Pochi istanti prima del gol del 2-1 realizzato da Kylian Mbappé, il gol che ha deciso il Clásico giocato al Camp Nou, Jude Bellingham aveva avviato l’azione con una croqueta e poi con un passaggio di tacco a seguito di una ruleta. Tutto in pochi istanti, tutto in pochi centimetri quadri e in mezzo alle gambe di compagni e avversari. Bene: questa doppia giocata potrebbe valere da sola un voto altissimo in pagella, e invece è solo – per usare una frase fatta da giornalismo anni Ottanta – la punta dell’iceberg della prestazione di Bellingham. Prima e dopo quei momenti di pura grazia calcistica, il centrocampista inglese del Real Madrid ha riempito la sua partita con passaggi illuminanti, spallate e anticipi sui giocatori del Barcellona, altri dribbling allucinanti nello stretto, trick invisibili a velocità normale che però hanno mandato in tilt il pressing intensissimo predisposto da Flick.
Ora, a maggior ragione nel giorno in cui a Londra verrà consegnato il Pallone d’Oro, è inevitabile che Kylian Mbappé si prenda le prime pagine di tutto il mondo. In fondo, per usare un’altra frase fatta, una doppietta decisiva in un Clásico, per di più in trasferta, non è una cosa da tutti i giorni. Però, però, chi ha visto la partita ed è andato oltre i gol sa benissimo che Jude Bellingham è stato decisivo almeno quanto l’attaccante francese. È un discorso di leadership e di influenza sulla partita, quella dei compagni e quella degli altri.
Per capire cosa intendiamo, ci sono i numeri, le statistiche: su un totale di 56 palloni giocati, Bellingham ha messo insieme tre dribbgling riusciti, 13 duelli vinti (su 15 tentati), undici contributi difensivi. Più tanti altri movimenti decisivi che, naturalmente, non possono essere conteggiati se non attraverso il dato dei chilometri percorsi. Che però in questo senso è vuoto, perché sarebbe ingenuo misurare la corsa e il posizionamento di Bellingham solo dal punto di vista quantitativo: il centrocampista inglese è sempre presente laddove si creano o di intercettano le azioni più importanti della partita, e anche nel Clásico ha risolto molte situazioni con il suo inarrivabile mix di tecnica, fisicità e intelligenza. Certo, c’è stata anche una ripartenza in campo aperto gestita male, in apertura di ripresa e sullo 0-1 Jude ha avuto la possibilità di servire Mbappé solo davanti a García e invece ha preferito puntare Gerard Martín e si è trascinato il pallone sul fondo. Poi però, come detto, l’ex Borussia Dortmund ha ispirato così il gol che ha deciso la partita, quindi gli si può perdonare quel piccolo momento di confusione:
🍿 Pillo palomitas.
@BellinghamJude | #LaLigaHighlights https://t.co/JNJToNcQrN— Real Madrid C.F. (@realmadrid) October 25, 2026
Alla fine il Real Madrid ha riaperto la Liga, riportandosi a tre punti dal Barcellona, e Mourinho ha potuto celebrare un’altra vittoria nel Clásico a 14 anni dall’ultima volta. Il tecnico portoghese ha festeggiato scivolando con le ginocchia sul prato del Camp Nou, al termine di una partita preparata e gestita benissimo, in cui il Barcellona di Flick è stato nettamente depotenziato rispetto alle prestazioni scintillanti offerte in questo primo scorcio di stagione. Tutto ciò, però, è stato possibile anche e soprattutto grazie al contributo di Bellingham, alla qualità superiore con cui ha ammantato la sua prestazione.
Non dovremmo più sorprenderci, in fondo è da anni che le cose vanno così, che Jude si inventa sempre nuovi modi per mostrare tutte le sue doti, tutta la sua leadership – e questo avviene soprattutto nelle partite più importanti. Però è vero pure che parliamo di un ragazzo – non c’è altro modo per definirlo – che ha soltanto 23 anni, per altro compiuti meno di quattro mesi fa, e quindi questo dominio assoluto deve essere considerato per quello che è: una cosa straordinaria, la garanzia per cui ci troviamo di fronte a un fuoriclasse generazionale, a uno dei centrocampisti più forti e completi della nostra epoca. E forse anche di sempre.