Kimi Antonelli ha ipotecato il Mondiale perché è un fenomeno assoluto, e l’ha dimostrato anche in Texas

Il successo ad Austin ha un valore enorme, perché lo ha lanciato verso il titolo e perché è arrivato grazie all'ennesima prova di superiorità.
di Redazione Undici 26 Ottobre 2026 alle 02:03

Kimi Antonelli sta dimostrando di saper vincere come un campione del mondo. Anche quando il fine settimana comincia in salita, anche quando gli avversari sembrano avere qualcosa in più, anche quando la pressione si concentra tutta su di lui fin dalla prima curva. L’ennesima dimostrazione della forza del pilota italiano è arrivata con una vittoria che vale molto più dei punti messi in cassaforte. Intanto è la nona della stagione, record assoluto per un pilota italiano. E poi significa che Kimi ha fatto un altro passo verso un titolo che ormai, di fatto, è una formalità. Tra sette giorni, in Messico, per diventare campione del mondo gli basterà chiudere al nono posto. Il margine su George Russell, infatti, è di 123 punti: praticamente incolmabile.

Proprio la distanza percepita tra i due piloti della Mercedes racconta perfettamente gli attuali rapporti di forza dentro la scuderia e dentro la Formula Uno. Il fine settimana di Antonelli non era cominciato con i segnali di una superiorità così netta: al venerdì Kimi non sembrava il favorito, almeno non nella misura in cui lo è diventato poche ore più tardi. La sensazione era che ci fosse ancora qualcosa da sistemare, che il nuovo pacchetto di aggiornamenti della Mercedes richiedesse qualche aggiustamento per essere sfruttato al meglio. Poi è arrivata la qualifica, e in quel momento è parso evidente che Kimi fosse riuscito a trovare la strada giusta. Nel momento in cui contava, al primo tentativo del Q3, il pilota italiano ha messo insieme un giro da pole position, una di quelle prestazioni che non lasciano troppo spazio alle interpretazioni. Nessuna attesa, nessuna seconda possibilità da inseguire: Antonelli ha trovato subito il giro perfetto, mettendosi davanti a tutti e costruendo le condizioni ideali per trasformare la domenica in una nuova dimostrazione di forza.

Ma la pole, da sola, non basta a spiegare la sua vittoria. Il passaggio più delicato era quello della partenza, perché davanti a lui non c’era soltanto una griglia da difendere, ma un’intera stagione da chiudere senza concedere agli avversari la possibilità di riaprire una porta ormai quasi sbarrata. Antonelli si presentava al via con tutta la pressione del mondo sulle spalle. E lo faceva con una gomma media, mentre Max Verstappen, Charles Leclerc e Lewis Hamilton avevano scelto una mescola diversa, quella dura, con le differenti possibilità strategiche che ne conseguivano. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché la prima curva poteva diventare il punto in cui perdere il vantaggio conquistato al sabato.

Kimi, invece, non ha lasciato spazio a nessuno. Ha chiuso subito la traiettoria, si è preso la posizione e ha impedito agli avversari di trasformare la partenza in un’occasione per attaccarlo. Una manovra pulita, decisa, senza esitazioni. È stato il momento in cui la gara ha cominciato a prendere la direzione che avrebbe mantenuto fino alla bandiera a scacchi: davanti Antonelli, dietro gli altri a cercare un modo per avvicinarsi. Il leader del Mondiale ha superato il primo ostacolo e, una volta preso il comando, ha fatto quello che ormai gli riesce con una naturalezza impressionante: ha gestito il ritmo, controllato le distanze e amministrato la gara senza trasformare la propria superiorità in un rischio inutile. È questa la differenza tra una vittoria costruita sul talento e una vittoria da campione. Antonelli non ha avuto bisogno di spingere ogni giro come se fosse l’ultimo, né di cercare continuamente il limite per tenere a distanza gli avversari. Ha saputo capire quando accelerare e quando conservare, quanto margine gli servisse e quale fosse il modo migliore per proteggere il vantaggio. La sua Mercedes gli ha permesso di essere veloce, ma è stata soprattutto la capacità di interpretare la macchina a fare la differenza. Perché dall’altra parte del box, con lo stesso materiale a disposizione, Russell ha vissuto una domenica completamente diversa.

I 54 secondi rifilati all’inglese sono il dato che racconta meglio la portata della prestazione. Non si tratta soltanto di una vittoria larga, ma di una distanza che apre una questione tecnica e sportiva all’interno della Mercedes. Il nuovo pacchetto di aggiornamenti sembra essere entrato nelle mani di Antonelli con una naturalezza che Russell, almeno per il momento, non è riuscito neanche a percepire. Il pilota italiano ha trovato il modo di sfruttarne il potenziale della macchina, di adattare il proprio stile di guida alle novità e di trasformare le sensazioni raccolte in pista in un vantaggio concreto. Il britannico, invece, è rimasto lontano, incapace di tenere il passo del compagno. Cinquantaquattro secondi sono troppi per essere liquidati come una semplice differenza di giornata.

Il quadro complessivo restituisce così l’immagine di un pilota-fenomeno che sta completando la propria evoluzione. Antonelli era arrivato in Formula Uno accompagnato da aspettative enormi, con il peso di un’intera nazione sulle spalle e il rischio costante che ogni errore diventasse un caso. Adesso è lui a dettare il ritmo, a costringere gli altri a inseguire e a gestire le domeniche con la lucidità di chi sa che non deve dimostrare tutto in ogni singolo giro. La nona vittoria in carriera è il risultato più evidente di questa crescita. Ma forse la notizia più importante è il modo in cui è arrivata: dopo un venerdì complicato, sono venute una una pole conquistata al primo tentativo e una vittoria nata da una partenza in cui non poteva permettersi errori, e in cui non ha commesso errori.

Adesso manca un ultimo passaggio. Tra sette giorni, in Messico, Kimi potrà coronare una stagione da fiaba. Non dovrà inventarsi nulla, né cercare un’altra impresa. Gli basterà portare a termine la gara senza complicazioni, amministrando un margine che oggi si può definire enorme. In classifica come in pista. La pressione non sparirà, anzi forse aumenterà, ma Kimi ha dimostrato di saperla gestire bene. Anche nei momenti più delicati, forse soprattutto in quelli. Il titolo è a un passo. E dopo un’altra domenica dominata dall’inizio alla fine, la domanda non è più se Antonelli sia pronto per diventare campione del mondo, ma quanto ancora potrà crescere una volta che lo sarà diventato.

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