.

Le parole pronunciate dopo la finale raccontano quanto questo successo fosse atteso e, allo stesso tempo, inatteso. «È stato inaspettato. I match precedenti sono stati incredibili, delle montagne russe», ha spiegato Lorenzo, ripensando a un percorso tutt’altro che lineare. «Prima di entrare in campo sentivo un po’ di dolore ovunque, ma durante il match è scomparso. Penso di aver giocato il mio miglior tennis». Un modo per descrivere una giornata nella quale le sensazioni fisiche non erano ideali, ma la concentrazione ha finito per prendere il sopravvento. Musetti ha voluto ringraziare il suo gruppo di lavoro e il fisioterapista, riconoscendo il contributo di chi lo accompagna quotidianamente. «Ho avuto lo spirito da combattente. Nella mia testa ero estremamente rilassato: è stata una grande performance». È forse questo l’aspetto più interessante della finale di Lione. Non soltanto il repertorio tecnico, che gli ha permesso di disinnescare Fritz, ma la capacità di stare dentro la partita senza lasciarsi condizionare dal peso dell’occasione. Dopo sette finali perse, vincere la prima partita che conta davvero può diventare una questione di fiducia prima ancora che di tennis.

«Dentro di me adesso c’è un mix di emozioni, un po’ un casino: non so come descriverlo, è quasi un sogno. Ora mi devo risvegliare», ha aggiunto Lorenzo, prima di promettersi qualche giorno per godersi il risultato. Ed è giusto così. Perché Musetti aveva bisogno di fermarsi, festeggiare e assaporare una vittoria che non cancella le delusioni precedenti, ma cambia il modo di guardarle. Le finali perse non sono più soltanto una sequenza da interrompere: diventano un’esperienza dalla quale ripartire. La strada verso la top 10 resta un percorso da costruire, fatto di continuità, salute e risultati contro i migliori. Un singolo torneo non basta a garantire il ritorno tra i primi dieci, ma può restituire le convinzioni necessarie per provarci. A Lione Musetti ha ritrovato il piacere di vincere una finale, dimostrando di poter dominare una partita importante senza concedere all’avversario nemmeno una palla break. Il trofeo è il punto d’arrivo di una settimana, ma soprattutto può essere il punto di partenza di una nuova fase della sua carriera. A volte, per tornare in alto, bisogna prima liberarsi del peso di ciò che è successo prima. Lorenzo, a Lione, ha cominciato a farlo.

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